Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

BATTAGLIEPROPOSTE LEMOLTEVOCIDI"LINEAD'OMBRA" MarcelloFlores È inevitabile che gli anni nuovi di questo fine millennio contengano un forte bisogno di consuntivo: per lo meno di questo "secolo breve" di cui siamo figli e parte integrante; e alla cui fine (non solo cronologica) stiamo assistendo sempre più incapaci di decifrare questi anni di transizione e di prevedere il futuro. Se è sempre stato vero che i I presente riseri ve continuamente i I passato sarà inevi tabi le che siano i problemi di oggi, la confusione e i dilemmi che vediamo di fronte a noi, a indicare il contesto entro cui ripensare l'epoca aperta dal la grande guerra e poi rilanciata dal secondo conflitto mondiale: l'epoca che ha visto la modernità affermarsi e giungere a maturazione ed ora presentare i suoi conti. Lasciando all'umanità, a noi, di decidere come sarà il postmoderno. "Linea d'ombra" ha sempre cercato di "raccontare" i I presente pensando al passsatoe immaginando il futuro. Facendo della cultura e delle politiche della cultura il proprio centro di gravità. Anche a noi, come a tutti, spetta insistere e approfondire l'analisi del passato: che cercheremo di fare nel modo meno accomodante e consolatorio, come pare invece propensa a continuare a fare la sinistra. Ma dovremo sforzarci anche d'interpretare meglio il presente e inividuare le coordinate che ci riserverà il futuro: un compito che pochi sembrano curiosi d'intraprendere, preferendo i più accontentarsi di vecchi schemi e antiche abitudini mentali. Due ci sembrano i grandi temi che meglio riassumono le tensioni di questi ultimi anni e anticipano le necessarie inquietudini del secolo a venire, sintetizzati in due parole abusate ma non per questo da smettere di interrogare e indagare: multiculturalismo e balcanizzazione. Sono fenomeni che hanno molti aspetti in comune, anzi, per certi versi, sono la risposta diversa agli stessi problemi data dal mondo ricco e da quello povero, dal nord e dal sud, dal capitalismo liberale e dallo statalismo militar-criminale dei paesi ex comunisti. Idi battiti e le polemiche sul multiculturalismo che si sono avute negli Stati Uniti (solo pal I idamente, in modo distorto e provinciale, riprese da noi, sia che si trattasse delle posizioni più estreme che delle più ragionevoli della destra e della sinistra) e le tragiche, nefande, criminali azioni che hanno trovato nei Balcani il loro terreno ideale (cui si sono contrapposti, largamente ignorati, sforzi ed eroismi perchè ragione e umanità prevalessero), sono il modo in cui, in questo fine secolo, si presentano questioni antiche: quella della uguaglianza e solidarietà in un mondo dove le differenze aumentano e gli egoismi crescono; quella di una ricchezza in aumento, che produce spostamenti epocali di gerarchia tra paesi e aree geografiche, dove la fame continua a essere la regola e si estende e il numero dei nuovi poveri, o almeno di chi vede peggiorare progressivamente le proprie condizioni di vita; quella di un ambiente sempre più devastato e di un potere oligarchico (economico-finanziario e politico-informativo) con sempre meno controlli che ne frenino l 'arroganzae l'avidità. Sono effetti perversi, multiculturalismo e balcanizzazione, della sempre più estesa globalizzazione del mercato capitai istico che è stata accompagnata da un salto tecnologico di cui si stentano ancora a comprendere i reali contorni. Un processo, questo della mondializzazione, rilevato p-i~~olte da voci autorevoli ma isolate e inascoltate. È accaduto così in Italia che l'enunciazione insistente di alcuni veri e gravi problemi (si pensi solo all'occupazione) abbia prodotto al massimo qualche campagna demagogica o il riflesso condizionato di proposte obsolete e anacronistiche, nella migliore delle ipotesi difensive e inevitabilmente perdenti. E che lo sforzo congiunto delle migliori e peggiori intelligenze dell'universo politico e giornalistico di sinistra e di destra (un mondo sempre più intrecciato e omogeneo, con buona pace di D' Alema e del le grandi firme dei nostri quotidiani) abbia partorito i I continuo e stucchevole dibattito "istituzionale" che nasconde, da tempo, il vuoto di riflessione e proposte che la nostra classe dirigente pubblico-privata coltiva con immarcescibile soddisfazione. È la globalizzazione che ha posto la questione dell'identità e del l'appartenenza, anzi l'ossessione per esse, al centro della pratica e dell'azione di gruppi sempre più estesi di uomini e donne. La battaglia sui libri di testo di storia nelle scuole americane e la pulizia etnica nell'ex Jugoslavia fanno parte, ben più di quanto possa sembrare e si abbia il coraggio di ammettere, di uno stesso problema: che si manifesta in modo estremamente differenziato perché di verse sono le condizioni economiche e politiche presenti e passate entro cui esso si situa. Solo la nostra provinciale e vanesia iattanza può farci sembrare lontane e ininteressanti le questioni d'oltre Adriatico e d'oltre Oceano, quasi dovessimo restare immuni per grazia divina dagli effetti di una storia che è, pur se ci rifiutiamo di accorgercene, mondiale. Il "caso italiano" è stato confuso, disgraziatamente, con una sorta di "eccezionalismo" in cui si troverebbe l'Italia, caratterizzato dalla priorità e urgenza di una riforma istituzionale cui seguirebbe, per grazia dello spirito, una "normalità" democratica che ci allineerebbe al resto dell'occidente (di cui, tuttavia, continuiamo a ignorare i problemi più scottanti, quelli emergenti e quelli più stratificati). L'Italia, invece, è già pienamente dentro lo scenario i cui estremi sono il multiculturalismo e la balcanizzazione, e il problema dell'immigrazione (rimosso o affrontato nell'emergenza con stru- - FORTINI- VOLPONI GIOVANISCRITTORITALIANI BRAUTIGAN• PALEY- SCHNEIDER Il ROMANZOIN AMERICA RAMONDINO. SCHIAVO~ffABUCCHI UNA STORIAPÈRFILM DI B. ZAPPONI ~fc<--

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