sociale, in sensogenerai issimo. Questo per molti era una cosaquasi incomprensibile. Cosa vuoi checapisserocerti registi di questo tipo di tensione? on gliene importava niente. De Seta Mi ricordo l'ultimo episodio di Paisà. È stato un riferimento per me costante; là c'è questa storia muta, i dialoghi non contano. Recentemente io ho visto Germania anno zero, di cui tutti mi avevano parlato male. Per meè un film molto bello, perché c'è questa tensione. Maresco Poco fa parlavamo dello sguardo morale, parlando di Rossellini. E sempre poco fa. lei faceva riferimento al mondo attuale, a questa mancanza di progettualità, questa incapacità di uscire dal pantano in cui ci si trova, non solo per quanto riguarda la politica, ma in generale. Le chiedo. questo sguardo morale che, comunque, apparteneva anche ad altri registi del la suagenerazione via via mi sembra che sia sparito, per cui oggi nel cinema abbiamo o le "americanate" supertecnologiche e interattive, o il puro cinema di intrattenimento. Quello degli autori più giovani apprezzati dalla critica èquesta perdita di attenzione nei confronti dell'uomo, della morale, dcli 'etica. Manca uno sguardo morale. Lei come vive tutto ciò, anche sesi è allontanato dal mondo del cinema ormai, o forse, per sua fortuna, non c'è mai stato dentro? De Seta Più che di morale, direi che si tratta di un'esigenza più profonda. Non èqualcosa che promana dall'autore, è una richiesta che proviene dalle cose, dal mondo, l'interpretazione etico-religiosa. Non cc la inventiamo noi, ci sono segni certi che da duemila secoli fa c'era quest'esigenza, il modo per interpretare la realtà, elaborarla e mettersi in rapporto con essa. La religione e l'arte. lo, sempre con un grande senso di disagio, mi rendo conto che queste due funzioni, questi duemodi di approccio, non solo non ci sono più. ma manca persino l'identificazione. la nozione dell'esigenza di queste cose. E questo lo trovo catastrofico. È tremendo, perché siamo allo sbando, abbiamo perduto gli ormeggi, ci stiamo trascinando alla deriva, non abbiamo neanche più la nozione di questa necessità. La rei igione confessionale non è più sufficiente, perché nessuno coerentemente oggi, dopo la conquista dello spazio. può più parlarcdell'·'Alto dei Cieli". Noi abbiamo una religione tradizionaleelaboratasudogmi, sudottrinecheandavano benequattromila anni fa, eche oggi non sono più sufficienti. Spezzatoquesto cordone ombelicale. le ideologie non sono statesufficienti, sono franate. Noi viviamo oggi, devo dire, con un gran sensodi colpa, in particolare questa fascia di ragazzi di venticinque, vent'anni, che sono allo sbando, ce l'hanno con noi e hanno ragione, perché noi siamo responsabili di questo. siamo andati allo sbando noi e ci abbiamo portato loro. Manca l'interpretazione della vita. È sempre delicato parlarne perché sembra poi che uno se la prenda con la religione. Non è prendersela con la religione. Bisogna distinguere quello che è la rei igione confessionale, che ci hanno conculcato da bambini, dati 'esigenza rei igiosa che è proprio innata nell'uomo. Fofi C'è un cinema che dimostra questa assenza, che ha al suo centro questaassenza,un'interrogazione suquesto. Persino uncerto cinema più ·'caciarone", tipo Pu/p.fiction, che è un film sulla morte di Dio, sulla ricerca di Dio; anche se fatto in quel modo caotico ed effetti stico da giovane americano di oggi i I suo contenuto èquesto. Se i critici non se ne accorgono è perché non sono ali' altezza del regista, nel senso di porsi queste domande. E c'è un altro cinema, erede del vostro tipo di cinema, di un cinema come il tuo, dove questecose, invece, ancora ci sono. Pensoa Ki arostam i, che riparte come se fosse Lumière, però con tutte le acquisizioni, la saggezza e leastuziedel cinema di un secolo, ma si ripropone quelle domande, DOVESTAZAZÀ/ DESETA 35 riparte dal pedinare il personaggio, ma non alla Zavattini, per scoprire chissà quali aneddoti prefabbricati, ma per entrare nella realtà. riscoprire quella dimensione di "Realtà" con la erre maiuscolacheè il sociale, il religioso, l'umano, il collettivo, il comunitario ... Ma lo stesso film di Amelio Lwnerica è un film che si pone delle interrogazioni che, perora, non trovano un loro terreno di risposta. lo non sono così pessimista, nel senso che credo che questo tema, questo vuoto è talmente lancinante, talmente forte, che, per fortuna. una parte dell'umanità ancora lo avverte e cerca di ricominciare, ogni volta, dacapo. Con più fatica di prima, perché prima eri sorretto da un contesto che oggi non ti sorregge più. De Seta lo, purtroppo, Lamerica non l'ho potuto vedere. Il ladro di bambini, senzaaverlo confrontato, mi è piaciuto moltissimo; uno dei pochi riscontri che ho avuto e che mi hanno fallo piacere. Fofi Tra l'altro Amelio è un tuo allievo. almeno dice sempre di aver imparato da te... De Seta Sì, ma in un film come Un uomo a metà c'erano poche comunicazioni, perché era un film completamente introspettivo, non si parlava molto. Fofi Lui parla sempre di una tua forma di "delirio tecnico". non solodi tensione etica. Nel momento in cui fai cinema, sei anche un grande cineasta che cerca di inventare i modi del racconto, di inquadrare in modo diverso. Un uomo a metà, dal punto di vista della tecnica, è un film abbastanza straordinario nel cinema i tal iano di quegli anni. De Seta Sì, perché bisognava rendere questa realtà immateriale, irreale, del ricordo. con un mezzo estremamente concreto come i I cinema, spietato nella sua concretezza. È difficile rendere una irrealtà. Comunque, tornando al discorso di prima, anch'io sono ottimista. Devo dire che forse noi ci riferiamo ancora troppo ai manifesti, alle filosofie, alle parole d'ordine, mentre staavvenendo un cambiamento-avverrà con la televisione interattiva, o non so quali marchingegni - ma che è molecolare. lo sento che si trasformano le persone alla basee, probabilmente, non ci potranno più esserequeste parole d'ordine, la filosofia sistematica. Il cambiamento avverrà, non dico dal basso,ma da una trasformazione quasi delle persone che produrrà un cambiamento, edè lento, inespresso. molto sotterraneo, però certe volte si tocca con mano. Voglio dire, avviene quello che avviene in Italia, però, nello stessotempo.c'è un volontariato, c'è tanta gente che si muove. Noi forse postuliamo un tipo di movimento diverso, ci si aspettiamo sempre un manifesto, ma, probabilmente, è finita l'epoca dei manifesti. Foti È anche la reazione aun ti podi "dittatura delle maggioranze", che ha il suo strumento fondamentale nella televisione e nei media e che però suscita una resistenza da parte di zone marginai i della gioventù, zone marginali del clero, zone marginali degli operatori sociali, che cercano di inventarsi anche un altro spazio. A me pareche, nel fallimento delle grandi proposte, quello che ci resta è un insegnamento che non è da poco, più anarchico, anarchicoreligioso, di piccolo gruppo, con i Igruppo checercadi autocontrollare le cose che fa, di avere un dominio reale sulle sue attività, di non cederle a nessuno, di non cederle ai grandi partiti, alle grandi organizzazioni ... In questo senso c'è veramente una diffusione molecolare di esperienze, sia artistiche che sociali, che sono molto interessanti. Oggi, in Italia, da questo punto di vista c'è una realtà molto più viva di quello che non si pensi, che, però, per fortuna e, giustamente, non passain televisione. Non sta in vetrina. Ma volevo
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