FotoRobertoKoch/ Contrasto. per questo si sono tanto compiaciuti di casuali quanto non verificate dichiarazioni di Taslima. Vorrei ora tornare ad alcune delle considerazioni da cui sono partito. In particolare vorrei riprendere le immagini che ho fornito ali' inizio di questo breve saggio: quella di W.H. Auden, che affronta l'onda modernista e passa da una corrente ali' altra. Non intendevo in alcun modo associare Auden ali' estremismo religioso come oggi lo conosciamo. Sarebbe ridicolo. Se un'analogia esiste, è assai circoscritta e consiste semplicemente in questo, nel fatto che una conversione al cristianesimo come quella di Auden è stata-oltre a molte altre cose-anche un gesto di dissenso, un dissociarsi dalla corrente pri neipale del la coscienza modernista. È i~fine !nnegabile, credo, che alcuni tipi di estremismo religioso testimoniano anche una diffusa seppur nebulosa coscienza del dissenso; una inarticolata, forse inesprimible critica dell'economia politica e morale del mondo contemporaneo. Ma il problema resta: perché tali movimenti superano tanto facilmente il limite, perché sono così violenti, così distruttivi, e perché il loro pensiero è così pieno di intolleranza e odio? Oggi, per la prima volta nella storia, un singolo ideale impone al mondoqualcosacheèassai vicinoall'egemoniaassoluta: l'idea che l'esistenza umana debba essere permanentemente ed irrimediab!lmente subordinata al funzionamento del meccanismo impersonale dt un mercato globale. Realizzato a vari livelli in varie parti del mondo, un simile ideale gode del vigoroso supporto di università, banche, grandi corporazioni internazionali, e di una retedi comunicazioni globali sempre più vincolante. Tuttavia, il mercato come valore culturale assoluto, non temperato da alcun altro ideale etico, politico, o spirituale, risulta spesso così disumano e predatorio che SAGGI/ GHOSH 15 non può non produrre dissenso. È semplicemente inconcepibile che la maggioranza degli esseri umani accetti di buon grado l'idea che la ricerca di profitto sia l'unico, o comunque centrale, principio ordinatore della società. Per un curioso paradosso, lo spazio per il dissenso si è ristretto via via che il mondo diventava più libero, e oggi, in questo spazio ridotto, ogni voce comincia a ripiegarsi su se stessa. Credo che ciò accada perché abbiamo bisogno di ricreare, espandere e immaginare daccapo lo spazio per un dissenso articolato, umano e creativo. ln assenza di tale spazio, le energie deviate e rapaci dell'estremismo religioso troveranno sempre nuovo alimento. Che dire, infine, della religione in quanto tale? Dobbiamo rassegnarci alla possibilità che la fede venga cannibalizzata ovunque da questa pletora di idee politica, sociologiche e in ultima analisi, profane? Si è tentati di rispondere di no; di dire che hindu, buddhisti, cristiani, ebrei e mussulmani continuano a fondarsi su altri valori. Eppure, se appare chiaro che la maggioranza dei seguaci di una religione professa oggi idee che sono, lo ripeto, politiche o sociologiche, allora dobbiamo essere preparati ad accettare che oggi la religione sia esattamente questo. Quanto a me, ho nuotato per troppo tempo in acque premoderniste peraccettare l'idea che una parte almeno del l'impegno che la cultura umana ha investito per secoli in questioni dello spirito non possa, in qualche modo, sopravvivere\ Note I) Cfr. Amitav Ghosh, Danzando in Cambogia, a cura di Anna Nadotti, Edizioni Linea d'Ombra 1994, p. 35. 2) Taslima Nasrin, La vergogna, Mondadori 1995. 3) Il presente saggio è stato scritto per il numero della primavera 1995 di "WQ".
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