Linea d'ombra - anno XIV - n. 111 - gennaio 1996

istituite tali leggi diventano quasi invariabilmente strumenti di dominio della maggioranza. Basti pensare, ad esempio, alle leggi contro l'empietà entrate in vigore in Pakistan nel corso degli anni Ottanta. Un recente rapporto di Amnesty International ci dice che "attualmente in Pakistan ci sono parecchie decine di persone accusate di empietà". Per lo più appartengono alla comunità minoritaria di Ahmadiyya. Questa setta, che si considera musulmana, è stata dichiarata eretica dalla legislazione del paese, e ai suoi membri è fatto divieto di professare, praticare o divulgare la propria fede. Secondo gli attivisti delle organizzazioni per i diritti umani del Pakistan, nel!' arco di cinque anni centootto attivisti Ahmadi sono stati accusati di empietà per aver praticato la propria fede. Negli ultimi tre anni, sempre stando al rapporto, sono aumentate le accuse di empietà anche nei confronti di membri della minoranza cristiana in Pakistan. Ma eccoci di nuovo al punto, ecco che cambia il significato di empietà. Avendo a disposizione leggi simili, non è real istico esci ude re che la gente possa usarle in modo distorto. Cito dal rapporto:" A quanto pare, in parecchi casi sono rancori personali contro i propri vicini cristiani che spingono la gente a risolvere le controversie accusandoli di empietà. Anwar Masih, un cristiano di Sammundri, nel distretto di Faisalabad, aveva un contenzioso con il negoziantemusulmanodel posto per un piccolodebitoe in seguito venne accusato di empietà[ ...]. Si èsaputoche un ragazzo tredicenne del Punjab aveva raccontato di aver fatto a pugni col figlio di otto anni di un commerciante musulmano. 'Tutto è cominciato con alcuni piccioni. I ragazzi avevano preso i miei piccioni e non volevano restituirmeli[ .. .]. Il ragazzino con cui avevo fatto a pugni disse che mi aveva visto scrivere [parole blasfeme] sui muri della moschea'. Il ragazzo, che non ha mai imparato a leggere e scirvere, e due adulti cristiani sono stati accusati di empietà nel maggio 1993". Quanto siamo lontani dal rispetto per lo spirito del le Scritture! Vorrei ora occuparmi di un romanzo che, più di ogni altra cosa letta ultimamente, mi ha costretto a confrontarmi coi problemi che l'estremismo religioso pone agli scrittori. Si tratta del romanzo Lojja (Vergogna 2 ) della scrittrice bengalese Taslima Nasrin. Credo che questo libro, pur con alcune debolezze, sia comunque un romanzo assai importante e un lavoro di notevole profondità. É anche un lavoro gravemente frainteso sul piano letterario, in quanto al momento è disponibile nella maggior parte del mondo solo in una traduzione inglese, che non è esagerato definire mostruosa. Di conseguenza, sia in America che in Europa il libro è stato sottovalutato, probabilmente perché i recensori hanno dato per scontato che la traduzione rispecchiasse la qualità del libro. Ora, benché io scriva in inglese, la mia lingua materna è il bengali, e avendo letto il libro in lingua originale so che tale giudizio è infondato. Appare ormai sempre meno probabile che iI libro possa godere di una lettura attenta, in parte perché è diventato una pedina all'interno dei conflitti religiosi del subcontinente indiano, in parte perché Taslima Nasrin è ormai lei stessa una "causa" globale, per ragioni che poco hanno a che fare con ciò che scrive. Sembra che Lojja sia stato scritto molto in fretta, e completato in un paio di mesi. In seguito il libro è stato rivisto, ma anche nella nuova versione resta un romanzo breve- 150 pagine nella nuova edizione in bengali. La storia è semplice: attraverso la figura del protagonista, Suranjan Datta, segue le vicende di una famiglia hindu che viene travolta da un'ondata di violenze contro la minoranza hindu del Bangladesh. Raccontagli eventi immediatamente successi vi alla distruzione della moschea di Ayodhia, il 6 dicembre 1992. La narrazione è inframmezzata da riassunti di articoli giornalistici, stralci di resoconti tratti dagli archivi delle organizzazioni peri diritti SAGGI/ GHOSH 13 umani, e altre notizie che esemplificano dettagliatamente le violenzeodierne. È soprattutto una severa, in quanto documentata, condanna di certi gruppi estremistici religiosi del Bangladesh. Com'è noto,quando venne pubblicato nel 1993, il libro suscitò violente reazioni. Di venne anche immediatamente un best sei ler al di là e al di qua del confine, ossia in Bangladesh e nelle regioni di lingua bengali dell'India. Pochi mesi dopo la pubblicazione il governo del Bangladesh, accettando le pressioni degli estremisti, mise il libro al bando e lo fece togliere dalla circolazione. Poche settimane dopo un leader estremista musulmano dichiarò Taslima Nasrin colpevole di apostasia e scagliò contro di lei una condanna a morte. La condanna era accompagnata da una taglia generosa. Qualche mese dopo, in risposta ad alcune affermazioni contenute in un'intervista rilasciata da Taslima ad un giornale di Calcutta, il governo del Bangladesh la accusò formalmente di offesa ai sentimenti religiosi e avviò un procedimento penale. Taslima Nasrin visse in clandestinità percircadue mesi, poi, grazie alla mobilitazione internazionale, nell'agosto 1994 le fu concesso di lasciare il paese. Attualmente vive in Svezia. Durante il suo breve esilio ha più volte messo in difficoltà i governi. Nell'ottobre 1994 il ministro degli esteri francese le ha rifiutato il visto. Un simile gesto ha suscitato nel pubblico una tale indignazione da costringerlo a rivedere la sua decisione. Quel lo che ho brevemente tracciato qui è forse solo l'iniziodellastoriadi Taslima Nasrin. Mentre scrivo, in Bangladesh un pubblico ministero si è presentato in tribunale per chiedere che venga condannata, in assenza, per il reato di empietà. Eppure gli estremisti religiosi non sono stati gli unici a criticare Lojja, al momento della pubblicazione. Molte voci non settarie, liberali, si sono espresse con accenti fortemente critici nei confronti del libro. Si tratta di obiezioni importanti che vanno prese in considerazione proprio perché-non lo ripeterò mai abbastanzale voci non settarie, profondamente laiche, non rappresentano certo una posizione debole o isolata in quel paese. La cultura bangladeshi in particolare, e la cultura bengali in generale, hanno un'antica e con sol idata tradizione di pensiero secolare; la stessa Taslima Nasrin è un prodotto di tale tradizione. Malgrado tutta la loro visibilità, gli estremisti religiosi non costituiscono che una piccola minoranza della popolazione del Bangladesh. Oggi, per esempio, controllano solo iI due per cento del l'elettorato. L'osservazione più significativa mossa da critici bangladeshi e indiani di parte liberale, non settaria, al libro Lojja è quella secondo cui il romanzo, concentrandosi esclusivamente sul Bangladesh, distorce profondamente il contesto di violenza che dipinge. Preso alla lettera, credo che sia vero. Concentrandosi sugli eventi di Dhaka, effettivamente il libro altera, per omissione, la scena e le cause di quegli eventi. Qual era dunque il contesto? Cercherò molto brevemente di definirlo. li 6dicembre 1992, alcune migliaia di hindu decisi ad affermare la propria supremazia rasero al suolo la moschea di Ayodhya, vecchia di quattro secoli, sostenendo che era stata edificata nel luogo in cui era nato il loro mitico eroe Sri Rama. Il governo indiano, malgrado numerosi avvertimenti, si dimostrò colpevolmente negligente nel non prevenire in alcun modo la distruzione della moschea. Così, attraverso la CNN, il mondo intero ha potuto assistere alla frenesia distruttiva di una folla di fanatici hindu che aggredisce un sito archeologico. A che pro? Dopo tutto, un leggendario eroe che cavalca iImondo non potrà che risultare sminuito se il luogo della sua nascita viene ridotto a circoscritta località geografica. Tanto in Pakistan e Bangladesh quanto in India, alla distruzione della moschea seguirono gravi tensioni e una generale inquietudine.

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