62 SAGGI/ ECHENIQUE che tirassi fuori tutto ciò che era chiuso in me stesso. A partireda lui, sono cambiato. Sì, sono d'accordo. Letteratura come impresa di conquista verbale. Come articola Bryce il dolore individuale dello scrittore con l'indifferenza della creazione? ··Quando scrivo, vivo molto il e nel libro che sto scrivendo. È un'impresa della memoria, il suo recupero. È curioso perché quando scrivo riaffiorano ricordi che temevo essere andati perduti. Mi sta succedendo di nuovo di recente. Sto lavorando a un Permiso para vivir 2, il titolo non c'è ancora, ma è una sorta di seconda puntatadel precedente, da qui il titolo provvisorio. È vero che Bryce "vive installato nella tristezza"? No, non è vero. Non credo di essere una personacosì. lo mi godo molto la vita, e godo di molte cose, sto con piacerecon gli amici e in millealtreespressionie occasioni. Econ lascrittura. È curioso perché c'è chi mi descrive come una persona ricca di immaginazione, affabile, comunicativa e chi, al contrario, mi ritiene silenzioso, introverso, cupo. Come scrive in Addomesticandoil sogno, lei è entrato nel mondo letterario "avvisato" da Augusto Monterroso per il quale il mondo lei/erario è un inferno ... Sì, quella frasecontinuaa essere in bella vista sullamia scrivania. È tremendo ma è così. No me esperen en abril (Non aspettatemi ad aprile): qual è il .1ign{ficatodi questo romanza? E un romanzo in cui c'è un processo di scrittura molto lungo, molto lavoro,nel sensodel tempoche ho lasciatopassaredalla stesura delle prime idee nel 1970 fino alla pubblicazione. Quello che ho sempre avuto chiaro è stato il titolo.Qui si riversa tuttoquello che ho letto in vita mia sul Perù. Volevo presentare il Perù di oggi, la metamorfosidi un paese. Quando sono stato professoreuniversitario in Francia, tenevo un corso sul tema Letteratura e società. E per "società" intendoqualsiasicosa: il fenomenodi emigrazionecontadina, dittature e militarismo, razzismo, violenza. Dovevo prepararmi per le lezioni e la mia bibliografia su temi che eludevano il campo letterariosi è notevolmenteampliata. Leggevodi tutto e ho imparato moltissimecose, approfonditonumerosiaspettidella societàperuviana. Ecco cosa c'è in questo romanzo.C'è il Perù.Mi interessamolto il rapporto tra letteraturae società: tra poco partirò per gli Stati Uniti e andrò a Yale per un ciclo semestraledi lezioni sul medesimo tema, ossia Letteratura e società. Chiaramente, non essendo uno storico, molte informazioni e dati sono stati alterati a favore di una realtà letteraria, quindi resta assolutamente da escludere qualsiasi tipo di giudizio morale. Quello che mi interessa è dimostrare il grande cambiodel Perùda una societàclassista,con un'oligarchia dominante e un mare di ingiustizie, al caos prodotto da un paese multietnico, meticcio,cholo,andino,europeo.ManongoSterne, ilprotagonistadel romanzo, e il suo amico cholo Adam Quispe, lo dimostrano. Che dice del panorama lei/erario a//uale latinoamericano che, a parere di molti, è stato monopolizzato da alcuni giganti della lefferatura, impedendo ai giovani di affacciarsi? È una situazione tristemente reale. Oggi l'America latina non interessa più. La domanda è molto calata e poi, in ogni caso, alcuni scrittori del cosiddetto "boom" hanno sicuramente rovinato il panorama. Ci sono gli ingiustamentedimenticati. Bryce e l'Italia? In Italiaho avutomolta sfortuna. EnricoCicogna, il mio traduttore, mi adorava, ma è morto. Seguì l'epoca della crisi della Feltrinelli e a farne le spese siamo stati io e i miei libri... Alfredo Bryce Echenique ADDOMESTICAREILSOGNO traduzione di Silvia Meucci Ne Il pappagallo di Flauberl, libro vivace, frizzante, molto divertente e intelligentissimo (romanzo, divertissement, audace, sarcastico e irriverente esercizio letterario o tutto insieme?), lo scrittore inglese Julian Barnes mette sottosopra molte delle verità che gli studiosi della vita e dell'opera di Flaubert, e Flaubert stesso, vollero fissare, urbi et orbi, a usoe consumo delle generazioni future di artisti e scrittori. Sono quindici queste verità ma, senza dubbio, l'ottava è quella che merita maggior attenzione, non solo perché potrebbe benissimo contenere tutte lealtre ma anche perché è quella che hacreato grattacapi a tutti noiche soffriamo, o abbiamo sofferto, la diurna e notturna insonnia sul tipo di vita letteraria ed extra letteraria che dovremmo condurre, come se la prima si potesse separare totalmente dalla seconda e viceversa, grazie a una buona dose di senso comune, autodisciplina ed egoismo. li modo quasi banale con cui Julian Barnes liquida questo problema potrebbe apparirci addirittura irriverente se pensiamo ai maestri dell'autodisciplina nella vita e nell'opera di coloro dai quali abbiamo imparato tanto, e da quei falsi scrittori da cui nonc'era nulla da imparare. "Per uno scrittore" afferma Barnes con una leggerezza niente affatto tlaubertiana ali' apparenza, però più tlaubertiana dello stesso Flaube11e dei suoi disciplinatissimi discepoli e di tutti i suoi deformatori endemici e accademici, "non esiste forma di vita migliore di quella che aiuti a scrivere i libri migliori." In verità, poche volte nella mia vita sono stato così riconoscente a uno scrittore per avermi liberato, in modo conciso, dalla preoccupazione e dalla tristezza. È stato nel leggere la frase di Flaubert (e ci ho provato in molte lingue. Speravo che inqualcuna di queste la sua frase suonasse meno implacabile e colpevolizzante, nello stesso modo secondo cui la parola amico, composta di tre sillabe, suona meno intima della corrispondente francese ami, che è di due, e l'inglese friend, monosiIlabico, risulta essere alIora l'unica maniera possibile di cantare a qualcuno the answermyfriend is wrillen in the wind. Soltanto così si evita di dare l'impressione che si voglia eludere la risposta, mostrando indifferenza, superiorità o alterigia, addirittura autocontrollo, autodisciplina e autocompiacimento, invece di voler esprimere una franca incertezza, un forte senso di solidarietà, una certa duttilità nella libertà di criterio, con accompagnamento di armonica e chitarra al chiaro di luna, myfriend) lafrase di Flaubert, dicevo, che in modo così implacabile era stata citata da molti membri della letteratura a partito unico e del servizio di leva obbligatorio: "per dipingere il vino, l'amore, le donne o la gloria, è necessario non essere ubriaco, né amante, né marito né soldato semplice. Nel coinvolgimento del vivere, è difficile vedere lavita in modo corretto: o la subisci o la godi immensamente". Questa verità, che per alcuni ha il peso di una cattedrale illuminata ma che, per altri, è una terrificante lapide letteraria, non poteva non nascondere un latodivertente perJulian Barnes, dilettante perché si diletta con Flaubert, amateur perché ama ogni pagina della sua opera e padrone del miglior humour inglese, perché sa fare
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