Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

menti demagogici e inadeguati: con la sinistra ben più profondamente "colpevole" della destra, malthusiana per cultura e scelta ideologica) è lì a ricordarcelo di continuo. Per certi versi, anzi, l'Jtalia sembra rappresentare un concentrato dei problemi che il futuro comune prospetta all'occidente allargato (il primo e il secondo mondo sempre più intrecciati e con sacche di terzo mondo all'interno). È solo il disinteresse per il futuro e l'indifferenza al passato delle classi dirigenti (fenomeno che l'attualizzazione giornalistica e la spettacolarizzazione televisiva hanno accentuato enormemente: l'orizzonte più ampio sembra essere quello del semestre successivo, anche su problemi epocali come l'istruzione o l'ambiente) a impedire che il nostro paese diventi un laboratorio privilegiato per "conoscere" la realtà e orientare su questa base le scelte e le alternative possibili. Di nuovo: attorno al problema più visibile, quello dell'immigrazione, s'intrecciano il tema del lavoro e quello della criminalità, quello della limitatezza delle risorse disponibili e dell'istruzione, la vecchia "questione sociale" e la più nuova culture war. Il nostro rifiuto della politica, e cioè di adeguarci al dibattito corrente per scegliere una o l'altradelle voci del coro, non nasce solo dall'essere "Linea d'ombra" una rivista prevalentemente "culturale"; ma proprio dal modo radicalmente diverso, anche dalla sinistra in ogni sua sfumatura, con cui intendiamo la politica stessa: interpretazione dei cambiamenti in atto e strumenti per padroneggiarli in funzione di un miglioramento della vita della maggior parte della gente (che è quanto la sinistra dovrebbe "istituzionalmente" fare). È sul piano culturale, quindi, che intendiamo continuare a muoverci: anche perché oggi la politica, quella vera, s'intreccia sempre più spesso con la cultura: un terreno su cui la battaglia e la proposta, l'analisi e la polemica, l'approfondimento e l'invettiva debbono poter convivere, alimentandosi a vicenda. D'OMBRA OSPITARE INTERFERIRE ILDODICESIMOANNO DI "LINEAD'OMBRA" AlbertoRollo Uno dei rischi che corre "Linea d'ombra", occupandosi principalmente di letteratura, spettacolo, cultura, è di cadere nella trappola della rassegna. Le rassegne - e tanto più le rassegne letterarie - presuppongono un ecumenismo della produzione culturale che-bisogna ripeterlo?-non è credibile, che non c'è, se non in una logica di analisi di mercato. Sarebbe come avallare una pigra indifferenza del peso -anche fisico-di quanto promette l'esperienza estetica rispetto alla formazione di idee, compo1tamenti, opinioni. Sarebbe, soprattutto, come assolvere in toto, più per sufficienza che per reale intelligenza delle cose, l'immane campionario di offerte edibili servito sul piatto di ceti dall'incerta fisionomia e affetti da un appetito intellettuale tendenzialmente passivo e genericamente compulsivo. Sono più di vent'anni che misuriamo il peso di quel giustificazionismo morale che ha creato le condizioni per una società civile inerte, smorta, prona alle mitragliate del "nuovismo" di cui siamo infine insofferenti testimoni. Cambiare non è verbo che si coniuga solo in ragione di un futuro migliore. Si può cambiare anche per i I peggio, e trovare accetta bi le che una condizione "ufficiale" di benessere diventi il metro di un obliquo interesse "comune", come succede a un personaggio del romanzo di Joseph Heller, Tempo scaduto: "Poiché le cose, rammentò, andavano benone. A misurarle con un metro ufficiale, di rado erano andate meglio. Oggigiorno, le disse, solo i poveri sono veramente poveri, e il fabbisogno di nuove prigioni è più urgente del fabbisogno di alloggi peri senzatetto. J problemi sono insolubili: c'è troppa gente che patisce la fame, e di roba da mangiare ce n'è troppa, per poterli sfamare con profitto. Quel che occorre è un po' di carestia, aggiunse, con appena un sorrisino. Non precisò che lui faceva parte di quella solida classe media che non è propensa a pagare più tasse per migliorare le misere condizioni di vita di coloro che le tasse non le pagano. Preferiva più prigioni". Il "sorrisino" del cinico non dà per scontata la realtà, anzi ci si misura. Ed è più utile della bontà e della buona volontà. Ma non è di cinismo che abbiamo ancora bisogno. Che "Linea d'ombra" non dia per scontato l'esistente è la sua piccola forza, o ancor più la sua identità di contro a una dolente e diffusa vacanza di identità.L'avere a che fare con la formazione del gusto, con lo sviluppo delle idee, con il gioco fra lingua e rappresentazione, insomma con l'estetica, rende solo più complesso, ostico, il ruolo che la rivista si èassuntada undici anni a questa parte. A fronte di una produzione culturale sempre più invadente e massiccia si percepisce un vagolare sempre più perplesso fra formule ossificate, fra residuali e obsolete categorie di giudizio, filtrate dal giornalismo letterario e dalle cucine redazionali delle case editrici. La critica di cui si fan carico i ceti intellettuali (accademia compresa) differisce ben poco da quella che operano quanti sono esclusi, professionalmente, dal mandato di "giudicare". In altre parole non esistono maestri. Né esiste una costellazione di valori capace di orientare chi si muove sotto il cielo delle opere. li discrimine fra "bello" e "non-bello" -lo sappiamo-si consuma nell'ambito di un generico godimento estetico che volentieri si

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