54 VEDERl,·LEGGERE,ASCOLTGabriella Giandelli MOZZICONI SPENTI SENZA PADRONE Incontrocon Maria Nadotti Goffredo Fofi mi compare in casa una mattina ali' alba. Chiacchiere ecaffè nellapestifera e immobile caligine milanese. Cuori e teste spostati altrove, Napoli, New York, il sud, il Messico. Purché non qui, dove la gente sembra o fa finta d'esser fatta in serie e di star bene così. Ed è facile vedersi diversi e non piacersi o piacersi e sentirsi soli e usati male, guardati con sospetto, tenuti in quarantena. Le aggregazioni "democratiche" non sono meglio delle altre né hanno meno inclinazione al potere, tendenti anch'esse, come qualunque famiglia, aperpetuarsi, gerarchizzarsi, mausoleizzarsi. Pratiche e facciata forse diverse, medesima morale. E a me (noi?) piacciono i giocatori liberi. L'appartenenza, se mai si crea, non può che originarsi da lì, da una forte individuazione personale e poi da un riconoscimento reciproco, che porti a cercarsi, afar progetti insieme, a accompagnarsi per un tratto di strada ·e magari a lasciarsi, perché intanto si è cambiati e ciascuno va,pe,jortuna, dietro a unproprio filo o richiamo che altri non sentono e tu non senti i loro. E allora ecco che vengono fuori i nomi che rendono tollerabile il presente, le scoperte di giornata che sono la specialità del nostro direttore, trapiantatosi sulla luna, ma ancora tutto qui a entusiasmarsi di quel che di buono e raro e indisciplinato cresce sulla crosta della terra, anche in questo emisfero. · ConGabriella Giandelli,fumellista, trentaduenne, milanese, collaboratrice di tutte le principali testate di settore del bel paese ("Frigidaire", "Alter Alter", "Dolce Vita") e autrice di un solido racconto a fumetti ambientato a New York, Silent Blanket (Granata Press, Bologna 1994), mi mette infatti in contatto lui. Dovresti intervistarla, mi dice subito, anzi chiamiamiola insieme, adesso. E così, nellasimilmetropolitana alba milanese,faccio irruzione telefonica nella vitadi un'affine. New York - oltre a Fofi - ci unisce là per là. Mi interessa questa donna che.filtra il mondo con lo sguardo e ci imbastisce storie che non vanno a.finire né in romanzo autobiografico né infilm. Anche a.frugare molto nella memoria, di.fumettiste me ne vengono inmente poche e non mi danno certo i brividi. Come sarà Gabriella Giandelli che nel 1987 ha lasciato Milano e in quattro mesi, da un appartamento del Village, ha scoperto, muta e solitaria, una New York notturna, dura, fredda e dolente, popolata di ragionevoli animali parlanti e di cinici o troppo ingenui umani senza qualità? Ci diamo appuntamento da lì a qualche giorno. Verrà lei dame, unpomeriggiod'ottobre, con la consegna/promessa di presentarsi con una tavola a uso copertina di "Linea d'ombra" sotto braccio. È lunga lunga e magrissima, Gabriella, bidimensionale. Sembra scappata da uno dei suoi.fumetti. Quasi integralmente in nero, sulle gambe sottili porta calzettoni da vespa, a righe orizzontali gialle e nere, che la.fannosembrare una consapevole e autoironica Olivia anni Novanta. Pallida, i capelli lisci e scuri, non ha però nulla di.fragile e la sua voce è.forte e piena e lei la usa senza precipitazione, distendendo il ragionamento in calme, radicali, franche analisi di sé, del mondo, del suo lavoro. Dà l'impressione di una persona che non sente il bisogno di mascherarsi o di manipolare, come se per lei il problema di piacere o non piacere, di apparire o esibirsi,fosse del tutto superato o non si.fosse mai posto. In lei non sembrano esserci reticenze: è come appare. Partiamo da NYC e dal tuo Silent Blanket. A quando risale l'idea di questo tuo racconto afa.metti e qual è l'impronta che la città ha lasciato su di te? Il libro, uscito nell'ottobre del 1994, l'ho iniziato nel 1989, dopo un periodo di circa quattro mesi passato a New York tra il 1987 e il 1988. In seguito a NYC ci sono tornata, ma mai da sola e sempre di passaggio. Ecco, sintetizzando molto, Silent Blanket è il risultato di questa "permanenza solitaria". Dove abitavi e come vivevi? Nel Greenwich Yillage, a casa di una ragazza che non conoscevo. Ero sola, non conoscevo nessuno, giravo di continuo per la città e disegnavo. La storia mi è cresciuta dentro con una sua sceneggiatura e dei suoi ritmi precisi. Evidentemente avevo voglia di una storia lunga e tutta mia. In precedenza avevo sempre collaborato con altri: si partiva da un'idea comune, un fatto, un piccolo momento e poi da quello si sviluppava una storia. Ma lo scritto non era mio. Questo, invece, è mio integralmente. Com'è organizzata oggi la tua vita milanese? Non hai nostalgie di altri mondi? Se non fosse che voglio concludere la scuola di cinema a cui mi sono iscritta tre anni fa e dove seguo un corso di regia, me ne sarei probabilmente già andata. Anche se per ora non riesco a trovare nel cinema lo stesso confort interiore che trovo con il fumetto, credo valga la pena di andare sino in fondo. Credo che le mie difficoltà nascano tuttora dalla scarsa dimestichezza con un mezzo che non sento del tutto mio. L'apparato cinematografico, la collaborazione con tanta altra gente, la necessità di far innamorare gli altri delle tue idee, mi risultano addirittura insopportabili. Per me è difficilissimo sperimentare con un mezzo che mi è praticamente sconosciuto, dovendomi per di più portare dietro delle persone che seguano il mio progetto e che lo amino almeno un po'. Sto facendo una fatica immane. Perché hai scelto proprio un corso di regia e non uno di sceneggiatura? Potrei dire che l'ho scelto perché la Scuola di cinema del Comune di Milano non offriva corsi per sceneggiatori. Ma non sarebbe vero. La regia mi interessava e poi mi sentivo abbastanza forte da un punto di vista narrativo e invece assolutamente carente da un punto di vista tecnico. Immaginavo di poter colmare quel vuoto e la mia ignoranza e intanto di vedere se il mio tipo di narrazione si sposava bene con il cinema. Ancora oggi, però, quando mi misuro con gli strumenti del cinema, mi sento in territorio straniero. Quest'anno dovrò fare un cortometraggio sperimentale, che misurerà le mie capacità. Quello del secondo anno, che doveva essere sui tre/cinque minuti, lo sto montando adesso.
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