1O SAGGI/ GHOSH gorghi che contraddistinguono l'incontro delle due correnti? Senza dubbio il conflitto non può essere imputato alla religione nel suo significato più profondo. Nel corso di gran parte del la storia umana, religione e letteratura sono state virtualmente inseparabili, ovunque. Mi vengono in mente ideologie non religiose che hanno visto un nemico nella letteratura; ma non so di alcuna religione che abbia assunto storicamente tale posizione. Ecco perché dobbiamo essere rigorosi e inflessibili nel respingere le pretese di quelle religioni estremiste che si appellano a precedenti storici e religiosi per attaccare gli scrittori. Sono pretese in malafede. In realtà, le radici della loro ostilità stanno nel "pedigree" eminentemente moderno del loro momento di conversione. Le religioni che essi invocano non cominciano con un positivo contenuto di fede; hanno inizio in gesti di negazione. Può darsi che il modo in cui ho usato l'espressione "estremismo rei igioso", appaia scarsamente attento alle differenze tra le principali religioni del mondo.L'ho fatto di proposito. Sono convinto che il contenuto di tali ideologie sia straordinariamente simile, attraversi continenti e culture. Si pensi, per esempio, al fatto che la retorica dell'estremismo religioso fa leva ovunque su argomenti che sarebbero stati considerati profani, o mondani, o decisamente laici alcune generazioni prima di noi: argomenti qual ipotere statale, controllo della burocrazia, curricula scolastici, l'esercito, i tribunali, le banche e istituzioni analoghe. Si pensi anche che gli estremisti religiosi sono ovunque ostili alle principali tradizioni di dissenso interne alla religione per conto della quale pretendono di parlare, qualunque essa sia. Gli estremisti musulmani del Medio Oriente disprezzano i tariquas, gli elementi dottrinari della tradizione Sufi, che sono stati per lungo Sonolietidiannunciare lnumero specialedi"LINEA D'OMBRA" sul "NEWBRITISH WRITING" inuscitaamarzo1996 contestiepoesiedi: SimonArmitage, Rosalind Be/ben, LouisDeBernières, Lavinia Greenlaw, A.L.Kennedy, TimPears,HelenSimpson, Barbara Trapido Il BRITISH COUNCIL annuncia ilconvegno letterario eilciclodiconferenze chsiterrannoinoccasione delnumerospecialecui sarannopresenti glautori tempo un punto di forza dell'Islam popolare; la leadership politica dei movimenti estremisti hindu considera i mendicanti e gli asceti della tradizione un fatto imbarazzante. In entrambi i casi, l'ostilità nasce da ansie di rispettabilità e razionalità tipicamente borghesi. Numerosissimi segni dimostrano inoltre che l'accentuarsi delle preoccupazioni sociologiche delle maggiori religioni è andato di pari passo con la convergenza tra le loro dottrine e le istituzioni. Eppure, se parliamo di dottrina restiamo ancora su un terreno manifestamente rei igioso. Ma la verità è che nel le zone del mondo abitualmente scosse da disordini religiosi, si sente molto raramente parlare di dottrina o di fede. Per lo più in tali aree, per un curioso rovesciamento, il linguaggio dell'odio religioso non è religioso affatto. Le voci che sputano odio attingono invariabilmente a fonti più incendiarie. Una di esse è il linguaggio della quantità, dei numeri - in altre parole, statistiche, ben nota sintassi del falso. li tale e tal' altro gruppo sta crescendo troppo, dichiarano, il suo andamento demografico è così e così; ben presto sarà la maggioranza e avrà la meglio su un altro gruppo che non ha nessun luogo in cui andare; quel gruppo dunque sarà buttato in mare, travolto dalla marea crescente dei suoi nemici interni. Allo stesso modo, queste voci prendono a prestito la lingua della storiografia accademica, tirano fuori dati archeologici per provare che questo o quel gruppo non ha alcun diritto di essere lì, che sono invasori arrivati dopo altri popoli più autenticamente indigeni, il cui diritto alla terra è dunque maggiore. Uno degli aspetti più curiosi di questi discorsi bizzarri ma, ahimè, fin troppo reali, è quella che potremmo chiamare logica della vittimizzazione competitiva. Il gruppo X, incontestabilmente maggioritario nella propria area geografica, si proclama minoranza in quanto sarebbe superato se fossero messe nel conto le regioni circostanti. Accampando tale ragione i suoi ideologi sosterranno che, per salvaguardare se stessi, bisogna buttare fuori dal territorio il Gruppo Y. Il Gruppo Y, che è manifestamente la minoranza, diventa così la maggioranza; le vere vittime sono quelli che appartengono al gruppo X. E avanti di questo passo. La maggior parte di queste ideologie condividono anche i discorsi sul le donne: come le donne devono vestirsi, come devono comportarsi, quando e se devono riprodursi. E tutto ciò, ci viene detto, perché la scrittura o la tradizione vogliono così. Ricordo benissimo un episodio accaduto circa quattordici anni fa, in un periodo in cui vivevo in un villaggio egiziano. Un giorno uno studente di quindici anni, uno dei ragazzi più brillanti e simpatici del villaggio, mi disse: "Sai cos'ho fatto oggi? Ho rimproverato duramente mia madre e le altre donne di casa mia. Ho detto loro che non possono più andare a pregare sulle tombe di famiglia". Ero sbalordito. Per quanto ne sapevo, l'abitudine di rendere omaggio alle tombe era antichissima, e aveva inoltre la funzione di garantire alle donne un luogo in cui incontrarsi con le famiglie d'origine e con le amiche. "Perché?" chiesi al ragazzo "Perché hai fatto una cosa simile?" "Perché è contrario alla nostra religione, naturalmente," mi rispose "Visitare le tombe non è che una superstizione irrazionale". In seguito appresi che un insegnante con simpatie fondamentaliste aveva tenuto un'infuocata predica nella moschea, incitando gli uomini del vii I aggio a mettere fine a quel la tradizione. L'immagine di quello studentello adolescente che spiegava a sua madre ciò che doveva o non doveva fare mi accompagnò per molto tempo. Dove trovava una simile autorità a soli quindici anni? Perché la madre gli permetteva di parlarle così? Ma non era anche giusto fare ciò che lui faceva? Dopo tutto, non è forse irrazionale far visita ai morti?Tuttavia, a lei non sarebbe dispiaciuto rinunciare ai
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