,,,,,,,,, ...,. CINQUEPOETI Liz Lochhead è nata nel 1947 a Motherwell, nel Lanarkshire. Autrice di fortunati drammi teatrali, ha tradotto Tartuffe di Molière in dialetto scozzese. Edwin Morgan è nato a Glasgow nel I 920. Poeta, drammaturgo e traduttore, ha pubblicato moltissime raccolte di versi. Douglas Dunn, poeta. Nato nel 1942 a Inchinnan, nel Renfrewshire, ha insegnato scrittura creativa presso varie università scozzesi e australiane. Aonghas MacNeacail è nato a Skye nel 1942. Scrive in inglese e in gaelico e quasi tutte le sue raccolte di versi sono pubblicate in edizione bilingue Valerie ~illies, nata in Canada nel 1948, ha vissuto in Scozia fin dall'infanzia. E poeta, critica e traduttrice. Liz Lochhead Narra storie lei si sedette al tavolo ben sfregato nella cucina ripulita vicino alla credenza con la maiolica crepata. Ed ogni briciola residua di luce diurna fu messa sotto sale. Nessuno poteva dire che le storie fossero inutili poiché quando la lingua schioccava cinque o quaranta dita cucivano il grano era separato dalla crusca le toppe raggiustate o il rammendo rifinito. Non era mai lei quella colpevole di indolenza. Di giorno trasandata o impeccabile non importa se la sua minestra fosse acqua sporca oppure delizia. Narrare storie era il suo mestiere. Era come filare, raccogliendo l'aria sottile nel più compatto e forte dei fili. La notte ci teneva nell'attesa, con il fiato sospeso, poiché il finale lo sapevamo a memoria. E alla prima luce mentre le donne si affacendavano attorno al fuoco mentre i piedi dei contadini cercavano gli zoccoli mentre il grigio pallido inondava le piane dei campi le storie si dissolvevano nella spirale dell'orecchio ma poi SCOZIA/ POETI 87 si appendevano capovolte nelle teste addormentate dei bimbi per prendere il volo di nuovo nella notte dei narrastorie. Ciò che la pozza disse, nel giorno di mezz' estate traduzione di Carla Sassi Ti ho attratto alle mie garrule rive, gorgogliando a lungo finché - ubriaco d'aria e sicuro che è solo acqua che parla - vieni finalmente al mio silenzio. Ascolta, sono buia, immobile e abbastanza profonda. Nemmeno il più caldo risonante sole del più lungo giorno può cancellarmi. Cosa aspetti? lo sono qui, invitante, ammiccante. Con la donna è stato facile. Simile a simile, l'ho chiamata, lei è venuta. In un attimo l'ho avuta fuori di sé, è scivolata dentro le mie calze d'acqua, sporgendosi si raccoglieva sorreggendosi al mio verde vetroso reggiseno. Ma è te che voglio, e tu lo sai, uomo. Ti guardo, svestito, immerso fino al ginocchio nelle mie acque basse, mentre dici a te stesso che ciò che ti toglie il fiato e ti attorciglia le budella non è questa mia freddezza ma la tua stessa paura. - La tua ragionevole paura, la parte sincera di me lo ammette. (Sebbene più profonda, oh più antica di qualsiasi ragione). Sì, potrei affogarti, tu potresti infettare le mie profondità, non è poi così tanto strano. Il pesce in me farebbe carne viva di te, le mie umide alghe contro la tua coscia, questo sarebbe orribile. Potrei farti annaspare coi pugni dibatterti lontano da me. Divento più scura, e succhio più forte, uomo in bilico, tu desideri che io riluca e abbagli di nuovo. Faresti un feticcio delle ronzanti libellule? Vuoi che mi richiuda a cerniera al volo radente del martin pescatore, che sia bella?
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