Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

= = < < N ~DERE,LEGGERE1ASCOLTARE , · . battute non male come questa: "Era nella sua fase della cocaina. Tutte le ragazze altoborghesi hanno una fase della cocaina. Alla nascita i loro papà prenotano i posti nei migliori centri di disintossicazione". È il genere di battuta che uno si aspetta dal personaggio del libro verso il quale Amis cerca di convogliare le simpatie dei lettori, il "buono" e frustrato Richard Tu li. Chi sta parlando qui? Gwynn Barry o Martin Amis, di cui Tull è chiaramente una versione da "universo parallelo"? Uno dei più interessanti critici inglesi dell'ultimagenerazione,D.J. Taylor, aveva già rilevato questa "incoerenza" narrativa, questa confusione di voci, nei romanzi precedenti The lnformation, interpretandola però soltanto come ulteriore espediente comico: si tratta invece di una ci fra stilistica fondamentale, la cui ragion d'essere risiede nel cuore vero e proprio della narrativa di Amisjr. T personaggi di Martin sono infatti tutti figli suoi, e per quanto crudamente possano essere tratteggiati, fra di essi non ci sono mai dei "mostri" glaciali e impenetrabili: "i miei personaggi ... sono quello che sono a causa di quello che è successo loro, di dove vivono, di quali possibilità hanno avuto ... Non potrei creare un personaggio che odio". E non c'è personaggio cui, prima o poi, non presti la sua inconfondibile voce, ironica e beffarda. (D'altro canto, la sua stessa vita privata sembra ultimamente somigliare in maniera impressionante alle vicende delle creature di carta per le quali è così pronto a fare da ventriloquo: i dissapori con l'amico e collega Julian Barnes richiamano alla mente le tante relazioni di amore-odio che popolano i libri del Nostro, ma il tocco più amisiano è la notizia che parte non indifferente del principesco anticipo ricevuto per The lnformation se ne andrà per finanziare il divorzio del suo autore e un intervento odontoiatrico di carattere globale). Se la compassione è proprio impossibile, il registro comico viene meno e le metafore di Amis assumono un carattere 11011umano. Così vengono descritti i due assassini nel racconto Bujak e laforzaforte: "Ti gi_uro,era tremendo soltanto toccarli. Hai presente la coda bagnata di un topo? I serpenti?" Quando si è trattato di scrivere un libro sull'Olocausto (e se è perfettamente possibile fare dell'ironia sul Nazismo come fenomeno complessivo, è impossibile fare dell'ironia sull'Olocausto), Martin Amis ha dovuto realizzare qualcosa di assolutamente a se stante: quel vero e proprio pezzo di virtuosismo letterario che è Lafì"eccia del tempo (Time's arrow, del 1991). Il libro procede come un film proiettato all'indietro, nel disperato tentativo di restituire l'innocenza allo squallido protagonista, un medico-aguzzino dei campi di concentramento: probabilmente l'unico espediente in grado di permettere a questo autore di accostarsi a una così delicata materia. Prima di questa prova certamente atipica, il giovane Amis aveva scritto tutta una serie di "anatomie" satiriche, nelle quali venivano esibiti - ed è il verbo giusto - tutti i possibili risvolti dei feticci e dei miti sbagliati del nostro tempo, fino a giungere a un rovesciamento finale: così, The Rachel Papers, il romanzo d'esordio, regolava i conti, in un colpo solo, con il pansessualismo e con l' amour fou, in Success, del 1978, il concetto del titolo veniva passato al setaccio, qualificato e ridimensionato, infine sgonfiato; in Money il lettore veniva adescato e sedotto dai soldi di John Self e Fielding Goodney, per rivedere la luce solo alla fine. Anche in Territori londinesi (London Fields, del 1989), il libro a tutt'oggi più ambizioso di Amis, opera il meccanismo del capovolgimento, e la voglia di autodistruzione della protagonista Nicola Six e - parallelamente, dello stesso Pianeta Terra - si rivela qualcosa di diverso, facendo culminare il romanzo in una teodicea paradossale. In The lnformation, nel mirino c'è ora tutta la mitologia del Villaggio Globale, dell'Era della Comunicazione, e il libro affronta il problema dell'universalizzarsi della cultura. Anche questa volta la trama è semplice e intrigante: riuscirà il recensore Richard Tull, romanziere fallito e non più pubblicato, a impedire che al suo migliore runico, Gwynn Barry, venga assegnato il Nobel del Duemila, la "Ricompensa per la Profondità", e l'assegno vitalizio che ne deriva? Sulla natura del successo del] 'amico, Richard non ha dubbi: "Poteva darsi che Gwynn avesse incespicato nell'universale, quella voce che parla ae per l'animadell'uomo?No. Gwynn aveva incespicato nel Minimo Comun Denominatore". Amelior, che ha dato a Gwynn fama planetaria, è un'innocua utopietta postmoderna, scritta in un inglese incolore e predigerito, e perciò beli' e pronta per esportazione e traduzione; levigata, sterilizzata e deodorata, non ha niente da dire, ma, non offendendo nessuno, accontenta tutti. La crociata sotterranea di Richard, d'altro canto, non ha nulla di nobile: si illude di agire spinto da un senso di giustizia, ma è mosso solo dall'invidia che lo rode e lo acceca: le informazioni che potrebbero aiutarlo a mettere i bastoni tra le ruote di Gwynn tendono così a sfuggirgli ... Non vogliamo minimamente svelare il finale di The lnformation: solo avvertiamo il lettore che nella "commedia" amisiana, il lieto fine, quando c'è, ha sempre carattere di guadagno spirituale e non di ricompensa mondana. L'effetto purgante che le disavventure passate hanno su Richard Tull lo avvicina al Gregory Riding di Success e al John Self di Money; tutti personaggi che, con Guido di Montefeltro, potrebbero dire: "lo fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, credendomi, sì cinto, fare ammenda". Con The lnformation abbiamo dunque un attacco a una falsa idea di universalizzazione, da parte di uno scrittore che diffida delle scorciatoie e che nei suoi libri è molto legato al "particolare": una sua Londra, un certo uso del linguaggio eccetera, ma che è capace di sintetizzare i due corni del dilemma di cui ha parlato Philip Roth: "Cerchi di esprimere una sofferenza che'-11on sia semicom ica, di parlare dei mali che affliggono l'umanità anziché del mal di schiena". La grande capacità di compatire di cui abbiamo detto fa sì che questi due piani non rimangano mai giustapposti: le sue farse sempre dolorose, sempre rivelatorie, vanno in scena in quella zona di frontiera tra "anatomia" seicentesca e satira vera e propria a suo tempo individuata da Northrop Frye, al centro di un più vasto territorio dove sono caduti gli steccati tra commedia e tragedia. Martin Amis è un maestro dallo stile personale, che alle scene più grottesche sa alternare notevoli effetti di menta[ landscape, che ha un modo individuale e commovente di parlare di bambini: è uno scrittore che merita di essere letto e dibattuto anche in Italia.

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