Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

I vigneti. La pietra di sale sul la tavola. I vecchi che non si muovono dal la sedia, sol i con la peronospera nei polmoni. Le capre la voce lunga degli uomini maiali scannati. L'argento a forma a forma di cuore, nella chiesa. Le ragnatele dietro i vetri, le madonne. La ragnatela del Carmine La ragnatela di Portosalvo La ragnatela del laQuercia. Restano le donne consumate da nove a nove mesi con le macchie della denutrizione della fame. Le addolorate le pietà di tutti gli ulivi. Lavando rattoppando cucinando su due mattoni raccogliendo spine e cicoria. Canee!lateeidal l'esattoria. Dai Municipi dai registri dai calamai della nascita. Levateci Scioglieteci dai limoni dai salti del pescespada. Allontanateci eiaPalmi e da Gioia. Noi VIVI Noi morti presi e impiccati cento volte ce ne siamo già andati staccandosi dai rami, dai manifesti della Repubblica. Di notte come lupi come contrabbandieri come ladri. Senza un'idea dei giorni DOVE STA ZAZÀ/ COSTABILE 43 delleciminiere degli altiforni. Siamo in 700 mila su appena due milioni. Siamo imarciapiedi più affollati. Siamo i treni più lunghi. Siamo le braccia le unghie d'Europa. 11sudore Diesel. Siamo ildisonore la vergogna dei governi. li Tronco di quercia bruciata il monumento al Minatore Ignoto. Siamo l'odore di cipolla che rinnova le viscere d'Europa. Siamo un'altra volta la fantasia il 1°giornodiscuola senza matita senza quaderno senza la camicia nuova. Toglieteci dal legalere. Non ubriacateci. Liberateci dai coltelli di Gizzeria dal sangue dei portoni. Non chiamateci da Scilla con la leggenda del sole del cielo e del mare. Siamo bene legati a una vita a una catena di montaggio degli dei. Milioni di macchine escono targate Magna Grecia. Noi siamo le giacche appese nelle baracche nei pollai d'Europa. Addio terra. Salutiamoci, è ora. Pubblicata in Selle piaghe d' lw/ia. Milano, 1964.

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