Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

risale agli anni Trenta, già profetizzava la forma del jet Concorde! I suoi disegni, quando li guardo, hanno l'aria di essere delle cartine, ed è strano per uno scultore. I contorni non creano forme ma tracciano semplicemente confini che possono essere attraversati. Andare via, lasciare, è tutta la sua opera. Soprattutto lasciare la terra per il cielo, come nell'intenzione delle sue Colonne-senza-fine. E mentre sono qui, Marisa, voglio improvvisamente resistere. Penso a una delle tue piume che cade sulla terra. Forse amo troppo l'imperfetto e il difettoso. Voglio scoprire come si giudica il furfante. Lui resta un grande, è ovvio, ma noi potremmo conoscere qualcosa in più sul suo dolore. Alla mostra c'è un'opera dal titolo Scultura per il cieco (Sculpturefor the Blind). È un ovale, in marmo, che poggia sul lato, pressappoco delle dimensioni di un uovo di struzzo, ma non così simmetrico. Immagina che un cieco lo raccolga e, affascinato, cominci a sentirlo, con la punta delle dita. Questa lieve sporgenza è al posto di un naso?Equestodolce incavo sta diventando un' orbita?Equi, dov'è un po' ruvido, non potrebbe essere l'attaccatura dei capelli? Dopo qualche istante lo rigira e inizia a toccarlo per scoprire se c'è unacrepa,comecon un uovo di Pasqua che si apre. Alla fine si chiederà: questa cosa che reggo in mano è un contenitore o un cuore? Chissà sec' è una testaall' interno, oppure seè una testa che sta prendendo corpo? Ebbene, questa scultura fa parte di una lunga serie di teste ovali orizzontali create fra il 19!0e il 1928. Alcune le chiamò La musa addormentata (TheSleeping Muse), llneonato(The New Born), Il principio del mondo (The Beginning of the World), Primo grido (First Cry), Prometeo (Prometheus). Naturalmente école La scuola non è un)azienda. Costruire l)uguaglianza) liberare le dzf/erenze. MENSILEDI IDEEPERL'EDUCAZIONE ABBONAMENTOANNUALE(9 t)IUMERIL) .45.000 CCP.26441105 INTESTATOA SCHOLEFUTUROVIA O.ASSAROTTI,15 TORINO TEL. / FAX 011.545567 COPIESAGGIO SU RICHIESTA DISTRIBUZIONIEN LIBRERIAP:DE Brancusi le pensò come nuclei, non come contenitori. E si sforzò per lo stesso risultato in tutte le sue sculture lucide: gli uccelli, i pesci, le principesse. Ogni volta, quando lavorava, voleva tornare indietro - eliminando tutte le imperfezioni, i logorii-al punto di accrescimento della prima Creazione, al l'idea pura mentre prende corpo. Platonico, ancora una volta. Il fatto che passasse mesi a lucidare i suoi lavori era parte integrante di quel viaggio di ritorno al puro, a ciò che esisteva prima della gravità e della Caduta. Il furfante intraprese l'assurda sfida dell'impiego di materiali pesanti e grezzi, quali il marmo, il bronzo e la quercia. A volte vinse, altre perse. In quest'ultimo caso l'opera lucidata rimane una custodia, un contenitore e non diventa il cuore. Quando invece riesce nell'intento, l'intero materiale viene trasformato dal movimento che lui, miracolosamente, è capace di conferirgli. Nel caso del grosso e piatto Pesce (Fish), il marmo diviene acqua. Vi è riuscito con quasi tutti gli uccelli e i pesci, e anche con le teste ovali; ma con i pinguini, le testuggini, i torsi, Leda e le donne eleganti, no. Questi rimangono contenitori: conchiglie nella migliore delle ipotesi, serbatoi da motocicletta personalizzati, nella peggiore. (È ovvio che non mi dispiacerebbe averne uno sulla mia moto). La famosa storia di come, nel 1927, i doganieri americani tassarono una delle sculture di Brancusi perché considerata non un'opera d'arte, bensì un utensile industriale, viene spesso ripresa comeesempiodifilisteismo burocratico. A me parechequell'errorecolossale sia piuttosto comprensibile e non così stupido come viene giudicato. Penso che il vecchio artista, nel suo isolamento, sentisse il problema dei contenitori, e se negli ultimi suoi vent'anni non fece praticamente nulla di nuovo, lo si deve forse al fatto che si rese conto di aver già trovato tutto ciò che gli era dato di trovare. Del resto non ci sono poi così tanti cuori, e l'infinita molteplicità di piume, foglie, cortecce e pelli, non lo interessava. Con una eccezione. L'eccezione che rappresenta la sua più sbalorditiva invenzione:Jlbacio(The Kiss). Il primo lo realizzò nel 1907 e continuò a farne fino al 1940. Questo è il terna ricorrente della sua opera, una controparte dell'uccello. Tutti i Baci sono in pietra grezza, neanche uno lucidato né platonico. Tutte le versioni mostrano una coppia abbracciata ricavata da un singolo blocco di pietra che rimane molto rettangolare, come un pilastro. I loro occhi, visti di profilo, ne formano uno solo; le loro quattro labbra, un'unica bocca. Una linea leggera segna il confine delle loro pelli premute assieme. La superficie più esterna del blocco accoglie le quattro braccia avviluppanti e terminano nelle mani, appena schiuse, che premono i corpi ali' interno, petto contro petto. La pietra, ora, non deve trascendere la sua natura materiale; rimane legata alla terra, Marisa, è parte dello stesso mondo di licheni, muschi e piume. E nonostante siano opere riconoscibili dell'autore, quelle coppie aspirano a qualcosa di molto differente dal resto del suo lavoro. Di fronte a esse ci si imbatte in ciò che venne dopo, e non prima, della Caduta. Quelle coppie tarchiate stanno da questa parte, dalla nostra parte, in tutto il nostro solito scompiglio. Non cercano la perfezione, ma vogliono semplicemente essere un po' più complete. Ogni tanto, con i Baci, il vecchio mascalzone instillava nella pietra una sofferenza: la sofferenza per un desiderio di un'unità perduta. Che è il motivo per cui ci baciamo, no? Grazie ancora, Marisa, per l'uomo e per il lichene attaccato al foglio grezzo ...

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