Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

38 DOVESTAZAZÀ/ DESETA DeSeta Sì, senz'altro Flaherty. Poi, anche seadessol'ho visto em'è venuta la pelle d'oca peri contenuti, per la forma mi ricordoAleksandr Nevskfj, perla compenetrazione di immagineemusica, l'idea di un film come un pezzo musicale, che deve avere i suoi tempi .11 documentario è breveequestofattodel ritmo veniva imposto dalla mancanza dello speaker, perché lo speaker sovrappone il punto di vista dell'autore. Abolendo lo speaker, avvengono due cose: viene in primo piano la cultura locale, l'autore si leva di mezzocomeespliciloe rimane solo come raccordo, con rispetto per la realtà locale. Poi, automaticamente, escludendo lo speaker, deve intervenire il ritmo, perché altrimenti manca la struttura. La struttura viene fuori dal ritmo. lo ricordo molto beneche laserapotevo sentire il sonoro e il film si strutturava in funzione del sonoro, mentre le immagini non le potevo vedere. Sentivo molto questo rapporto col sonoro, questa esigenza di armonia. Maresco Quegli anni sono anche gli anni dell'esplosione del cinema americano, del cinema classico americano. A lei piacevano Ford, Hawks? Qual era il suoatteggiamento nei confronti di questo tipo di cinema? DeSeta Mi piaceva Ombre rosse,anchesepoi,col tempo,hodovuto rivedere il mio giudizio. Gli inglesi dicono.fiction, mi parechel'etimo sia sempre della fìnzione,cheè imparentata anche un po' con la falsità e, in effetti, seci pensiamo bene, quando ho fatto questi documentari, i successi erano La donna più bella del mondo, Casablanca-anche se era uscito prima-ecco, quel lo mi sembra veramente un fì I mdi.fiction, nel senso che non ha rapporto con la realtà, perché non dice nulla del l'epoca della guerra come poteva essere a Casablanca. No11c'era segno AnnoXXI - N. 170 - Novembre-Dicembre1995 Abbonamenti 1996: ordinario: L. 70.000, sostenitore: L. 200.000, estero: L. 150.000. Un numero: L. 10.000, arretrato: il doppio. Gli abbonamenti vanno effettuati sul conto corrente postale n. 16666901 intestato a: Centro Culturale Segno, Casella Postale 565, 90100 Palermo. Tel. 091/22 83 17 1 A Settimana Alfonsiana Una cultura mite per la città Interventi di: Nino Fasullo - Franco Providenti Goffredo Fofi - Enzo Bianco Antonio Sassolino - Leoluca Orlando Pianeta carcere interventi di: Giovanni Fiandaca - Angela Salvio Amato Dessì - Maria Teresa Ambrosini Antonio Di Masi - Mario Gozzini Sarajevo e·oltre. Pace e diritti interventi di: Nino Fasullo - Giulio Marcon Raniero La Valle - Nunzio lncardona Salvatore Nicosia documento dentro. Credo che, sia pure inconsapevolmente, i produttori hanno sentito i I potere tremendo di questo mezzo che è il cinema, edi questo mezzo hanno fatto un narcotico. È come avere il palato avariato da bevande fo1ti,epoi sesi vaal cinema avedere Banditi aOrgosolonon lo si può più "sentire". Qui si va su un altro discorso: la funzione dirottanteealienantedi un certo ti podi cinema di spettacolo. Foti Peresempio, quel tipo di documentarismo americano che nasce un po' con la televisione, tipo Drew, Pennebaker, Leacock,quelli che seguivano lecampagneperleprimariedi Kennedy, la tournéediJane Fonda o di Paul Anka, quello che allora si chiamava cinema verità, i canadesi Rouch e Edgar Morin,era un cinema che ti affascinava? DeSeta No, mi provocava un profondo disagio, perché la verità non è la realtà. Foti Il tuo rigore sta in questa distinzione, tra il vero e l'apparenza del vero. DeSeta: Sì,a menochenonavvengacon i ragazzini del Tiburtino in Diario di unmaestro, ma loro sono ragazzini eallora non fanno più cinema verità, giocano e interpretano, lacultura popolare si esprime e i I regista non diventaaltrocheunacernieradi congiunzione. Questo non per retorica, ma per coerenza; non sapevo niente, io verificavo sempre con loro le cose possibili e no. Contro la cultura egemonica urbana incombente, un autore che vae porta con sésolo la macchina da presa, nessun bagaglio di idee preconcette ingombranti e, tutto sommato, inutili esi rifaaquelloche trova sul posto. Elaboraassiemeallagentedel posto quello che trova. In fondo, Banditi a Orgosolo e Diario di un maestro sono stati questo. Maresco Una cosa che mi entusiasma è la capacità, la naturalezza che lei è riuscito a tirare fuori nei documentari, ma anche in Banditi a Orgosolo, da attori che hanno, apa1tela bellezza dei volti, una grande naturalezza che non si ritroverà mai in nessun attore professionista. Riuscirea metterli davanti alla macchina da presaconquella naturalezza è una magia, quasi una stregoneria ... DeSeta lo credo che sia un fatto di approccio. Anche adesso, nel lavoro che abbiamo fatto in Calabria, siamo capitati in un posto dove stavano lavorando un maialeenullaerastatopreparato. perfortuna,e là, paesi albanesi e non, le donne hanno un legittimo ritegno amostrarsi. anche perché, magari, hanno avutoceiteesperienze. locredochesia un problema di approccio, perché loro sentono seuna persona èdal la loro parte. Siamo entrati, abbiamocominciatoa girare, dicendo: "Fate finta che non ci siamo". E loro si prestano a questo gioco, liberamente, volontariamente, esprimono sestessie, perciò, sono bravi. Non èche io li dirigessi. L'orgosolese che faceva la paitedel maresciallo dei carabinie,i conosceva I' espe,ienza della perquisizione molto meglio di me, e il pastore pure, per cui io avevo poco da dirigere, potevo creare una situazione, ma poi facevano loro. MarescoGI i attori-pescatori, eccetera-protagonisti di questi documentari si sono poi rivisti? DeSeta Sì, quando si rivedono per loro è traumatico. Perché loro sono portatori inconsapevoli di cultura e,quindi, quando vai làdicono: "Perché sei venutoqua?". Quando poi vedono il documentario, allora si rendono conto di essere portatori di cultura e per loro è un'emozione folte, una presad' identità. Credo che occorra partire dal lecose piccole, bisogna avvicinarsi alle persone, capire i problemi, raccontare storie semplici, fare un fì Im povero con gente presadal la vita, al !ora i risultati vengono da sé.

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