12 SAGGI/ GHOSH suoi viaggi al cimitero? li risultato comunque fu che rimase a casa. Aquanto pare, l'estremismo religioso funziona così. Le argomentazioni di cui sono intessuti questi discorsi fondamenta!isti non appartengono, evidentemente, solo agi iestremismi religiosi. Al contrario, sono esattamente le stesse che alimentano taluni conflitti privi di qualunque connotazione religiosa: i conflitti linguistici, peresempio, o iconflitti etnici e tribali. In uncerto senso, l'aspetto più rivelatore di tali movimenti è proprio questo: tuttifanno ricorso allo stesso linguaggio della differenza - un linguaggio tota Imente profano, assolutamente privo di fede o credo. Mene sono reso pienamente conto un paio d'anni fa,durante un viaggio inCambogia. LeNazioniUnitestavanoconducendo un' operazione di pace su vasta scala, e circa 20.000 uomini del contingente di pace provenienti da tutti i paesi del mondo erano dislocati ovunque nel paese. Il principale ostacolo alla pace erano i khmer rossi, lacui ideologia si era ormai ridotta a una forma nazionalistica di razzismo, diretta contro i vietnamiti e laminoranza cambogiana di lingua vietnamita. Un disertore, che si era consegnato agli ufficiali ONU qualche mese prima delle elezioni, così racconta il suo tirocinio politico con i khmer rossi: "Per quanto riguarda i vietnamiti dobbiamo ucciderli inogni caso, sia imilitari che icivili, perché non sono civili qualunque bensì soldati in abiti civili. Dobbiamo ucciderli tutti, uomini, donne o bambini senza distinzione, sono nemici. I bambini non sono soldati, ma se sono nati o cresciuti in Cambogia, quando saranno grandi considereranno come propria la terra cambogiana. Dunque non bisogna faredistinzioni. Quanto alle donne, mettono al mondo bambini vietnamiti"'. Durante il processo di pace, i khmer rossi portarono a termine parecchi massacri, perla maggior parte contro piccole comunità di pescatòri vietnamiti. Io giunsi in Cambogia nel gennaio 1993. Solo sei o sette settimane prima il mio paese, l'India, aveva affrontato il periodo di crisi forse piùgravedall'epocadell'indipendenza, nel 1947.Lacrisi era precipitata in seguito alla distruzione della moschea di Ayodhia da parte di estremisti hindu. Alla distruzione della moschea seguì un'ondata di violente aggressioni alle comunità della minoranza musulmana in India. In una serie di pogrom in numerose città indiane, migliaia di musulmani furono sistematicamente assassinati, violentati e torturati da estremisti hindu. Per molti aspetti, il linguaggio degli estremisti hindu, con le dovute sostituzioni, era identico a quello dei khmer rossi cambogiani. Fudunque sullo sfondo di questi tragici eventi che mi ritrovai un giorno a Siem Reap, nella Cambogia nordoccidentale. ln quella città, famosa per la vicinanza al glorioso complesso di templi di Angkor Wate AngkorThom, incontrai ungruppo di medici indiani che gestivano un piccolo ospedale da campo per leNazioni Unite. In virtù dell'amichevolezza che unisce i compatrioti in un paese lontano, fui invitato a unirmi a loro per il pranzo. I medici mi accolsero con assoluta cordialità nella lorosala da pranzo prefabbricata. Ma appena fui seduto, mi si rivolsero sorridendo cordialmente attraverso i piatti di riso e dal, e uno di loro mi chiese: "Mr. Ghosh, saprebbe darmi una sola buona ragione per cui noi hindu non dovremmo demoIire tutte lemoschee dell'India? Dopo tutto, siamo la maggioranza. Perché dovremmo permettere a una minoranza di stabilirecosaègiusto pernoi?" Fino aquel momento nonmiero reso conto che i miei ospiti erano tutti hindu, di varie parti dell'India. Il loro ragionamento, naturalmente, non mi giungeva affatto nuovo: era lasolita argomentazione maggioritariache tiravano fuori gli estremisti hindu in India. Ma lì, in quel contesto, con i colpi di fucile dei khmer rossi che ci giungevano ali' orecchio di tanto in tanto, suonava spaventosamente oltraggioso. In primo luogo, quei medici non erano degli estremisti, da nessun punto di vista. Anzi, erano la personificazione stessa della normalità delle classi medie. In secondo luogo, probabilmente non erano credenti, se non in un senso assolutamente intirno. Per i oro, lareligione nonera vei-osirnil~·"" ---: mente che un tratto distintivo, utile a fissare i limiti di quella che definivano maggioranza. Durante la furibonda discussione che seguì rimasi sbalordito - ma forse non avrei dovuto - nello scoprire che condividevano tutti una malcelata ammirazione per i khmer rossi, pernulla diminuita dal fatto che ci trovavamo sotto il loro fuoco. Rimasi sbalordito perché suImomento non riuscii acapirecome credenze estremiste hindu potessero tradursi tanto facilmente in simpatia per un gruppo con cui non avevano alcuna prossimità reiigiosa, ungruppo lacui genealogia ideologica avrebbe dovuto al contrario ispirare ripugnanza inquei professionisti di classe media. Ho capito solo in seguito, leggendo le corrispondenze da Bosnia, Croazia, Sudan, Algeria, Sri Lanka, e da altri paesi lacerati dalle guerre, che per simili credenze religione, razza, etnìa a lingua non hanno alcun contenuto. Servono unicamente come linee di demarcazione. L'odierno contenuto dell'ideologia, non importa quale abito assume, se quello religioso o linguistico o etnico, è lo stesso in tutti i paesi, sebbene sia diversa l'articolazione simbolica. Inmolti casi - Sri Lanka, per esempio - i movimenti estremisti hanno spostato l'obiettivo, senza soluzione di continuità, dalla lingua alla religione. Cos'è dunque l'ideologia, se puòmuoversi con tale noncuranza tra gruppi politici così diversi? Credo che sia un demone che ha accompagnato furtivamente Ia democrazia Iiberaie attraverso tutto il secolo: un'ideologia che, in mancanza di un termine migliore, chiamerò volontàdi supremazia [suprematism].Consiste essenzialmentenellaconvinzioneche ungruppononpossagarantirsicontinuità se non esercitando ilcontrollo culturale e demografico assoluto su una determinata area geografica. Gli antecedenti fascisti di questa ideologia sono evidenti e ovvi. Alcuni arriverebbero forse a sostenere che qualunque tipo di nazionalismo deve essere considerato una variante della volontà di supremazia. Il che è spesso, ma non necessariamente, vero. li nazionalismo non settario, anti imperialista di unGandhi odi un SaadZaghloul era fondato sulla fiducia nella possibilità di relativa autonomia per popolazioni eterogenee e non aveva niente a che fare con l'affermazione di supremazia. Tornando a ciò che dicevo all'inizio: sono convinto che i movimenti religiosi estremisti, in India, Israele, Egitto o Stati Uniti, siano spesso movimenti per la supremazia, quale che sia la retorica scelta. Imovimenti che forse sfuggono di più a questo schema sono imovimenti islamici radicali. Di tutte le religioni del mondo, l'Islam resta oggi quel lameno territoriale, lameno nazionalizzata, per così dire. Eppure non può essere una semplice coincidenza che, malgrado la critica del nazionalismo di alcuni settori dell'Islam radicale, questi movimenti siano ricaduti ovunque in schemi riconducibili alla forma corrente di nazione-stato. Né può essere una coincidenza che nel mondo islamico, come altrove, i movimenti religiosi raggiungano il massimo dell'estremismo inpaesi con vasteminoranze di popolazione - Egitto e Sudan, per esempio. La forza dei movimenti estremisti è così peculiare che riescono a mettere in essere minoranze attiveanche laddove non erano mai esistite prima. Così, in Algeria, gli estremisti musulmani devono ora fare i conti con una minoranza berbera sempre più aggressiva. In linea di principio, non è irragionevole che un popolo abbia il diritto di vivere sotto leggi religiose, con adeguate garanzie democratiche. Ma in pratica, nelle società contemporanee, una volta
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