Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

Mi emoziona pensare Hemingway come un uomo che tentò di essere Flaubert dal punto di vista professionale, e che questo gli causò premature angosce dalle quali un giorno fu costretto a liberarsi con una fucilata alla gola (aveva amato troppo, domandato troppo e aveva esaurito tutto ... e così dunque si muore, tra bisbigli che non si riesce ad afferrare ... Le nevi del Kilùnangiaro, così suona meno duro, myfrienc[), con il più disperato e autobiografico - lo aveva addirittura annunciato, quando avesse perso le sue facoltà mentali, e così avvenne - gesto letterario, il più degno di uno dei suoi degnissimi personaggi feriti, molto probabilmente colui che si era riservato ancora la letteratura per se stesso, per farla finita con una simile esistenza e opera. Non è cetto il momento di dare la colpa a Flaubert di niente, perché anche lui ebbe una sua morte, come dicono i salvadoregni - frase che viene bene ricordare qui, in sincero omaggio alla motjuste-e soprattutto perché si è affermato, scavalcando in toto la realtà, che anche Flaubert si sia suicidato. "Essere diverso senza essere disuguale". Un programma di vita molto bello e realista, nella penna di quello stupendo scrittore e critico taurino che fu Don Gregorio Corrochano. Non so se Hemingway lo avesse mai letto, anzi peggio, nutro la con,vinzione che Flaubett, che cettamente non poté farlo, tuttavia ... E come se lo avesse fatto e sottolineato, lo ha incarnato ... Sarei capace di scrivere qualsiasi cosa in questo momento in cui, Hotel Eugenia Victoria, Playa del Inglès, a sud dell'isola della Gran Canaria e sta nascendo il sole, mentre menziono Corrochano e domando a mia moglie se è stato completamente contemporaneo di Hemingway in modo che, diverso ma non disuguale, avesse avuto I' oppottunità di leggerlo. Mia moglie sta leggendo Il pappagallo di Flaubert, e non riesce a sciogliere il dubbio né io voglio insistere troppo su quello che mi sto domandando - ossia se i due scrittori non furono, per lo meno in modo incompleto, contemporanei, come le decine di pappagalli di Julian Barnes e Flaubett- perché voglio continuare il mio lavoro mentre gli altoparlanti della piscina annunciano, a ritmo di pasodoble, qualcosa su non so che sangue e arena, in non so che plaza de toros, bitte, tomorrow afternoon death in e mi vedo obbligato a iniziare a scrivere e abbandonare la divagazione, perché mi sento terribilmente smarrito e diverso ... ...Ma la musica è finita e un bambino ha pianto per la prima volta in dieci giorni e la mia reazione erodiana mi ha riconfermato quanto poco o niente affatto io sia disuguale, Hemingway fu diverso fino alla dispersione di se stesso-facoltà mentali e fisiche comprese nei suoi eccessi ... di onestà? E questo può trascinare una persona verso la totale disuguaglianza del sé fino a uscir di senno ... E questo può dipendere dalla sincerità, dalla fortuna e da quel 3% che i medici sono soliti attribuire al miracolo ... "Io, che tanti uomini sono stato, mai fui Colui tra le cui braccia cadde in deliquio Matilda Ulbach". Borges, che ho appena citato nella sua opera, seppe chi non era, oltre a tutto il resto. Pirandello, invece, è stato il grande narratore e drammaturgo dei personaggi diversi e disuguali fino al punto che, come Hemingway con il suo epicureismo e cattivo cattolicesimo, dimenticato dalla mano di Dio, stando alla sua confessione, in the wee, small hours of the morning, up in Pamplona, finì con il cercare il peggiore autore che ci sia, ossia l'autore che fu. E non furono i daiquiri e i mojito, né i whisky, ma il modo così letterario di consumarli flaubertianamente, anche se può suonare spossante. Non ci sono ubriachi peggiori di quelli che compaiono nelle opere di Hemingway. Soltanto Jason Robards ebbe la capacità di pattarne uno sul grande schermo. Per Erro! Flynn fu un ulteriore passo nella sua triste esperienza hollywoodiana ... E nessuno dei tre, compreso lo stesso Hemingway, riuscì mai a scrivere la canzone che cantano gli ubriachi. Forse non la cantarono neppure, credo. SAGGI/ ECHENIQUE 65 La mia educazione letteraria conobbe due tappe ben definite e una terza, che non chiamerei indefinita, quanto piuttosto eclettica e interminabile. Culturalmente, fui allattato dalle più diverse nutrici a casa, a scuola e all'università. È stato un lungo processo veramente ricco e nutriente ma che escluse la sfera latinoamericana contemporanea. MerceditasTola, l'ultima, la più completa, saggia,diversama precisa tra le mie balie poliglotte, serrò con una fibbia d'oro ciò che fu senza dubbio una coincidenza dei miei primi lustri educativi, ma che in seguito ebbe tutta l'aria di una campagna orchestrata per lasciarmi nella più totale ignoranza di ciò che era la letteratura latinoamericana contemporanea. Ricordo come fosse ieri, del resto è così che ricordo sempre Merceditas, che alla mia domanda: "Sai che a Parigi c'è uno scrittore peruviano che ha vinto il Premio Biblioteca Breve a Barcellona e ha fatto esplodere il boom della letteratura latinoamericana?", rispose, con una sorprendente monotonia di accordi vocali dispetti vi, lei che era una donna molto cauta: "Non dire baggianate, Alfredo, Dio santo. I latinoamericani sono tutti una massa di costumbristi volgari". Mi ferì così tanto nel mio senso di ribellione che mi parve persino di averle sentito pronunciare "vargasllosaggini", invece di "baggianate", ma non ebbi il tempo di accettarmene perché sia lei che io avevamo l'abitudine, soprattutto nei mesi precedenti il mio viaggio in Europa, di metterci a ripassare a fondo il XVIII secolo francese, e Manzoni, Goldoni, Pirandello, Goethe, Cicerone e Plutarco, Mii ton, Leopardi, Montherlant, del tutto contemporaneo, Daudet et son moulin, che fu dove imparai che "in tutto, in Francia, vi un po' di Tarascona", con grande disperazione di Merceditas - per lei, in Francia in tutto vi era un po' di Sorbona - e petfezionai il mio francese con Cornei Ile, Racine e Molière. Morale, arrivai a Parigi parlando un francese classico e profondamente privo di congiuntivi, che mai nessuno capì e che mi portò a "mandare a Tarascona" il primo tipoche mi si rivolse con un Salut, monpot, ça va? E mi fece prendere il treno della metropolitana nella direzione opposta. E soprattutto giunsi - e questo perché non tutti i mali vengono per nuocere- a scoprire la letteratura latinoamericana contemporanea. E di più, Heinrich Boli, a parte. Ma c'è un dato curioso nella mia prima educazione letteraria ed è, ora che lo analizzo bene, il fatto di poterla dividere in tre tappe: I) quella che inizia con mia madre e termina con mia madre che mi lascia nelle mani di Merceditas Tola. L'ho già descritta, anche se mia madre leggeva Nathalie Sarraute, Violette Leduc, anche le nouveau roman, e Merceditas no, che io sappia; 2) quella universitaria, nelle ore che non trascorrevo con Merceditas: i poeti e i romanzieri nel Salon Bianche, di giorno, tanto caffè e succo di papaya, e, di notte, nel bar Palermo con bevande e canzoni scritte per ubriachi, non so, non ci sono mai stato; 3) la tappa universitaria bis: che, a sua volta, posso suddividere in A e B: A) Facoltà di Lettere: sento parlare di Carpentier, Rulfo, Asturias, Neruda, Borges, Onetti, ecc. Però a citarli sono le persone che escono dal Saion Bianche per entrare nel Bar Palermo, mentre noi studenti disciplinati entravamo e uscivamo soltanto dalle aule. B) Facoltà di Diritto: la vita mi ha insegnato a riscoprirla e a valorizzarla. E questa fase è importantissima perché ho imparato qualcosa di elementare: in Diritto, qualsiasi sia la specialità, esistono sempre due o più scuole di pensiero. Quella Lombrosiana, quella tedesca e francese, per fare soltanto un esempio, lasciando volare la memoria. Uno dopo l'altro, tutti i professori ci insegnano sempre che non bisogna rifiutare nessuna di queste teorie, perché in tutte c'è qualcosa da imparare, utile in seguito, per poter assumere una posizione eclettica, cosa peraltro legittima, alla quale si ha pieno diritto. È incredibile oggi rendersi conto di quanto fossero diversi e

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==