Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

42 DOVE STA ZAZÀ/ COSTABILE Usciamo dai bassi terranei dal sudario dei loro trappeti dai parmenti della vendemmia profondi a lume di candela e senzarespirazione. Via dai Pretori dal la poi izia dagli uomini d'onore. Non chiamateci non richiamateci. È scritto nei comprensori È scritto nei fossi nei canali È scritto in centomila rettangoli alto su due pali Cassadel Mezzogiorno ma io non so che cosa si stia costruendo se la notte o il giorno. Ci sono raffiche su vecchie facciate che nessuno leva: l'occhio del mitra è più preciso del filo a piombo della Rinascita. Addio, te1Ta. Terra mia lunga silenziosa. Un nome non lo ebbe la gioventù Non stanchiamoci adesso che ci chiamano col proprio cognome. Noi Noi ce ne siamo già andati. Dai Catoi dagli sterchi orizzonti. DaSeminara dallecivettedi Cropalati. Dai figli appena nati inchiodati nella madia calati dalle frane. dall'Aspromonte dei nostri pensieri. Spegnete le lampadine del la piazza. Scordiamoci delle scappellate dei sorrisi dei nomi segnati e pronunciati per trentasei ore. Cassiani Cassiani Cassiani Cassiani Foderaro Gala ti Foderaro Antoniozzi Antoniozzi Cassiani Cassiani La croce sulla croce, diceva l'arciprete. E una croce suIla croce, segnavano le donne. Andavano e venivano Foderaro Antoniozzi Antoniozzi È stato sempre silenzio. Silenzio duro della Sila delle sue nevicate a lutto. È stato i I pane a credenza portato sotto lo scialle ali' altezza del cuore. Sono stati i nostri occhi stanchi guardando le finestre illuminate del la prefettura. Carabinieri fermatevi. Guardate, giratevi non c'è nemmeno un cane. Siamo tutti lontani latitanti. Fermatevi. Restano gli zapponi dietro la porta. I cieli

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