Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

Nayantara Sahgal L'IMMAGINAZIONE SCHIZOFRENICA l:1ODIVISODELl:INDIAPOST-COLONIALE traduzione di Tea Galeasso Nayantara Sahgal, la scrittrice indiana di cui è stato appena pubblicato il romanzo Il giorno dell'ombra (Einaudi 1995, a cura di Anna Nadotti) recensitone! numero I06di "Linea d'ombra", nel corso di un convegno sulle letteratura in ingleseoffn alla riflessione dei partecipanti una sua interessante testimonianza sulla contraddizione da lei vissuta in quanto scrittrice in inglese e in quanto indiana. Tale condizione, con l'immaginazione "schizofrenica" che ne deriva, è per molti versi comune, pur con le dovute differenze culturali "indigene", a larga parte degli scrittori delle letterature in inglese. È per questo che l'intervento della Sahgal (sostanzialmente ripreso nel testo che qui pubblichiamo, apparso in Unbecoming Daughters ofthe Empire, a cura di S. Chew e A. Rutheford, Dangaroo Press, 1993) trascende l'esperienza personale da cui nasce e si pone come un contributo prezioso alla definizione del fecondo conflitto tra culture che caratterizza la produzione degli scrittori (indiani, africani, caraibici, eccetera) di lingua inglese. Prima eravamo "coloniali" e ora pare che siamo "postcoloniali". Allora"coloniale"è il nuovoAnno Domini rispettoal quale gli eventi sarannovalutatiineterno? La miastessaconsapevolezzadi sc1ittriceha 01igineo-migliaiadi anni ptima di Cristo; e alla fine di questo tempo smisuratoe infinitogliinglesiarrivarono,rimaseroepaitirono.Eoranon ci sono più, e ciò che hanno lasciatoè semplicementeun altro strato aggiuntoa tuttigli alt:tidi coscienza indiana.Soltantouno in più. Permettetemidi iniziai·econ la spiegazionedel titolo. Penso alla schizofreniacomeaunacondizionernentaleedemotivaprofondamente radicatainunparticolareten-eno,macheha insuperficieun'identitàpiù fluida,non facilmentecollocabileinunasingolaforma.Lo schizofrenico di questa descrizioneè un emigranteche potr-ebbenon aver-emai lasciatola sua gente e la sua terrn.Siamo tutti in qualche modo un io diviso, ma mi riferisco alle divisioni che la storia e le circostanze impongonosullecreaturecomplesseche noigià siamo.Faiù l'esempio di Jawal1arlalNehru, un prodottodei tempi coloniali che si definiva uomodi duemondi,ma a differenzadellacitazioneche descriveunodi questicome 1110110 e l'altro incapacedi nascer-e,entrambi i suoi mondi erano vivi e pieni di vigore.Non si trovava in un limbo.Quello era il guaio. La sua fu una vita t:t·ascorsain due cultur-epiù una, in vari modi una storiadi assimilazione;eppur-ei tempi incui vissee il ruoloche vi rivestì posero le sue culture in conflitto e a confronto. La lotta per l'indipendenzaconferivaal conflittounacollocazionestorica,e allasua vita e alla sua personalitàuna direzionemolto diversa da quella che alt:timentiavrebberoint:t-apreso. Gli indiani istruiti erano ovviainente a contatto con la civiltà occidentale sin dall'occupazione inglese, sebbene molti indiani, che vivevanoseguendoi I sole,lapioggiae lestagioni,nonnefosserotoccati. Ma anche molti di quelli colti ne subirono l'influenza solo nella vita esteriore.Noneradiventataunasecondanaturatranneperquei pochi la cui classe e circostanze sociali lo avevano reso possibile.Di questi, alcunisiponevanodi fronteali' incontrofraesteovestmettendodaparte illoroessereindianiperdiventar-eportatoriscuridellaculturabiancache ammiravanoe adottavano.Ma ilnazionalismoprodusseunaltrotipodi indianioccidentalizzatiper iquali lapluralitàculturalecomportavauna sconcertantechiarificazioneconsestessi,unattodibilanciamento,dove leprioritànoneranomai indubbio,madove "Chi sono io?"era sempr-e una ricercae unadomai1daper-enne.Nehrnernquestotipodi indiano,e può darsi che molti dei suoi compat1iotistiano ancora vagliando il significatodi questa paiticolar·e sperienzastorica. [...] C'è un aneddotodell'età imperialea propositodi un inglese il cui incaricoinSudanera giuntoal te1111ine.Dovevapartir-econ lafamiglia per tornar-ein Inghilten-ae fu felicequai1doil suo figliolettolopregòdi portarloasalutarelastatuadiGordon.llpadreeraorgogliosoche ilfiglio ricordassetutto ciò che gli ern stato insegnatosulla superba difesa di Khartoumda paitedelGeneraleGordon,un eventoeroiconegliannali dell'impero, e si commosse profondamentequando vide le lacrime scon-er-esulvisodelbambinomentresostavanovicinoallafamosastatua equest:t·e,finché il ragazzino non domandò: "Papà, chi è l'uomo in groppaa Gordon?".Sono coloroche in tuttaonestàe serietàguardano il cavallo e non il cavalier-eche non possono collocar-siin nessuna trndizioneche non sia quellache è in via di formazione.Se qualcuno vuolecollocarmiinunatradizione,èdi questatradizioneinembrioneche dovrà accontentarsi. Lamiastessaesperienzadivisacominciacon l'appartenerea li' India settent:tionale,una regione alla quale non è stato rispaimiato alcuno sconvolgimentoo esperienzapopolar-e,dallemeraviglieepicheeda una metafisicaimpai-eggiabilealle ripetuteinvasionie ai massacri.La mia parte della pianuradel Gange è la culla dell'induismo, ma è anche la dimorndell'Islame dell' indo-anglicità,per viadel pennanente impatto e della "ricaduta" del dominio inglese. Tutte e tre le influenze si incontranonellamiacittànatale,ilcuinomeoriginale,Prayag,figuranel Ramayana,mentre il suo nome attuale,Allahabad,attesta laconquista e il dominio da paite dei musulmani,e dove tutte le strade della mia infanziaprendevanoil nomeda un inglese,ilparcopubblicoavevauna statuadellavecchiae imponentereginaVittoria,e lungo last:t-adadove c'ern lanostrncasadue sere lasettimar1agiungevalamusicada ballodi un localedove non erano ammessigli indiani. Andare a scuola era come aiTivai·ea quella sala da ballo. La mia scuolaammettevagli indianima ignornval'India.Datoche ero sicurissima che l'India esisteva,non avevomoltafiducianellascuola.A casa mi nut:tivanodi ribellione.Tutti i componentidellamia famigliaerano impegnati nella lotta per estirpare il dominio straniero e avevano incominciatoa livellopersonale,rinunciandoalleborsedi studioe alla carTieracome avvocatiper dedicai·ela lorovitae tuttele proprierisorse alla lotta per la libertà.Ernnocosì dediti a organizzarlae ad andare in prigioneper essa, che io pensavoche finiredietro le sbatTefosse una carTiern.Nonavevar10unredditoregolar-eperchéavevanoabbandonato le loroattività,maconsidernvanocosìesaltanteviveresenzalecomodità, le strnttur-e lecertezzeche gli alt:tidavanoper scontate,che quando mi venni a trovare in quella che è considerata vita normale, dopo l'indipendenza, restai sconvoltadalle sue diver-secaratteristiche.Non avevomai conosciutoprimapersoneche avevanoun lavoro,facevano le vacanze, facevano parte di qualche associazione,andavano a fare

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