FotoG. Smith/Saba/ Réa/ Contrasto. ciò che soltanto gli inglesi sono capaci di fare con lo humour, solo che lo fa con Flaubert in persona, che attacca, per dirlo alla lettera, partendo dal pappagallo, a suo maggior onore e gloria, oltre tutto, e per il diletto dei suoi lettori e di quelli di Flaubert, in top of ali. Hemingway, che sembra essere stato danneggiato dalle succitate parole di Flaubert più che da tutti i mojito, whisky e daiquiri messi insieme, visse lacerato dal problema dell'autodisciplina, da una certa mancanza del senso dell'umorismo e da un certo senso di grandezza, del mito di un Hemingway at work e di Hemingway at l(fe. And ali that bul/shit, come avrebbe detto egli stesso senza dubbio, di aver avuto al suo fianco quel Fitzgerald cracked up and ali messed up che evocò in quelle pagine non meno viscerali di A Moveable Feast. Ma Scotty non era al suo fianco per rispondergli frasi tipo: "Sono ventun giorni che non bevo neppure un goccio e già si avvicina Natale", quando in Verdi colline d'Africa Hemingway decise di prendere alla lettera le parole di Flaubert e ripeté con una sfumatura di humour niente affatto serena, che suonava piuttosto a beffa e a indignazione (due nemici mortali dell'umorismo e dell'empatia barnesiana) che "i nemici di uno scrittore sono l'alcool, la fama, il denaro, le donne e la mancanza di alcool, di fama, di denaro e di donne". Cito il maestro a memoria, però, dato che è indimenticabile, credo sia sufficiente il ricordo indelebile che mi hanno lasciato queste parole che, tra l'altro, non prendevano in considerazione le donne scrittrici con i loro analoghi eccessi o carenze e gli scrittori e scrittrici omosessuali. Ma, sebbene non me ne intenda molto, myfi·iend, anche per questo sono parole indimenticabili, relative e valide soltanto per Hemingway, a quanto sembra volerci dire, ora sì con grande saggezza, Julian Barnes. SAGGI/ ECHENIQUE 63 1984: anno della prima edizione inglese del Flaubert's Parrot; 1989, anno della mia prima lettura del Pappagallo di Flaubert, nella sua quinta edizione in castigliano, e 1994, anno in cui me lo sono portato alla Playa del lnglès, nel sud della Gran Canaria, e posso citarlo a mia discolpa per essermi concesso un periodo di vacanza vivace e vitale e per essermi sottomesso a una quotidiana intossicazionedi gelati alla vaniglia, invece di impormi una sessione giornaliera di vogatore nel mio appartamento di Madrid, corpo re sano, a pranzo limitarmi a una dieta in cui pe1fino le verdure risultano sgrassate e opportunamente omogeneizzate da qualsiasi colesterolo, per sentirmi totalmenteLightemenssana in prima di sedermi ascrivere come una bestia, alle cinque in punto della sera perché devo scrivere di tori senza essere né toro né torero, ma s, puntuale, anche se a un'altra ora, per, diciamo seguendo Flaubert, non farmi coinvolgere troppo. Ma è di nuovo il momento di tornare a Barnes e al fatto che lo cito per discolparmi, a parte il fatto che c'è un sole meraviglioso e a Madrid faceva un freddo autobiografico quando sono partito dieci giorni fa, abbandonando di nuovo un romanzo, No me esperen en abril, anche se aprile non c'entra niente, sempre per non farmi coinvolgere troppo. È gennaio e scommetto che cito Julian Barnes esattamente come gli piacerebbe che facessi, cioè tra due gelati alla vaniglia. Lo cito tra due prese di posizione: "Questa non è la risposta di qualcuno che si dichiara colpevole (si riferisce, logicamente, a Flaubert e alla sua vita isolata, ossia tale e quale è stata concepita, per la confusione e smarrimento dell'Hemingway che tutti abbiamo dentro, endemici e accademici), bensì la protesta di chi si lamenta dell'errata formulazione dell'accusa. Cosa intende con questo vivere? (. ..) Si riferisce forse alla vita sentimentale? Attraverso la famiglia, gli amici e le amanti, Gustave Flaubert conobbe tutte le stazioni di questa via crucis. Forse intendeva matrimonio? Una protesta abbastanza curiosa, ma vecchia come il mondo. Chi scrive
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