Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

europee e nordamericane; la decadente mescolanza di questa triste modernità ribolle, alimentandosi di lingue e di musiche popolari, di cinema hollywoodiano e radiodrammi, di politica, di ricchezze e povertà materiali e morali. Da tale mescolanza emerge, come unico ancora memorabile, l'ambito dell'infanzia e dell'adolescenza, inteso qui come paradiso irrimediabilmente scomparso e vissuto con una costantenostalgia.Perquantosembriarditosi puòaffermareche dopo Cervantes,Rabelaise Sternee nella lineadi Swift, Fitzgerald,Welles, i fratelli Marx, Keaton e Fellini, mai la letteraturaoccidentale fino a Bryceha prodotto tantadecadenza, ha suscitatotaledolore, strappato lacrime, riprodottotanta ferocia,vissuto una violenzacosì terminale incontrastocon esperienzad'amore, senso dell'amicizia, dell'etica~ dellasolidarietàcon ilgenereumano.Al rigoredi uneventosi affianca ilgioco, allacritica l'encomio, allademolizione la volontàcostruttiva di un artista consapevole di debolezze e smancerie dei propri simili. Evocando alcuni protagonisti come Martin Romana, Octavia de Cadiz, Carlos Salaverry o l'ultimo anacronistico e inimmaginabile ManongoSterneTovar, lafigurapredominantedel percorsoletterario appartiene alla tipologia del clown e corrisponde a un preciso patto autobiografico, in cui il personaggio non è buffone, né mimo, né pagliaccio, ma maschera di un'opera tragica per statuto, anche se romanzesca per struttura, linguaggioe stile. L'autore è cosmopolita limeììo e rampollo di un'aristocrazia anacronisticache impara lospagnolocon laservitù, per le stradedella Lima anni Cinquanta e ha generato, nella propria vitacome nell'opera, unamascherache ogni voltasi trasforma inun'altra che a sua volta continua a trasformarsi in altre. Nel tempo, maturandocome uomo e come scrittore,mantieneeternamentee ossessivamente tale atteogiamento di fronte a ogni persona, evento o situazione: proprio iome Julius, ilbambinodel suoprimo romanzo,si ponecome fossela prima volta le domande "come? cosa? perchè?". Bryce Echenique indossa bene e con sicurezza la maschera monocroma ma poliedrica del suo clown specchio di folli umanità; dietro tale paravento, nascono, crescono e si ingigantiscono i mostri, i diavoli,gli angeli, i machos, leeterne femmine inferiori, i poveri, oli innocenti i depredati. Come pure prendono forma i prepotentt i politici, le sanguisughe, gli opportunisti, gli arrampicatori, i ladri istituzionali, i fariseidella cultura e gli pseudo a11isti.L'ambito delle av\en_turee disavve~ture risulta alienante, ipocrita, piatto, grigio, ashssiante. S1tratta d1un mondodavvero vissutoe interiorizzatocon pazienzae dolorecheesplodepermezzodellascrittura,iIgustoe l'arte del buon narrare. Moltissime infatti sono le digressioni temporali, i punti di vista che si alternanoe sfocano, la parolaesatta la cui ricerca si trasforma in creazione letteraria. Il mondo, per mezzo di una profonda e autentica ironia, diventa rigoglioso, patetico, vivace e si rivela come confine verace e scarnito a cui è arrivata la crisi di valori e d'identità dell'uomo contemporaneo. La letteraturadi Bryce, senzaombradi ideologismi,restituisceun senso di responsabilità civile e umana che diventa esemplare. Lo scrittore è un uomo solitario che vive con gioia, che soffre per far divertire, che piange per far ridere, che si lacera per lenire le ferite altrui. Come il clown è uno sradicato che vive tra due mondi, legato a du~ am?ri, rappre~entandoun fenomeno c!1ediventa, come per pochi altri, "esistenziale e non geografico". E vero che Bryce è il migliorescrittoreperuvianoviventee ha superato il suo ex professore di letteratura Mario Yargas Uosa, generando in quest'ultimo una sincera invidia e confermando l'opinione secondo cui la fiaccola è condotta dai maratoneti, non dai centometristi. È anche vero che Un '.1wndoper Julius è stato dichiarato nello scorso aprile il più importanteromanzoperuvianodi tutti i tempi; tuttavia lasuaautentica modestiagli consentiràdi riconoscereche la sua grandezzaderiva da altri due maestri: l'andino ferito e ancora sanguinante José Maria Arguedas e il dolente, solo e universaleCésar Yallejo. INCONTRI/ ECHENIQUE 61 Alfredo Bryce Echenique ILPERMESSODI VIVERE Incontrocon SilviaMeucci A(fredo Bryce Echenique mi accoglie nel suo appartamento di Madrid~ mi fa sedere difronte al suo ritratto che occupa tutta una parete. E un olio di Herman Braun-Vega. Lo scrittore in abito scuro siede su un muretto in riva al mare: nella mano sinistra una pagina seni/a. Sullo -~fondoun maggiolone giallo e due giovani che /wnno tutta l'intenzione di scaricare le tavole da su,f. legate sul tetto della macchina,per prendere il largo. Conosco quel quadro. È lacopertina del penultimo libro di Bryce Permiso para vivir. Antimemorias (Malraux insegna) del 1993. Quattrocentonovanta pagine sulla sua vita per chi voglia capire a fondo l'autore e la sua opera. E questo libro contiene un racconto La corta vida felizde Alfredo Bryce dove l'autore afferma che il successo di Un mundo para Julius ha travolto la sua breve vitafelice di "scrittore e basta". In un 'intervi.~ta l "Pais" lei ha affermato apropositi del successo: "Lo odiavo. Oscura l'anima. E tremendo perché la gente ti rispettapochissimo, nessunocapisce che sei sano emalato allo stesso tempo" ... È un fatto reale. Dopo la pubblicazione del Julius (Barcellona 1970, N.d.r.), arrivai a Barcellona. Era uno dei primi romanzi che pubblicavaCarlos Barrai,da poco lanciatosinell'avventura editoriale, e il successoche ne derivò mi provocò una profonda depressione. li mondomi travolse.Ci volleunbel po' primache tornassia scrivere. Quello che seguì è stato il libro più triste della mia vita, i racconti di Lafelicidad ja, ja, in cui i temi principali sono malinconia, orrore, angoscia,depressione.Nel 1991 uscì,per i tipi di Anagrama, ?ermi.so para vivir. E nel raccontodella Corta vidafeliz de Alfredo Bryce ho voluto fare una parafrasidella Breve vitafelice di Javier Macondo cli Hemingway,incui ilprotagonistariesceasuperare lapropriatimidezza, a diventare un uomo valente e coraggioso: a quel punto lo uccidono... I doveri del mondo letterario mi procurano una forte angoscia. Mi rendo conto che, facendo questo mestiere, non posso ce110evitarli. Ciononostantemi è difficile viverli. L 'epigrqfe di Un mondo per Julius è un proverbio tedesco: "Ciò che Giovannino non è riuscito a imparare non lo imparerà nemmeno Giovanni". Che cosa non ha imparato il piccolo Alfredo, cheA(fredo oggi si pente di non sapere? Ho scelto quest'epigrafe pensando al romanzo. Il mondo del piccolo Julius era il mondo della sensibilità, della curiosità... Quello che sicuramenteAlfredo non ha mai imparatoè il prezzo della fama, della gloria. Non riesco a gestirlo. Le presentazioni dei miei libri mi risultano pesanti da sopportare. Trovo che sia difficile parlare di un romanzo.Permeun libroè, perdirlaallaHemingway,un leonemorto. Mi imbarazza, mi contraddico, sono incoerente. È una personale forma di sensibilitàche mi è difficile correggere. Julio Cortazar in un saggio del 1949 scrisse che la letteratura è " un'impresa di conquista verbale". Bryce condivide ancora oggi il pensiero di uno dei suoi maestri? Julio Cortazar non ha m~ismesso di interessarmi.E questa frase ~on laconoscevo,mi piace. Estato ungrandecreatoreciellinguaggio. E stato lui a introdurminel mondodella parolascrittae a permettermi

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