' STRATEGIEDI FELICITA SU LAFELICITÀ.SAGGIODITEORIA DEGLIAFFETTI DSALVATORE NATOLI MaurizioMigliori "Agli uomini accaded' esserefelici.La felicitàè perciòun fatto, più esattamente un sentimento, uno stato dellamente. Gli uomini sannocos' èfelicitàe nontantoperché nepossiedono ilconcetto,ma perchéneesperimentanolacondizione:essi,infatti,nonignoranoquel chesentonoquandosisentonofelici.Lafelicitàdunqueesisteecome taleèdiquestomondo. Gliuominipossiedonounacognizioneperfetta della felicità, non foss' altro che come stato dellamente: caso mai, quellocheadessi nonèsufficientementenotoè ilmodo incuitalestato si produce,comeadessosi pervienee ancorpiùcomeè possibileche inessosipe1manga.Sidice infattichedellafelicitàsièrapiti,cheessa giunge inattesae inmodoaltrettantoinattesosvanisce". Questaesplicazionedi un'apparentecontraddizioneapreil libro diSalvatoreNatoIi, La.felicità,Saggioditeoriadegliqffetti,Feltrinelli 1994,e neesplical'intimomotore.La trattazionemuovenellospazio creatosi tra questa necessaria conoscenza di una felicità, che in sostanza coincide con ilprogressivo stratificarsidell'esperienza, e l'assenza di una comprensione adeguata dei meccanismo che determinano questo stesso loro essere felici. Gli affetti sottoposti all'indagine costituisconounfattochegli uominiconoscono nonsu un piano concettuale, ma come un'esperienza, un dato di questo mondo e di questa vita. L'Autore assume un atteggiamento fenomenologico per non far valere, come esperienze di felicità, i discorsiastrattisvoltiintornoadessa,preferendoI'osse1vazionedelle dinamichesecondocuigliuominisisentonofelici.Tuttavia,lafelicità è inconcepibile al di fuori di un preciso immaginario che la rende possibile. L'analisi è necessariamente svolta a più livelliperché la felicità,come ogni esperienza nelmondo, presupponeunambitodi rappresentazione entro cui poter accadere o, almeno, venire riconosciuta.Nessunopotrebbesentirsifelicesenzariconoscerlo. Non stupisce che tale approccio dia luogo a un libro denso. Il ragionamento affronta il problema con un procedimento a largo raggioche,viavia,toccaelementiapparentementelontanidal temain questione,noninmodosalottieroesuperficiale,madando,ognivolta, ilgiustospessoreallesingolearticolazioni.Tuttavia,me1itodell'Autore èanchequellodiaverrealizzatounprodottoassaiaccattivante. Le sue riflessioni,infatti,si sostanzianodel continuoutilizzodi unagrande quantità di stimoIifilosofici, maanche, se nonsoprattutto,letterari, con unacapacitàintrigantedifar interagiretestipoeticicon leanalisi dellafilosofiasiaclassicasiacontemporanea,riflessionipsicanalitiche e testi biblici, con quella procedura affascinante che è tipica delle analisidiNatoIi.Questotipodi approcciononvasottovalutato,poiché consente un risultato che coniuga finezza di analisi con un testo "bello", fruibilesulpianoestetico,taledarendereil librogradevolee persino "attraente" senza scendere nel banale e nel divulgativo. All'opposto, una fruizione piena del volume si scontra con un problema,quellodellastrutturadel ragionamento,cheècostruitocon unandamentoquasiaspirale.Natolipartedauna letturadellafelicità come immediato,perpoiprogressivamenteapprofondire,meditare, aJTicchire,giungendo a ripropo1Te,da unadiversa angolatura, temi apparentementegià risolti.Soloseguendo lasingolaarticolazionee intrecciandola con le altre è possibile ricostruire tale gioco. Ma la finezzadellatrattazione,cuifacevamoriferimentoconsenteal lettore unasceltasemplice:procedereinmodocompattoecontinuativoma, nellostessotempo,perpiccoliassaggisucuiriflettere,avanzandocon i propri tempi ma senza inteJTuzioni,in modo da cogliere il senso globaledell' analisiproposta.TIlibrohaunandamentosinfonico,con motivi che ritornano, senza risultare mai insistiti: ali' Autore non interessaaffermarelacornpattezzadiunaricostruzione;eglianalizza leesperienzeelecollega inundiscorsounitariopiùche inunquadro sistematico, fornendo anche, nella conoscenza, un senso, un'indicazione.Esemplare,daquestopunto di vista,è lapaginafinale che, nonacaso, hacome titolo Unlibro,unospecchio,unamappa... Ma per capire questa pagina, occoJTe,sia pure per brevi linee, ricostruireI'itineraiiodell' analisidiNatoIi. La felicità,questa situazionedi pienezza dacui gli uomini sono posseduti e incui vivonounostatodi grazia, nonconsente, inprima battuta,unaveraproblematizzazione:segli interessatisichiedessero perché sono felici, probabilmente cesserebbero di esserlo, quanto meno perché scoprirebbero la precarietà del loro stato e, quindi, porrebbero termine alla pienezza. Tuttavia, occoJTeapprofondire quellacheNatolichiamaSemanticadella.felicità,perchéèsolonel dirla che la felicità si costituisce. Il primo dato che emerge è la convinzionedellacasual itàdi questoevento:se lafelicitàèqualcosa checapita, unbeneficiodellasorte, lacondizioneprop1iadell'uomo rispetto aJla felicità è l'incertezza. Si è felici per caso, quando l'individuositrovainunasituazionedipienezzaedirealizzazioneche nonconoscelimiti.Nellafelicitàtuttoèsottrattoalvincolodel tempo, inquelJ'attimoiltempoesplode;analogamente,questostatoabolisce ladistanzanonnelsensoche l'oggetto è posseduto,manelsensoche lasuapresenzaè vissutapienamente, senza l'ombra di unapossibile separazione.Lasazietà, laperfezione raggiuntaescludono duratae distanza.Daciòscaturisceunproblema:talepercezione di unainfinita espansione non è patologica, a parere di Freud, solo in quanto è episodica.Controquestaposizione,Natolisostienelapossibilitàche lafelicitàsiaunfattopiùordinaiiodi quantononsembri.Ciòcheè in gioco non è tanto una perdita di sé, il che configurerebbe un reale pericolodipatologia, quanto unperfettoaccordo traséel' universo circostante. La felicità si manifesta come un'attività, un rapporto "con", ilche implicache ilterminedi relazione siaconservatoe non eliminato. Se l'infinita espansione distrugge il mondo, è difficile esserefelici.L'accordononsolononcomportalaperditadell' identità ma,alcontrario,lapotenzia,inquanto implicaunmotointemocheci spinge ad andare verso le cose. Lo stato di grazia che è la felicità presuppone un'intima disposizione a vivere l'ambiente come lo spazio naturale in cui espandersi. Ma proprio un tale rapporto complessificaildato:lafelicitàdipendesiada unintrecciocasualetra soggettoeambiente,siadallacapacitàdel soggettodi rappo1tarsicon l'ambientesecondodueatteggiamentifondamentali:l'adattamentoo l'isolamento.Qui ilriferimentononèsoloaLuhmann,checostituisce uno dei cespiti forti della elaborazione filosofica del più recente Natoli,maancheallafilosofiaclassica:gliantichieranoconsapevoli della problematicità di questa situazione nel momento in cui proponevanounavitadi impe1turbabilità1ispettoall'ambiente.Tale strategia, però, è possibile solo parzialmente, poiché l'intreccio è originarioe ineliminabile. Se non c'è una soluzione che risolva il problema alla radice, la felicità emerge da una combinazione tra diversi intrecci, tutti congiunturali, del soggetto e degli oggetti, il che, nuovamente, confermala precai·ietàdellafelicitàe lafacilitàconcui la perdiamo. Nelcontempo, essa risultanon solo unprodottodel caso, ma anche frutto di una conquista dell'uomo o, maglio, della sua capacità di mettersialriparodaidannidelJaso1te.Tuttociòspostalacollocazione della felicità, che ora si gioca su due versanti, secondo due ordini diversi di variazioni:quellodegli umori degli esseri umani e quello
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