52 DALL'AFRICA/ NURUDDIN che hanno autisti a loro disposizione per recarsi a incontri con ministri del governo in uffici con aria condizionata e tappeti orientali. O vengono portati a una seduta fotografica con il capo di stato. Nei paesi poveri gli stranieri vengono portati in giro su Jeep o Land Rover che appartengono a organismi di aiuti, uomini e donne dalla faccia ruvida come i jeans che indossano, i ca peli i scomposti, le barbe non fatte, le unghie dei piedi non tagliate. Ogni tanto si incontra un gruppetto di evangelisti che cerca di convertire africani denutriti a fedi straniere. Quelli ben vestiti lavorano per le multinazionali, le Nazioni Unite e le burocrazie intergovernative; quelli vestiti miseramente vengono impiegati dalle organizzazioni non governative e fanno affari mascherati da carità. Mia moglie osserva: "Al giorno d'oggi in Nigeria sono pochi gli stranieri di questi due tipi. Durante il boom del petrolio quando il naira aveva lo stesso valore del dollaro, si incontravano frotte di europei a labbra strette e di americani con giacca e cravatta che riempi vano i bar e che facevano affari con chiassosi businessmen nigeriani. Quanto alle organizzazioni di aiuti, la Nigeria non le attira ancora perché è ritenuta troppo ricca." Viaggio molto, cambio paesi, continenti e valuta abbastanza spesso per con fermare la mia condizione di non appartenenza. Ho continuamente a che fare con una grande varietà di valuta per non parlare di tassi di cambio - ufficiali e clandestini. Mi pare che la temperatura tropicale si associa a monete svalutate il cui potere d'acquisto è inferiore al suo peso. Maggiore è il potere d'acquisto di una moneta, meno bisogna averne, anzi meglio di tutti è non portarne affatto con sé e servirsi della carta di credito. Quando facciamo spese a Kaduna io e mia moglie portiamo un cestino colmo di naira: nessuno accetterebbe mai un assegno, né tantomeno una tesserina plastificata. Ricordo un episodio che mi è capitato in Uganda dove mi ero trasferito alla fine degli anni Ottanta. Volevo acquistare una macchina e fu abbastanza semplice cominciare a trattare. Ma dopo aver firmato le carte l'affare si rivelò quasi impossibile. Non avendo un lavoro nel paese, avevo dato un assegno in sterline a un amico che mi fece ritirare dalla sua banca alcuni milioni di scellini ugandesi. Dopo essermi reso conto che si trattava di sacchi pieni di soldi andai a prendere l'uomo da cui avevo acquistato l'auto perché fosse lui a ritirarli. Essendoci state parecchie rapine durante il giorno davanti alla banca non volevo avere niente a che fare con tanto denaro liquido, tanto più che ormai non mi apparteneva più; ma neanche il venditore voleva averci a che fare e rifiutò di consegnarmi le chiavi della macchina finché non fosse stato in possesso dei soldi. (Nessuno a quell'epoca avrebbe accettato un assegno e il governo di Museveni aveva passato delle leggi severissime che punivano chiunque accettasse un assegno in pagamento di merci o di servizi resi. li danaro liquido era perciò l'unica forma consentita). Non se ne sarebbe fatto più nulla se un mio conoscente non avesse trovato una persona che conosceva qualcun altro in grado di facilitare la consegna del denaro all'uomo che mi aveva venduto la macchina senza che i soldi uscissero dalla banca. Ho dovuto pagare una percentuale al mediatore perché convincesse il vice direttore della banca in cui i soldi venivano trattenuti a "mettersi in contatto" con il vicedirettore della banca in cui doveva esssere trasferito. Per tutto questo è bastato solo qualche minuto, ma necessario perché io diventassi proprietario della macchina e il venditore incassasse felicemente i suoi soldi. Barclays fu la prima banca ad essere impiantata in Africa occidentale nel 1894, mentre le Banche Nazionale e Grindlays operavano ne Il' Africa orientale, meridionale e centrale, commerciando in valuta, offrendo prestiti e incoraggiando gli agricoltori locali a produrre per l'esportazione. In generale queste banche impo1tavano rupie indo-inglesi che prima convertivano in fiorini di carta e poi in scellini in moneta. Essendo parte del la pressione economica imperiale, le banche hanno ostacolato lo sviluppo in Africa investendo i soldi in Inghilterra e promuovendo lo sviluppo in Gran Bretagna a spese delle povere colonie. In materia di prestiti inoltre le banche discriminavano nei confronti degli africani preferendo i bianchi e gli asiatici. In quanto istituzioni operative, le banche devono di necessità funzionare in un'atmosfera di mutua fiducia: chi deposita o prende a prestito del denaro firma, nello spazio apposito, nella più completa fiducia. li problema è che nessuno oggi sembra fidarsi dell'altro, specialmente in Africa. E' passato il tempo in cui le società si fidavano l'una dell'altra sulla parola data o si fidavano delle garanzie scritte. D'altra parte il valore dei soldi è diminuito in proporzione della fiducia, nelle questioni di denaro. Non fidandosi delle banche né del prossimo, molti africani tengono i soldi in casa nascosti sotto il materasso o chiusi in cassaforte; alcuni li seppelliscono sotto terra con il rischio di perderli del tutto. La sfiducia si nota in qualsiasi transazione per quanto semplice. Quando ero in Uganda, gli amici di Kampala mi avvertirono di non toccare le banconote ugandesi poiché ritenevano che si potesse prendere I' Aids. Qualcuno mi consigliò di evitare di leccare l'indice e il pollice quando contavo i soldi. Pur non credendo a queste cose e trovando la cosa molto fastidiosa feci del mio meglio per non toccarli, consegnando pacchettini di soldi legati con degli elastici a quelli da cui compravo le cose e chiedendo loro di contarli. Ho cominciato a fare la stessa cosa qui a Kaduna. Durante la mia ultima e breve visita in Zimbabwe, ho sperimentato una diversa forma di diffidenza. SonoandatoallaZimBank a cambiare centocinquanta dollari americani e ho consegnato i soldi alla cassiera, che mi ha fatto riempire un modulo ed è poi scomparsa. Tornata parecchi minuti dopo, mi ha informato che il biglietto da cinquanta dollari era falso. A quel punto ho fatto una scenata facendole notare che i biglietti mi erano stati dati dalla mia banca di Londra. Molto sgarbatamente la donna ha insinuato che pur non essendo un trafficante di moneta falsa, quel biglietto poteva essere usato come prova contro di me. Ho insistito che il mio biglietto da cinquanta era buono e che forse qualcuno l'aveva sostituito con uno falso. La donna si è fatta ancora più aggressiva dicendomi che era la mia parola contro la sua e minacciando di chiamare la polizia, che sicuramente mi avrebbe punito. Poiché non avevo voglia di passare nemmeno un minuto in una stazione di polizia dello Zimbabwe, ho accettato il biglietto falsificato nella maniera più grossolana possibile e gliene ho dato un altro, chiedendole di restare nel mio raggio visivo. Sono rimasto molto colpito dall'impudenza della cassiera dellaZimBank che non ha esitato a sostenere che era stata la banca di Londra ad avermi dato un biglietto così palesemente falso. O forse è stato un cassiere inglese a infilare tra i miei soldi il biglietto falso, nella certezza che nessuno l'avebbe mai sospettato? È proprio questo l'effetto dei soldi sulle persone, renderle diffidenti. Copyright del l'autore 1994
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