LETTERADAPARIGI UNBACIOPERNOI JohnBerger traduzione di Leonardo Deho Grazie per ifquadio, Marisa, ci ho messo sopra un vetro. L'uomo dipinto con il balzo datogli dalla terra! (Sono arrivato a preferi_rele figure maschili a quelle femminili perché quei corpi hanno mqualche modo più bisogno di essere diseonati, visto che ·• . b s1e sgretolato un ideale). L'uomo da tedipinto,e intorno a lui oli . . b onzzont1, e accanto a lui, il vero, non dipinto, lichene che ha resistito alla siccità e a ogni temperatura estrema per milioni di anni._~iche~e primordiale, petali, piume-li tieni tra le pagine e ne tm fuon uno, come un biglietto da un borsellino, ogni volta che dipingi un viaggio. Io? Io sono a Parigi, alla più grande mostra di Brancusi mai realizzata. Niente licheni qui, né piume, né pruriti. È quasi tutto lucido e puro. ConstontinBroncusi, TheKiss ( 1916) ~i par~, Marisa, di aver visitato il suo studio di Impasse Ronsm subito dopo la sua morte, nel l957. Ero con unamicoforse con Zadkine, che era anche un suo amico. Ricordo i I nome BRANCUSIscarabocchiato sulla porta e di fianco, appeso, un ferro di cavallo; in alto i lucernari, la morsa sul bancone e le sculture e i famosi piedistalli intagliati e le parti della sua Colonna-senzafine (Column-without-end), tutti ammassati ma senza fare a g?1:1itate, ogni lavoro platonicamente a braccetto con il proprio v,cmo. Ricordo in particolare la presenza benevola dell'uomo che era appena stato sepolto nel cimitero di Montparnasse. Lo studio mi sembrava un panificio con i forni ancora caldi, da dove i I fornaio era appena uscito per scendere al fiume. Maè tutto vero?Ero proprio lì o me lo sono inventato, frutto della mia immaginazione influenzata da tutte quelle foto abbaglianti e misteriose che scattò nel suo studio oda una visita che feci allo studio ristrutturato e che venne in seguito trasformato in museo? (Molte di quelle foto sono alla splendida mostra Pompidou). Oggi non c'è nessuno con cui poter verificare. Eppure il dubbio è legittimo, dato cheBrancusi aveva l'imbarazzante dono di esserecompletamente se stesso e, insieme, sempre sfuggevole. (Aveva_sette anni quando scappò per la prima volta di casa, nei Carpazi). [o non scolpisco uccelli, disse una volta, ma il volo. Vestiva come un contadino russo, eppure il suo amico Marce I Duchamp, nel 1920, vendette le sculture di Brancusi a collezionisti d'avanguardia negli Usa, dove venivano considerate come splendidi emblemi dell'era moderna. Le sue prime sculture di uccelli s'ispiravano all'uccello mitologico delle foreste romene, chiamato Maiastra. Quando d~ B~carest_ a1:rivò a Parigi, nel 1904, fece gran parte del v1agg10 a p1ed1. Nonostante ciò, il suo ultimo uccello, che
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