Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

14 SAGGI/ GHOSH In India degenerò rapidamente in violenza contro i musulmani da parte di folle ben organizzate di hindu. In numerose grandi città scoppiarono disordini, eci furono quattrocento morti in due giorni. La stragrande maggioranza dei quali, come sempre in India, era musulmana. Si sa con certezza che in molte zone del paese la polizia collaborò e addirittura diresse le moltitudini hindu. Nel giro di sei giorni, stando alle stime ufficiali, il numero delle vittime salì a milleduecento. Resoconti giunti da ogni parte del paese testimoniano la brutalità senza precedenti, l'inspiegabile ferocia delle violenze degli estremisti hindu contro i musulmani. Un mese dopo ci fu una seconda ondata di violenze anti-musulmane, concentrate soprattutto a Bombay e Surat. Si trattava ormai di pogrom sistematici, con folle che andavano a caccia di musulmanicasapercasa, in determinati quartieri. Yogl io citare iI resoconto di un osservatore olandese, da Surat: "In un campo profughi che ho visitato, un ragazzino di neppure sei anni siede tutto solo in un angolo con lo sguardo fisso nel vuoto. Ha assistito prima ali' assassinio del padre e della madre, poi del nonno e della nonna, infine dei tre fratelli. É ancora vivo ma il suo corpo non è illeso, ha 16 punti in testa e bruciature sulla schiena. Gli uomini che hanno fatto ciò pensavano che fosse morto quando l'hanno lasciato[ ...]. Le pagine del miodiariosonopienedi simili atrocità. Donne tra i sette e i settant'anni sono state prelevate e violentate da bande di uomini che vagabondavano nei dintorni[ ...]. Ci sono state persone gettate nel fuoco e bruciate vive. Un alto ufficiale mi ha raccontato di aver visto mobili che cadevano dal balcone di un edificio a più piani sul lato opposto della strada: materassi, sedie e poi, con suo grande orrore, bimbi piccoli". Tale è stato l'orrore che ha attraversato l'India nell'inverno 1992, in nome della religione. Anche in Bangladesh e in Pakistan la distruzione della moschea di Ayodhya ha generato violenza. In entrambi i paesi sono stati assai iti tempi i. In Bangladesh, che ha una consistente popolazione hindu, molti templi sono stati distrutti edissacrati;esercizi commerciali di proprietà hindu sono stati assaliti e saccheggiati, molte famiglie hindu sono state strappate dalle loro case. Bisogna comunque riconoscere che, malgrado tutto ciò che è accaduto, non risulta che ci siano stati morti. Stando alle cronache, l'entità delle violenze commesse in Bangladesh è stata di gran lunga inferiore a quelle commesse in India. Maè il caso di chiedersi se abbia senso misurare simili fatti su una scala di comparazione dell'orrore. Infatti, peruna famiglia della minoranza aggredita a Dhaka, l'orrore della situazione non sarà mitigato dall'apprendere che si sono trovati tra le quinte del palcoscenico della violenza, e che in India igruppi della minoranza hanno subito violenze assai peggiori. Allo stesso modo, il terrore di una famiglia musulmana di classe media coinvolta nei disordini a Bombay, non saràdiminuitodallaconsapevolezzache in Bosnia la violenza è ancora peggiore. Per i serbo-bosniaci, a loro volta, il calcolo delle violenze risale ali' indietro fino al XIV secolo. Arrabattarsi con simili calcoli significa entrare in quella che ho definito logica della vittimizzazione competitiva, il cui unico scopo è quello di al imen tare la volontà di supremazia. Mettendo in luce eventi che si svolgevano tra le quinte anziché al centro della scena, lojja propone inevitabilmente un punto di vista parziale. In effetti in India i fautori della supremazia religiosa hanno fatto proprio il libro con evidente clamore. Ne sono state stampate a grande velocità varie edizioni pirata e si è arrivati a far distribuire il libro da attivisti hindu nel tentativo di suscitare sentimenti anti-musulmani. Il che si è ritorto contro TaslimaNasrin, che è stata accusata di essere una pedina dei fanatici hindu in India, di essere sul libro paga di una casa editrice di Calcutta e così via. In realtà, lojja condanna inequivocabilmente la volontà di supremazia degli hindu. Solo che non dà loro tanto rilievo quanto gliene dà la controparte musulmana in Bangladesh, contesto inevitabile del libro. Altrettanto importante, Taslima Nasrin non può certo essere considerata responsabile dell'uso che viene fatto del suo libro. Quando diventa di pubblico dominio, un libro esce dal controllo del suo autore. Non vedo in che modo uno scrittore o una scrittrice possano proteggere i propri testi da simili abusi.L'unica alternativa sarebbe quella di non scrivere di simili argomenti. Noi che scriviamo fiction, anche quandoci riferiamo a temi di rilevanza pubblica, non abbiamo scelta-e non importa quanto i nostri romanzi siano sdolcinati o stravaganti - se non quella di raccontare i fatti filtrati attraverso la nostra personalità. li nostro approccio agli eventi, anche i più generali,è inevitabilmente limitato, basato e focalizzato su dettagli e particolari. Di qualunque fatto si scriva, si finirà dunque necessariamente per trascurare il contesto politico. Si pensi per esempio a un fatto relativamente comune: un'aggressione a scopo di rapina, diciamo, nelle strade di New York. Se scriviamo di un'aggressione a un bianco da parte di un nero senza fornire le storie col letti ve che stanno sul lo sfondo, non finia,mo per alterare in qualche misura il contesto del fatto? E se invece, sfidando gli stereotipi, facessimo del nostro rapinatore una donna manager bianca, non altereremmo un contesto altrettanto importante? Ma dove ci porterebbe tale ricerca di contesti? Non finiremmo fatalmente per sfigurare il tessuto narrativo del nostro lavoro nel tentativo di dar conto di ogni più ampio contesto? Quali sono dunque i contesti che noi scrittori di fiction possiamo adeguatamente fornire? Ritengo che essi debbano limitarsi all'evento stesso, o la scena, se preferite: il timore che l'aggressore ha della sua preda, iI lampione stradale sopra di loro, iIfermacarte che cade dalla tasca della vittima mentre estrae il denaro. li lettore o lettrice deve assumersi almeno in parte la responsabilità di situare l'evento in un contesto più ampio, di popolare la scena con gli strumenti del la propria esperienza e cultura. Chi legge la scena al la lettera o in una prospettiva angusta deve senz'altro assumersi parte della colpa di tale lettura. Letto da un lettore responsabile, lojja funziona magnificamente. Attraverso una molteplicità di dettagli crea una situazione che è il contesto stesso, e tal senso lo si può utilizzare immaginativamente ben al di là dei confini del suo contesto geografico. Io, per esempio, non ho letto lojja come un libro sugli hindu in Bangladesh, bensì come un libro sui musulmani in India. Ho provato sulla mia pelle la sensazione di terrore che ha spinto i miei amici musulmani ad affittare case sotto altro nome o comprare biglietti ferroviari utilizzando nomi hindu. In sostanza mi è servito a capire cosa significa vivere sotto la minaccia della volontà di supremazia religiosa. lojja può essere letto così anche perché è centrato su una questione cruciale, che serve perfettamente a esemplificare il mio discorso. Quasi suo malgrado, TaslimaNasrin riconosce che I' estremismo religioso ha oggi ben pocoachefarecon la dottrina e la fede, e che in realtà prende a prestito gli argomenti della sociologia, del la demografia, delle scienze sociali e politiche. Per essere un libro che è stato definito blasfemo, sorprendentemente lojja non contiene un solo riferimento alla religione e alle scritture. Persino termini come "hindu" e "mussulmano" ricorrono di rado. Taslima preferisce usare parole come "minoranza" e "maggioranza". Non c'è nulla in lojja cui iI lettore più fastidiosamente devoto possa obiettare, da un punto di vista teologico. Se ciononostante ha potuto infiammare l'opinione pubblica estremista in Bangladesh e dar fiato al le trombe dell'opposta fazione religiosa in India, significa che ha toccato un tipo di realtà completamente diverso. Resta iIfatto che, per quanto si sentissero oltraggiati, gli estremisti non sono riusciti a trovare un solo passaggio che potesse essere indicato come blasfemo. Forse

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