Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

I SENTIMENTINARRATI SU RACCONTODIGIOIAEDINEBBIA DIANNAMARIACARPI EnricaVillari Racconto di gioia e di nebbia (Il Saggiatore 1995) è una storia d'amore. Di storie d'amore ce ne sono ben tre: una avvenuta nel passato, una letta dalla protagonista nei momenti di pausa dal lavoro, e un'altra che potrebbe avvenire mentre leggiamo (il possibile incontro tra i due protagonisti). Quest'ultima ci tiene col fiato sospeso fino alla fine, sorretti da un'irragionevole ansia di attesa (che riescano a incontrarsi), proprio come avviene aBonn ie - la protagonista-quando legge il suo romanzo. E alla fine si resta in preda a una vaga emozione, che mi ha ricordato le letture di adolescente, quando ogni romanzo contagiava, e si usci va da ogni lettura col desiderio di precipitarsi fuori di casa per incontrare qualcuno subito e innamorarsi, senza perdere altro tempo. Io il romanzo di Annamaria Carpi l'ho finito di leggere purtroppo a Venezia, una domenica di pioggia, alle dieci di sera. Sono necessariamente rinsavita subito. Eppure questa storia, che raccontata così (ma è anche così), sembrerebbe un'orgia insensata di sentimento, è anche un'altra cosa. Come ogni romanzo che si rispetti riesce a suggerire attraverso la scelta del "poco" che si racconta e si descrive-un luogo e un tempo, e lentamente, attraverso questi, anche un po' un mondo. Leggiamo nelle prime pagine: Era una sera di novembre al giorno d'oggi - in tutte le città si era di casa e stranieri a un tempo, ovunque si trovavano le stesse cose e quello di avere un destino individuale era ormai soltanto un desiderio vago e impossibile. I due protagonisti del romanzo, Bonnie e Spaini, sono, ognuno a modo suo, solidali. Bonnie abita aMestre e vive in un assoluto presente metropolitano ("il passato era per Bonn ie una landa con pochi punti di riferimento"). Vive tra discoteche e ipermercati, con un fidanzato un po' inadeguato verso il quale non riesce a concepire, nella sua commovente pietas, neanche l'ombra di un rimprovero. Perché Bonnie è lì solo di passaggio. In realtà lei aspetta, miracolosamente e inspiegabilmente fiduciosa, che le arrivi la felicità. La aspetta dal Fantasma del/a SignoraMuir, da Spaini, dal lavoro nella Società di Scienze e Lettere a Venezia (che è comunque un altro mondo). LaaspettaperfinodaMestre, che la sua attesa trasfigura in qualcosa di ricco e di strano, Ecco le sua attesa trasfigura in qualcosa di ricco e di strano: "la pista era al centro di un anfiteatro di laminato nero, una valle rutilante di puntini rossi, verdi, gialli, una notte stellata o l'arrivo di un' astronave piena di extraterrestri, e la calca era tale che era pressoché impossibile rimanere vicino a qualcuno, se non tenendolo stretto per mano: ma il bello stava proprio in questo perdere sé e ogni altro". Anche Spaini intrattiene col presente rapporti strani. Ma all'opposto di Bonnie, il cui presente scolora nelle promesse di felicità, il presente di Spaini è poco reale perché invaso dal passato: "A me non si può augurare più nulla" risponde cupamente a un augurio natalizio. E "la mia memoria, avida, pazza, in genere fa prodigi per tenersi stretto ciò che ha fatto parte della mia vita", dice in un'altra occasione. Con l'eccezione del breve periodo alla fine del romanzo in cui si imbarca sullo stesso sogno di Bonniee scappa a Mestre, i luoghi di Spaini sono invasi dai ricordi. A cominciare da Venezia, dove abita, e dove è perseguitato dalle sinistre apparizioni, in fondo alle calli o sui ponti, del fantasma di una donna amata in passato e perduta, e della cui morte ha notizia all'inizio del romanzo. Spaini è sposato: un matrimonio senza figli, e infelice per lui come perla moglie. Eppure quel matrimonio pesa nella sua vita, ne è un pezzo che non riesce a amputare. È, un po' come la sua casa, l'unico luogo in cui si sente al sicuro e che chiama "i miei pochi metri quadrati di tana". Lì Spaini ha le sue "riserve di cibo-con cui digiunare, all'infinito, dal cibo, dal sesso, dal consenso degli altri, da quel lo che vuoi". Eppure questo personaggio, a dispetto della sua esibizione di scarso entusiasmo per la vita, è stranamente confortante nel romanzo. Lo si sente come una specie di antidoto a quel tanto di pauroso che c'è nella "tabula rasa", nella assoluta ricettività di Bonnie. Il peso del passato non fa di Spaini solo "un caso disperato", come dice lui stesso, ma anche un personaggio con quella somma di momenti successivi, vicini e remoti, legati tra loro da nessi gt.losamente custoditi, che fanno l'identità di una persona. A fronteggiare la discoteca di Bonnie dove "è bello perdere sé e ogni altro", si materializza così lo studio di Spainf, dove è documentata la sua storia più veramente romanz '>C1. Vi sono infatti, sulla parete, tre foto; il nonno contadino che _;1eròleggeva Sue e i reali di Francia; la madre con lo sguardo perso lontano, nei campi oltre la finestra; e infine il padre con "l'aria da sognatore" che non aveva partecipato al boom economico perché non aveva voluto abbandonare il suo vecchio mestiere di riparatore di radio. A Spaini non sembra di avere amato che loro, la loro debolezza, le loro vite quietamente prive di fortuna. È per loro che deve riuscire in qualcosa. Ma a volte il richiamo di quelle foto si fa gravoso e prevale allora "l'orrore di avere su di sé, e di non poteri i tradire, i sogni di emancipazione di questi esseri nati in un'altra epoca e di dover fare da ponte fra due epoche separate da mutazioni ancora incalcolabili". Bonn ie e Spaini non sono solo diversi. Sono due tipi antropologicamente opposti. Ed essendo entrambi degli originali - rispetto allo sfondo evocato dai personaggi indistinti - ed essendo lei una ragazzina e lui un uomo maturo, non possono che finire per attrarsi. Dalle sponde opposte di Mestre e di Venezia. Quando sognanoperun attimo di vivere insieme, il caso vuole che sia S. Marta il luogo prescelto. Perché Santa Marta? Santa Marta è definita nel romanzo "quella specie di villaggio di terraferma". Giusto. Ci sonoSestrieri ben altrimenti belli a Venezia, me questo ha un suo strano fascino: geograficamente è a Venezia, ma è legato al la terraferma (vi si vedono posteggiate delle automobili) ed è invaso da una atmosfera già un po' mestrina. Ha dunque il vantaggio, in un romanzo in cui idue protagonisti somigliano così tanto ai I uoghi diversi che abitano, di essere una specie di territorio intermedio, neutrale.L'unico dove si può immaginare una durata per il loro incontro. Nell'ambientazione infatti sta un'altra piccola magia di questo romanzo. Solo a Venezia-Mestre (questo strano capoluogo di provincia designato da due nomi uniti da un trattino) si può immaginare una storia dove, con il solo attraversamento del ponte, entrano in contatto realtà cittadine così opposte e estreme: una che è stata definita una periferia senza centro (che equivale a dire senza passato) e un'altra che è integralmente un immenso monumento. Mestre e Venezia, come Bonnie e Spaini, sono anni che cercano di separarsi; e poi, quando giunge il momento, non lo fanno.

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