Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

Nayantara Sahgal AMORETERRENO traduzione di Monica Campare/o Un soffuso alone luminoso era rimasto sospeso intorno alla sua nuca il giorno prima e quello ancora precedente alla stessa ora, prima dell'alba. Quel giorno splendeva di una luminosità tenue e continua che diceva: sono qui. Moti sentiva l'aura intorno a sé. Stava seduto a occhi chiusi sul tappeto eretto e immobile. Era talmente rapito dalla luce che respirava appena. Ora l'alone aveva chiaramente una forma di loto. Il suo fulgore aumentava come amore ricambiato, pronto a inondare le sue vene e le arterie in un'indescrivibileestasi. Con enorme fatica riprese i contatti con la realtà circostante divincolandosi con un urlo di dolore da quel torrente in piena che lo avvolgeva. Priya si svegliò immediatamente, rispondendogli con un grido simile ai richiami che gli animali si mandano incontinuazione l'un l'altro e che ancora pochi uomini hanno imparato. Attraverso le palpebre chiuse Moti si rese conto che Priya si era alzata dal letto, si era inginocchiata e raggomitolata vicino a lui. Aprendo gli occhi la stanza gli apparve squal I ida ed estranea, mentre tremava violentemente. "Ancora la luce?" gli chiese. Dopo un po' la udì. Il primo raggio dell'alba dalla finestra si concentrò sul viso di lei, un ovale così delicato e ansioso che Moti fece un enorme sforzo per sorridere e rassicurarla che stava bene. Con suo grande sollievo, la stanza divenne di nuovo la loro, il suo battito rallentò e le gambe e le braccia, riacquistando sensibilità, cominciarono a fargli male. Per strada i rumori si risvegliavano, prima singolarmente, poi due e tre per volta. La colonia, non ancora rifornita per le esigenze quotidiane dei suoi abitanti, si alzava per l'esodo verso la città e il lavoro. Nell'appartamento accanto un neonato, dopo aver pianto tutta la notte, si addormentò sfinito proprio mentre i corvi e i loro simili si svegliavano. Una fresca brezza mattutina sollevò gli odori dei tifiuti non ancora prelevati e li racchiuse in una misteriosa indefinibile miscela. La fontanella pubblica sotto la loro finestra tra poco avrebbe iniziato il solito flusso gorgogli ante. La terra non era mai stata tanto bella quanto in quella fragile e magica ora. "Sei sicuro di star bene?" chiese implorando Priya, che invece non lo era affatto, e quando finalmente lui riuscì ad annuire con vigore per convincerla, disse "Povero il mio ciccione" e scoppiò a piangere. Non c'era nome più appropriato per un uomo ossuto e spigoloso come lui, con le spalle leggermente incurvate, ereditate da un nonno che era stato scrivano di lettere nel suo paese, e occhi che sinda bambino avevano avuto bisogno di lenti spesse. Nella sua famiglia leggere e scrivere erano sempre stati più importanti della salute. Si fissarono nella penombra, senza toccarsi. Quel tappeto non era adatto all'amore terreno. Lei l'avevacapitosin dalla prima notte di nozze un anno prima, quando a un certo momento lui si era alzato STORIE/ SAHGAL 21 di notte dal letto e si era seduto a gambe incrociate sul tappeto, rivolto a oriente, per concentrare la mente nello spirito e perdersi nella meditazione fino all'alba. Lui l'aveva avvertita diverse volte prima di allora. "Spero non ti dia fastidio", si era scusato come di solito si faperi vizi minori, "È un'abitudine". OltreaPriya, solo sua madre sapeva di questa abitudine e non era stata davvero una sorpresa per lei. Uno straniero di passaggio l'aveva preparata su tutto quello che sarebbe accaduto quando ancora era incinta. Cosa non sarebbe disposta a credere una donna sul proprio unico adorato figlio, aveva pensato Priya. Lei non ci faceva caso. Lui non dormiva abbastanza, ma per il resto non c'era di che preoccuparsi. Se non altro questo secolo non statomolto generoso di visioni e persone che abbiano rinunciato alla vita terrena. Ma le ultime tre notti avevano scosso la sua sicurezza. Alle sei, mentre i vicini tornavano alla vita rumorosa, Moti si sentì unpo' più in sé. Bevvero il loro tè con il sottofondo lontano del rombo e dello stridio degli autobus più vicini alla strada principale. Moti si accorse che sua moglie aveva rovesciato del tè nel suo piattino, cosa insolita per lei. Priya non aveva mai mostrato il minimo segno di tensione nel periodo del loro snervante fidanzamento. Rimanere distanti per sette ore al giorno, quasi otto considerando i I tragittofinoallasedecentraledella Union Bankdi Delhi,gli sembrava un modo strano e inutile di vivere il matrimonio. Moti aprì il giornale che non aveva avuto tempo di leggere il giorno prima in città e lo shock gli provocò una scossa tale da riportare la pressione alla normalità. "Sai chi stato nominato presidente della Great Eastern Bank?" disse sbalordito. "È una del le banche che i I governo ha nazionalizzato l'anno scorso". "No,chi?" "Hari Lai". "Chi è perché mai non dovrebbe essere presidente di una banca?" "È un uomo che ha scontato dieci anni per rapina a mano armata. È un famoso dacoit". Il che lo collocava in una categoria distinta dagli altri personaggi ambigui che facevano carriera in posti importanti. Hari Lai non era un dacoit vecchio tipo, di quelli che si nascondono nella giungla e nelle grotte e non fanno altro che terrorizzare i villaggi. Era il tipo menefreghista di città, beniamino degli assidui frequentatori di cinema. "Grazie al cielo non è la tua banca", mormorò Priya in tono assente. Moti nonebbe ilcoraggio di spiegarle che se un uomo come Hari Lai poteva essere nominato presidente di una banca, di lì a poco una rete invisibileavrebbe avvolto completamente lacittà, dalle banche alle baracche. Moti sollevò le sopracciglia in segno di saluto verso Shiv, che aveva la serivania accanto al la sua nell'enorme pianterreno della Union Bank. Shiv disse con una risata, "Ehi professore! Dopo un anno ancora non dormi abbastanza". Moti scrutò la stanza. Gli piaceva in modo particolare l'enorme spazio vuoto tra il soffitto dove ruotavano i ventilatori, e non c'era l'ombra di una mosca, e lì sotto dovesi trovava. Vecchie e pesanti macchine da scrivere attendevano sotto polverose fodere di incerata su scrivanie da cui alcune pratiche cominciavano giù a germogliare come protuberanze dal legno. Altre pratiche erano ammassate in archivi amuro che racchiudevano chilometri di fitti numeri scritti a mano. Un panorama apparentemente caotico in cui in realtà tutto aveva un ordine ben preciso, perfetto come il taglio di una pietra preziosa. La disposizione della stanza era studiata al millimetro, ognuno di loro aveva iIproprio spazio e a questo proposito Moti era in pace con il mondo. Ma il giornale lo aveva scosso. Invece di

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==