58 - . VEDERE, L GGERE, ASCOLTARE . Tufaifotografìe? Sì, c?me appunti, e poi mi interessa molto il linguaggio fo_tograf1co. Silent Blanket è costruito attraverso la fotografia. Giro sempre con una macchinina, per fissare le cose e annotarle. Leggi molto? Cerco di farlo più che posso. Quando lavoro bene leggo molto. ~ quando lavoro bene è perché sto da sola sempre. Purtroppo io :iesco a lavorare solo così. Allora leggo molto, perché anche se mi 111terrompoper mangiare, ho sempre un libro davanti. Non hai ancora trovato un equilibrio o una conciliazione tra l'essere con te e l'essere con altri? Sarà forse perché nel mio lavoro sono un'abitudinaria ma ?i rei che ne sono ancora molto lontana. Lo stesso discorso val~ per 11posto 111cui lavoro. Anche se mi servono solo carta e penna, per me lavorare bene non ha nu Ila di meccanico. Credo sia una cosa un po' animal_e,co~e i gatti che annusano la nuova casa prima di accettarla. Pnmad1 lavorare devo assestarmi. Lo capisci al volo se ce lafarai? ~ì: è un fatto di sentirsi a proprio agio. Ad esempio la casa di P~ng1 do~e ho lavorato in varie occasioni, pur essendo m1cro~cop1ca e scomoda, aveva una finestra proprio sul tavolo che m1 faceva lavorare benissimo. Mi piacerebbe imparare a lavorare un po' dappertutto. Ma non è così facile. Ci sono case che non te lo consentono, mentre in generale le camere d'albergo funzionano benissimo. Senti musica mentre lavori? Sì, semp1:e, di tutto ad eccezione della musica pop. Sento ~us1ca classica, rock alternativo, punk. In generale rock, ma dipende da quello a cui sto lavorando. Ci sono alcuni dischi che solo a vederli, mi fanno ricordare la cosa che ho fatto ascoltandoli'. Quando lavoro~ un certo progetto, magari vado avanti con quel disco per tutto 11 tempo. Per Silent Blanket è stata la colonna musicale di Ascensore per il patibolo, di Miles Da vis. Per me sentire quella musica e rivedere la storia è la stessa cosa. I/jazz c'entra con il tuo lavoro ... In quel caso sì, con la nuova storia no. Adesso sento ballate e mi sono procurata tutti i dischi di Bob Dylan. Come si chiamerà questa nuova storia? Ancor~ n?n losoedèstrano,perchédi solito il titolo è la prima cosa che m1viene. Sono unpo' preoccupata, perché probabi Imente nonèarrivatoancora il finale. Ho scritto tutto bene fino alle ultime pagine (si tratta di una storia lunga, quasi il doppio di Silent Blamket), ma mi manca lo snodo che mi condurrà alla conclusione. Ovviamente sto parlando del testo, perché con i disegni sono solo alla ventesima pagina. f normale scrivere prima la storia epa~sare poi a i disegno? E_norm_ale, 111 genere, per chi fa fumetti. Emeglio avere pronta una s111oss1,un soggetto ben definito che poi suddividi in tavole sceneggiandolo. Questa sarebbe la regola per lavorare bene. Ma finora penne non è andata così: l'altra volta ho fatto un soggetto molto molto approssimativo e, lungo strada, l'ho cambiato tantissimo. Ora mi sto imponendo una maggiore disciplina, perc_hénaturalmente, istintivamente, io farei così e un po' lo facc1ocomunque perchècambio tantissime cose. Però ho voluto ess~re un po' più rigorosa su questa cosa del la sceneggiatura. Ho scntto tutto cercando di calibrare bene i momenti narrativi in modo da avere una certa uniformità fin dall'inizio. Poi s~no convinta che, quando arriverò alla fine, qualcosa cambierà. Dicevi che ilfinale è ancora problematico ... I I finale e' è, ma non ho ancora stabi I ito come arrivarci. Forse il titolo non mi viene, perchè sono ancora un po' in ansia per questo. Parli con altri del tuo lavoro nel suo farsi? In generale non mi piace. Ultimamente lo faccio con il mio ragazzo e sento che mi aiuta parlargliene. La novità è che parlarne con lui_mi ha restituito cose che ho sentito utili per me. Ed è fantastico. Parlarne con i colleghi, infatti, a volte crea barriere, non perché siamo incompetizione (io non mi sento mai incompetizione con nessuno), ma perché è chiaro che quando uno ha un imm~gin~io mo_ltosviluppato, anche se si sforza di vedere un po' c?n 1 tuoi occhi, non può fare a meno di restare sempre un d1segnat?re, con un punto di vista nient' affatto vergine sulla cosa e un pensiero, per quanto lucidissimo e interessante, inevitabilmente contaminato. Di solito io parlo con un'amica fumettista che considero molto brava. Sarà, forse, perchè, pur ali' interno dello stesso mestiere, il genere di cose che facciamo è diversissimo. Diciamo che ci muoviamo in un territorio comune ma neutro dove ci è possibile parlare di quel che facciamo. ' Nei periodi di creatività sei molto assorbita, ossessionata da ciòchefai? Credo di esserlo molto, forse anche troppo, perché in realtà '.acciofint~di non esserlo e poi invece non faccio che pensarci. Mi impongo d1andare avanti normalmente, di fare altre cose, forse ne ho anche bisogno, vedere gente, uscire. Al la fine, però- forse perché sono molto brava con i sensi di colpa- mi accorgo che, se la sera esco, il giorno dopo sto molto male perchè mi sento in colpa di non aver fatto quel che avevo da fare. Immagino che il senso di colpa vada comunque nelle due direzioni ... Infatti sono comunque schiava di questa cosa e sto male sempre. Sono molte le donne chefanno fumetti? No, si tratta di un territorio molto maschile, soprattutto come pubblico. Una cosa che mi ha sempre rattristata è che le amiche o le donne che conosco non seguano il mio lavoro. Come te lo spieghi? Non lo so, non capisco. Ti giuro che molte volte mi rattrista, perché è la cosa che amo di più. Non capisco come mai iIfumetto non sia più diffuso tra le donne. E del resto ledonnefumettiste sono rare in qualsiasi parte del mondo ... ~n po' credoabbiaachefarecon l'aggressività,con il pensare eh~ s1deb~a essere molto aggressive per imporsi, perché quello dei fumetti è un mondo di uomini. Non ho risposta.
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