deglieventi.Si crea,perquesta via,unaseriedi intreccie di variabili noncalcolabili,quel!'insieme,imprevedibilee incertochecifaparlare difo1tuna,echegiustificaquellesituazioniparadossalicheincontliamo continuamente:individuichesonofeliciincondizionipessimeedalt1·i che non riesconoadesserefelici insituazionisplendide. Se la felicità non può essere identificata con una condizione oggettiva,chepuòessereconquistata,siimponeun'analisiapprofondita Sulle modalità delsentirsifelici. La sottolineatura di Natolièche non ci vuol molto per essere felici, in quanto non si 1ichiedonocose inusualio rare.Lafelicitàèeccezionalecome statodellamente,non pergli oggettiche investe.La questione riguardaladisposizionedel soggetto: uno stessooggetto puòdeterminare e non determinare la felicità.Tuttavia, nonbisogna lasciarealcuno spazioalleposizioni titaniche:nonsipuòesserefelicisenzaesseresufficientementericchi, perchélamancanzaesciudequellapienezzacheè lafelicità,anchese non è la ricchezza che dà la felicità.Qui, ricchezza va intesa come possibilitàdi nonessere schiavidel bisognoediventaunametafora, inquanto nonconsiste tantonel!'averequanto nelnondipendere: la ricchezzacoincidecon lacapacitàdei singolidiesseresufficientiase stessi,cioèdisaperviverelapropriavita.Tuttociòimplicai'accettazione di quello che Natoli chiama il doppio volto con cui la felicità si manifesta:comestatodellamente,essahaicaratte1idell'incondizionato edeldivino; secondoil tempo,essaè unfatto, unacondizionecui gli esseri umani possono pervenire, ma che difficilmente possono mantenere. Ma proprio tale scomparsa, che alimenta il ricordo e il deside1io,trasforma lafelicitàdaespe1ienza inmeta.Lafelicitànon è problema nelmomento incui lasi vive: lodiviene nelmomento in cui lasi perde.Lafelicitàdaesperienza immediatadivienequestione moralequandosirivelacomeesperienzallMsitoiia:ciòchesembrava eternosimostracaducoma,nellostessotempo,il1icordodellafelicità trascorsa tiene aperto lo spazio per la speranza di altri momenti di felicità. Ciò implica una posizione decisa del soggetto, quello che vieneanalizzatonellungocapitolosulleStrategiedifelicità.Dauna parte, l'uomoscopreche lafelicitàper luiaccessibilenonpuòessere che il massimo di benessere che gli è possibile acquisire nella situazione incui èposto; dall'altra, ledelusioni e i condizionamenti che iIpuroscorreredel tempodeterminacost1ingonoadabbassarela meta:laquestionedivienequelladellaricercadiciòcheèbeneperme, del meglioche è possibile nellecondizioni date. Anche se nessuna regolaè assoluta,occorrono regoleper agire;queste trovano la loro plausibilitànellaricercadel meglio. La determinazione di un bene assolutorisultafunzionaleallaricercadelmeglio:at11·aversolemorali, gliuominicoslluisconostrategiepert1·ovarelesoluzionipiùadeguate alfinedi trarresoddisfazionedallavita. L'approdo recupera una visione profondamente classica: se la perditaè inllinsecaallafelicità,questononimplicasofferenza,pw·ché siscelgalavitamedia,quellache prendeattochela vitaumanaèfatta di medio benessere, in cui piacere e disagio si intrecciano. Questa opzione partedallaconsapevolezza che lafelicità incondizionataè unostatodi graziache si ricevee nonunbenedicui disporre: quello che l'uomo puòprocurarsicon lesueforzeè unordinariobenessere. Lafelicitàrisulta,così,fmttodimoderazione:lamiglioreartediessere feIicièquelladievitarediessere infelici.Ma, inquestopassaggio,si è modificato lo stesso concetto di felicità, o meglio, la felicità da esperienza diviene concetto, idea, e quindi, nuovamente meta. La felicità,chenell'attimo èassoluta,nonsirisolveaffattonell'intensità degli attimi, ma, è quantità discreta: si puòessere più omenofelici. Veramente felice può essere solo una vita: non sono gli attimi che rendonofeliceunavitama, al conti-ario, solounavitafelice riescead accogliere gli attimi come dono. In tal modo, lafelicità è diventata un'altra cosa, noncoincidepiùcon I' immediatezzaframmentariae imprevista,maèfmttodi una ricercae terminedi unaconquista. La suacompiutezzanonsidefiniscepiùrispettoali' attimoimmenso,ma inrelazioneallacapacità immanenteche unavita hadi compiere se stessa.Quantopiùcisilasciaconquistaredall'immediatezza,tantopiù si è in pericolo, perché si rischia di dimenticare la complessità del!'esperienza.Nellarinunciaali' immediatezzanonc'è ilnaufragio dellafelicità,maunasual:1-ansmutazionedaspontaneitàeimmediatezza aqualitàpe1manente.Sorge,aquestopunto,unanuovaantinomia:da unapaiteabbiamo bisognodel desiderio,dell'aspirazione aciòche risultaimpossibile,comesegnodiunatensioneadoltrepassareildato, dal!'altronienterendepiùinfelicideldeside1iodiquellochenonsipuò maiavere.Ciò spiegaquel deliriodi onnipotenza che, perfarfronte albisognoù1soddisfatto,giungealparadossodiaffermaredi nonaver alcunbisogno.Questainibizionedelprop1iodesideriononsolohaun costo forse pari alla delusione che consegue al fallimento, ma manifesta lo stessodelirio di onnipotenza di chi vuole a ogni costo soddisfarsi. Una morale dell'eccesso, che non si accontenta mai, facilmente perviene ad un'etica della rinuncia proprio perché il mondooffretroppopocoe,quindi,occorrecercarealtrove. La 1inuncianon è pai·adossalese la si considera nel quadro di riferimento. In questo ambito, è rilevante il confronto con il cristianesimo, che non coincide con la rinuncia, in quanto in esso questaèsolounast1·ategia,unmetodo,nonilfine.Ilrifiutodel mondo del monaco è il rifiutodi adattai·sia un mondo che contiene troppo doloreper poteressereamato: lasofferenzanonè unfattoovvio,ma è unoscandalo,è ilsegnodelmale,che nonpuòessereaccettato,che risultairrazionale.Deveesistereun luogoe untempo incui ilmalesia vinto e lafelicità trionfi nella sua assolutezza, perché lafelicità o è assolutoo nonè.I fragili benidiquestomondononvannorifiutatiin sé, maperché distraggono l'essere umano dal suo vero destino. La rinuncianonè un rifiutodelmondo, ma l'aspirazionea possedere il mondo nellasua interezza.Untalepossesso implica il rappo1tocon Dio, mentre nelle posizioni classiche, l'affermazione centrale è il bastare a se stessi. In tale visione, quello che appare corretto non è l'indifferenzaallecircostanzeeai beni,mail1iconoscerechenessuna situazioneèsufficienteagarantirci lafelicità, ilche dà ilsensodella necessariadistanzadallecose: saggioècolui che godediciòchec' è ma nonpatiscedi quelloche nonc'è. Epoiché iIpiacere si trova più nellaquietechenelmovimento,èmegliotenere lontaniglielementi di turbamento.Siafferma,così,un'eticadellamoderazionedistampo aristotelico:nonsideve1inunciareaverificare leprop1iepossibilità, macercare unafelicitàche ècompleta nonperché tendea unbene in sé, maperchéaccettadi fruiredi tuttociòcheèdesiderabile, di tutto ciòche lavitaoffre.Questaassaisommaiiaesposizionedi alcunidei nuclei dello svolgimento di Natoli,checertamentenonè riuscita a rendere lafinezzadel testo,dovrebbe averdato il sensodella ricerca diquesto filosofo,emblematicamente espressa nellaformuIazione conclusiva: Unlibro, uno specchio, unamappa ... Purrestandofedele all'impostazione ermeneutica, Natoli sottolinea come questo rispecchiamento della nostra condizione esistenziale, di questo passaggiodecisivodella vitadi tuttinoi,noncostituiscaunesercizio letterario,maesprima la volontàdi cogliere iIsensoprofondo della felicità: "felice si può definire solamente una vita: una vita intera, lunga o breve che sia ... Se così è, la felicità non appartiene solo ai momenti di vita intensa, ma è felice colui che sa modulare i ritmi dell'esistenza, inmezzo ai dolorieallegioiesa trovare, a tempo, la misura: tempe rantia estmoderatrix omnium commotionum. Questo librononpuòdareciòdicui sipaifa,maoffre immaginidi mondo in cuichileggepuòmegliovedersi,ecapiredipiùqualcosadisé"(p.250) Equesto sforzocostituisce il legamefo1tetraquesta indaginesugl i affettio, sesi preferisce,sullemoralicome st1·ategiedellafelicità,e la più classica impostazione filosofica: nulla est homini causa philosophandinisiutbeatussit(S. Agostino,Civ.,XIX, 1.3).
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