Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

24 STORIE/ SAHGAL "La nazione è in marcia. Chi ha più tempo di preparare gli estratti conto?Èmeglioche i clienti non sappiano a quanto ammonta il loro conto adesso che ci sono i dacoit in banca. Farà parte del piano, chi Iosa?" "Quale piano?" Moti sobbalzò sulla sedia. "Scherzo, professore", Shi v diede una manata sul la sua scrivania divertito. "Dovresti vedere la tua faccia." Moti si piegò su debiti e crediti, separandoli. Doveva ammettere chec'erastato un calo della precisione. La stanza non era più pulita come al solito. A Shiv mancava il secondo bottone della camicia e in quel momento stava allungato sullo schienale della sedia a chiacchierare tranqui llamentecon l'altro collega.Dall'angolo del la sua bocca penzolava una sigaretta. Le sue spai le erano incurvate in un'inconsapevole imitazione di un famoso dacoitdalle spalle larghe del grande schermo, anche se nei tratti generali Shiv assomigliava piuttosto a una sua versione in miniatura. Moti interruppe la chiacchierata del collega. "Quando abbiamo ricevuto l'ordine di non preparare più gli estratti conto mensi Ii?" "Non ce l'hanno ordinato. È solo che si persa l'abitudine." Una banca in cui si perdono le abitudini? Moti si tolse gli occhiali e pulì accuratamente le lenti. "Ascolta," disse perplesso "un cliente ha scritto al direttore che non è in grado di calcolare l'importo delle tasse perché non gli abbiamo mai spedito i suoi mandati di riscossione dei dividendi." "E allora? Mandaglieli adesso." Era incredibile, ecco tutto. Dovette cercare in una serie di cartelle e pratiche finché trovò quello che gli serviva. Dispose rigorosamente le pratiche in pi le separate sul pavimento fermandole con tre calamai di ottone, un fermacarte di pietra e un elenco telefonico mentre finiva iIsuo lavoro. Quando lo chiamarono aveva completato i mandati di riscossione dei dividendi e l'estratto conto. li direttore diede un'occhiata ai fogli e li passò al capo ufficio in piedi accanto alla sua sedia, un gesto che si rifletté sulla superficie liscia come uno specchio della sua lucida scrivania. li ronzio sommesso di un condizionatore d'aria moriva soffocato nel tappeto. Era solo il direttore. L'ufficio del presidente doveva essere più grande, più fresco, con un tappeto in grado di attutire ogni minimo rumore già su I nascere. Doveva occuparsi di poi itica, contro Ilare valanghe di denaro. Moti aveva il desiderio urgente di avvertire qualcuno riguardo Hari Lai. "Ehi," gli disse Shiv al suo ritorno "scherzavo quando parlavo di trame e complotti, ma mi sono appena ricordato di quel fatto. Deve essere successo dopo il tuo matrimonio perché in quei giorni non davi ascolto a nessuno." "Quale fatto?" "Quando sei milioni di rupie vennero portate via dalla Great Eastern Bank in una cassa in pieno giorno. Il figlio del Ministro dei Trasporti telefonò al cassiere capo ordinandogli di far trasportare la cassa fuori dalla stanza bi indata e di portarla via con un taxi." "Dove?" "Sotto un albero di una certa strada, non ricordo quale, dove doveva essere consegnata a un uomo che conosceva una parola d'ordine." Nella memoria confusa di quei giorni, solo un anno prima, Moti ritrovò quella notizia, ma il ricordo era vago. "Io non avrei mai osato portare una cassa di denaro fuori dalla banca, con o senza ordine scritto, anche se mi avesse telefonato l'Onnipotente in persona", disseShiv. "E poi?" domandò Moti, preso dal racconto. "Un giornalista divulgò la notizia, ma venne smentita dal Ministro. Disse che suo figlio non aveva mai chiamato, che la stampa era contro il governo e che non era stata ritrovata nessuna cassa. Ma con o senza cassa, il cassiere capo e l'uomo della parola d'ordine finirono in prigione." "Ma chi aveva chiamato?" "In seguito l'uomo della parola d'ordine è morto in prigione. Infarto, così hanno detto." "Vuoi dire che l'hanno ucciso?" "Sicuro al cento per cento. Non voleva cambiare la sua versione secondo cui aveva obbedito a degli ordini. Ma il cassiere capo cambiò la sua e fu rilasciato. Gli diedero una licenza per iniziare un'attivitàdi trasporti e adesso è più ricco di un contrabbandiere. Ha detto a un mio zio paterno che a telefonare era stato qualcuno che aveva fatto credere di essere il figlio del Ministro. Fu solo una burla, capisci?" "E cosa hanno fatto questi burloni con i sei milioni?" "Lo sa solo la banca" Shiv si strinse nelle spalle mentre si preparava ad andar via. "Quel lo che voglio dire è che con dei dacoit come presidenti, tutto sarà più facile:" Fischiettò una canzone di un film che aveva come eroe un dacoit. Moti ricalcava con il dito alcune vecchie macchie d'inchiostro indelebile filtrate in profondità nei graffi sulla sua scrivania. "A quei tempi eri appena sposato" disseShiv con comprensione. "Cercai di dirtelo, ma allora eri sordo. Niente matrimonio d'amore per me, professore. Me lo farò organizzare dai miei genitori. Come sei riuscito a convincere i suoi alla fine?" "Non li ho convinti. Non ci sono riuscito. Alla fine siamo stati costretti a scappare." Shiv interruppe l'insolito silenzio dicendo in tono sbalordito "Cosa avete fatto e dove siete andati? Le questioni di casta non sono mica uno scherzo." Moti metteva la bicicletta nella massa di veicoli ancorati al posteggio esterno al l'edificio. Armeggiò con il lucchetto, sganciò la sua bicicletta dal ferrame circostante e la spinse fino al la strada dove si unì a un gruppo compatto di ciclisti. Le sue spalle soffrivano di molteplici misteri. A metà della pedalata di tre quarti d'ora che lo separava da casa, la strada divenne un sentiero dissestato di campagna. Non c'era niente. Non c'era traccia di erba secca o stoppie, perciò riusciva a vedere attraverso e oltre lo scheletro dell'impalcatura di un gigantesco albergo in lontananza. Le serate avevano sempre quel l'aspetto incolore prima che venissero prosciugate della luce. La terra e il cielo sembravano un unico vuoto. La sua destinazioneavrebbepotutoessere il limite estremo del mondo. Una stella apparve proprio sopra al manubrio. L'amore, come altri prodigi, doveva essere un merito acquisito nelle vite precedenti e quindi non c'erano persone indegne. Era un pensiero confortante. Aveva parcheggiato e messo la catena alla bicicletta, quando due uccelli si scontrarono e caddero. Li raccolse e li rigirò fra le mani. Osservandoli sotto la debole luce ali' entrata vide che erano piccoli pipistrelli. Dietro di lui, altri pipistrelli stavano appesi in fila come stracci strappati, fulminati da un cavo scoperto. Anche quei due dovevano aver sfiorato il filo assassino ed erano morti, abbagliati dalla luce, persino al tramonto, povere creature. La sua felicità sembrava in qualche modo resa più sicura da una fine improvvisa. Posò i picco! i cadaveri sotto iIdavanzale della veranda e, sentendo Priya chiamare in tono ansioso "Ciccione?" si sbrigò a entrare per vederla. Senza dire una parola, si tuffarono nel più goffo e impetuoso abbraccio umano. Concedici dell'altro tempo, pregò lui, abbi pietà. Lasciaci ancora immuni dalle sventure e dalla tua grazia redentrice. Copyright dcll'aut rice, 1995

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