ma Euphemia era convinta che sarebbe avvenuto con naturalezza, senza dolore, che sarebbe stato come passare attraverso una porta in un'altra stanza con le finestre aperte. Il traghetto era stato caricato. La passerella fu sollevata dalle corde e abbassata sul pontile perl'inventarioe l'immagazzinamento nel capannone metallico alla fine del pontile, dove i bambini aspettavano giocando e azzuffandosi. Un fischio lungo e lamentoso avvertì che la barca presto sarebbe ripartita, e i bambini ne imitarono il suono soffiando attraverso le mani davanti alla bocca. Si accendevano le luci del traghetto; presto l'oscurità sarebbe scesa su tutti loro, giungendo velocemente dall'orizzonte violaceo del mare. Davi e stava controllando che le merci fossero state scambiate in modo corretto, la trebbiatrice mandata sulla terraferma per essere riparata entro giugno, il cibo per le mucche scaricato dalla stiva, lo scatolame e i surgelati pronti per il negozio, la scatola dei medicinali messa da parte per il dottore che li aveva richiesti, i barili di birra caricati sul furgone del pub; la cosa importante di questo lavoro erano i dettagli, e lui ne andava fiero. Nel silenzio gelido lagentecheerarimastasul molo si apprestava· a salutarsi e a ritornare alle proprie case. Stavaanivando il momento che i bambini amavano di più, quando avrebbero salutato la barca che salpava e si allontanava dall'isola, con i gabbiani sulla sua scia come tante damjgelle. Erano tutti in attesa sulla punta del molo rivolti verso il mare. Ci fu uno scricchiolio, il gemito di una cima in tensione. I gabbiani si raggrupparono. Le ottanta persone sul pontile ebbero la netta sensazione che fossero loro e non il traghetto a muoversi. La pala del timone si agitava con violenza in profondità sott'acqua, lasciando intravedere dietro di sé un verde argentato sotto la superficie bianca. Il silenzio fu interrotto da cento voci che si levarono a salutare, mentre le venti persone sul traghetto guardavano in basso verso la folla del pontile. I bambini aspettavano. La cima di poppa della barca si spezzò liberandosi dalla bitta, dalla quale Davie aveva dimenticato di slegarla. Dopo il primo schiocco della gomena strappata, arrivò la frustata di cinquanta metri di canapa e acciaio, proiettando un arco cieco e violento all'altezza di un ragazzino. "Buttatevi giù, state giù, per amor di Dio" gridò un uomo. Le donne si gettarono a te1Ta,tranne le madri che corsero verso i loro piccoli alla punta del molo mentre lagrossa corda assassina sferzava, rigida e decisa come una falce pronta a tagliare tutto ciò che stava sulla sua strada. Sandy giaceva sotto il cuore di sua madre, e ne poteva sentire il battito sotto il cappotto che le copriva entrambe. Il calcestruzzo del pontile sembrava tremare per il violento contraccolpo della gomena che passava sopra di loro. Scossa dal suoi sogni, Euphemia stringeva la sua creatura. La barca continuava ad allontanarsi, trascinandosi dietro la sua corda letale; un marinaio solitario la riavvolgeva diligentemente all'argano. La scura patina ferrosa della grossa bitta si era bruciata per lo sfregamento della corda tesa; il fusto era diventato lucido di un bel blu pallido e metallico. I bambini rimasti sulla punta del molo consolavano lemadri, che fissavano labarca che spariva e guardavano galleggiare sull'acqua le teste degli altri piccoli recise all'altezza del collo e la congelata dolcezza dei loro visi sotto i capelli trinciati e ondeggianti: rossi, rossi, rossi, rossi, rossi, rossi o neri che non sarebbero più ricresciuti. Copyright dell'autrice. Tratto da "Minerva", The British Council, 1994.
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==