50 DALL'AFRICA/ NURUDDIN il venditore si fa subito più cordiale, esprime la propria solidarietà sulla tragedia somala e immancabilmente conclude "Speriamo che la Nigeria non faccia la stessa fine". Ciò nonostante, mi sento vincitore se riesco a diminuire di una o due cifre il prezzo richiesto. L'uomo hausa che una volta la settimana ci porta le verdure ben avvolte sul sellino della bicicletta, in cambio dello sconto, mi chiede di ascoltare le sue storie. Mia moglie che non associa il mercanteggiare con una forma di gratificazione mi chiede: "Perché lo fai? Non ne vale la pena per così poco. Dagli ciò che chiede". Con un po' di ironia le parlo dei piaceri dell'arte del mercanteggio quando venditore e compratore sono ambedue impegnati a sconfiggere l'altro con un buon argomento. Allora lei cita un proverbio "Chi ha soldi li spende; chi non ne ha ne parla. Quanto risparmi? Si tratta comunque di una miseria; non ne vale la pena". Anche il nostro falegname di lingua igbocondivide l'opinione diffusa che siamo ricchi. Non riesce a credere che io non possa permettermi di pagare una scaffalatura a parete di legno importato. Non c'è modo di fargli cambiare idea. Pensa che io sia avaro, che il mio sia l'atteggiamento tipico di chi ha i soldi: "Che significa, non abbiamo soldi?". Si ferma e aggiunge come se fosse in comunicazione segreta con il nostro direttore di banca: "Ma tu hai tanti soldi!". Eccoci lì a mercanteggiare, a fabbricare parole piuttosto che soldi! Il tempo non è denaro in Africa dove le parole valgono più che in Europa. Mi ricordo una visita di mia madre un pomeriggio per convincermi a offrire dei soldi a un parente povero. Poiché • • nel numero di gennaio: RomanoProdi: eccolemietesi. La transizione dell'Est. Immigratialla porta? La questione: un'amministrazione darifare. Gratis per voi il libro: Ideeper conoscevo lo scopo della sua visita, per tagliar corto le dissi che poteva prendere da sola quanto le serviva dal mio portafoglio. Mia madre protestò. Solo ai mendicanti si offrivano elemosine sulla base di una formula ripetuta in continuazione. Era venuta recando parole di dolore, per conto di qualcun altro, ed era mio dovere ascoltarla. Mi è spesso capitato di conoscere venditori seccati da un compratore che aveva i soldi per pagare la merce ma non le parole con cui oliare gli ingranaggi della comunicazione umana. lo stesso non avevo avuto la pazienza di prestarmi all'ascolto del racconto doloroso di mia madre venuta a chiedere soldi per un parente caduto in disgrazia. C'è un racconto popolare su un povero che vive accanto a un ricco. li ricco non riesce a dormire e ne attribuisce la causa alle preoccupazioni che gli dà la sua ricchezza - come riuscire ad aumentarla o come non perderla. Poi un giorno gli viene l'idea straordinaria di donarne metà al suo vicino povero che lui sa essere in pace con se stesso e dormire sonni tranquilli. A chi gli chiede come mai si priva di metà delle sue ricchezze il ricco risponde che spera così facendo di acquistare la pace della mente. E così accade. Anche lui dorme sonni tranquilli. Quanto al povero invece, dorme sempre meno; resta sveglio fino alle ore piccole; si alza all'alba per proteggere la ricchezza che gli è stata affidata certo che non si custodirà da sola. Non più povero e non più protetto dalla sua tranquillità interiore, trova difficile rilassarsi. Dopo circa sei mesi, convinto che la sua insonnia derivi dalle sue nuove preoccupazioni, restituisce la ricchezza e le preoccupazioni al legittimo proprietario. Solo allora torna la pace. A questa storia mia moglie risponde: "Non è poi tanto vero che i ricchi si preoccupano dei soldi più dei poveri. Mi pare invece che le persone che si preoccupano di più dei soldi sono quelle che vivono in un paese la cui moneta locale è instabile. Non ha niente a che vedere con l'essere ricchi o poveri". Sono d'accordo con lei e osservo che la gente in Nigeria ha cominciato a parlare ossessivamente di soldi a partire dalla recente svalutazione del naira. La gente maledice il governo e insulta gli uomini che oggi hanno il potere ma che fino a poco tempo fa erano poveri, quelli che ostentano la ricchezza male ottenuta nella maniera più plateale. Pochi giorni dopo il nostro arrivo a Kaduna, mia moglie ha preso in prestito un'auto e mi ha fatto fare un giro per mostrarmi le ville dei ricchi. Mi ha detto i nomi dei proprietari e dove possono aver trovato quel denaro sporco, con dati che non potrebbero citarsi in tribunale. Altri amici mi hanno portato in giro a Nairobi, Abidjian e Banjul indicando nel governo il centro del la corruzione. Nei bar e nei ristoranti o chiaccherando tra amici la gente racconta storie più fantastiche del più alti grattacieli: eppure si tratta per la maggior parte di storie vere! li commento di mia moglie è che solo i soldi rubati vengono spesi in maniera così disgustosa. "Come quelli ricavati dalla droga?" chiedo. "Certo" mi risponde. "Nessun signore del la droga, anche se di piccolo calibro, lascerebbe i soldi a casa né se li porterebbe addosso. Non potrebbe rilassarsi e godersi la propria ricchezza". Attraverso varie divagazioni la conversazione porta alle solite generalizzazioni sulla ricchezza e l'Africa. La mia ipotesi è che in Africa i paesi ricchi si distinguono da quelli poveri non in base a statistiche da annuari, ma dal numero degli stranieri residenti e dal loro tenore di vita. Nei paesi ricchi ci sono quelli che alloggiano in alberghi di lusso, dove si paga in valuta straniera, e
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