84 SCOZIA/ OWENS "Come ?" replicò il ragazzo con voce rauca. "Quelli dei Rockers sanno a cosa vanno incontro se escono qui allo scoperto". "Sono solo andato a trovare la mia ragazza". "Uno dei nostri si trova in ospedale per colpa dei Rockers. Ventiquattro punti in faccia s'è beccato - colpito con una bottiglia". "Io non c'entro niente co' 'sta storia". "C'eri anche tu, no?" "Che ne sapevo che Jack il grosso l'avrebbe colpito con una bottiglia". "Nemmeno il nostro amico lo sapeva". Tutto questo venne detto a bassa voce. "Ehi voi", disse una donna adirata, "Non vi crederete mica di passare avanti quando arriva l'autobus". ''Tranquilla", disse quello con la fascia. "Stiamo solo facendo quattro chiacchiere con il nostro amico. Appena arriva l'autobus ci metteremo in coda". Il gruppo li osservava con disapprovazione. Dall'altra parte della recinzione cui erano appoggiati i giovani, un cane che scorrazzava per il giardino incominciò ad abbaiare furiosamente verso le persone in fila. "Falla finita", gridò qualcuno, aizzando il cane ancora di più. Uno dei ragazzi gli lanciò una pietra. L'abbaiare si mutò in un penoso guaito e il cane si ritirò sulla soglia uggiolando di dolore per qualche minuto. "Che bisogno c'era ?" disse l'uomo, mentre si levava un mormorio di simpatia per il cane. "Questa generazione non ha rispetto per nessuno oggigiorno", affermò una voce coraggiosamente. "Già, ti darebbero addosso solo a vederti". • am 1versità ognimese suConlronti immagini, testimonianze eservizi sulpluralismo delle tnie, delleculture, delleledi. Confronti: abbonamento annuo lire 65.000; semestrale lire 35.000. Una copia lire 8.000. Versamento sul ccp n. 61288007, intestato alla coop. Com Nuovi Tempi, via Firenze 38, 00184 Roma. Telefono 06/4820503, fax 4827901 E fissarono severamente i ragazzi con aria di sfida, ma questi li guardavano con espressione vuota. "Dovrebbero arruolarsi nell'esercito come mio figlio", disse l'uomo a voce alta. "Non se la prende mica comoda lui. Deve sottostare alla disciplina, cosa che gli ha fatto proprio bene". "In Irlanda, ecco dove sta il figlio di Wullie", dichiarò una delle donne che si era messa in fila fin dall'inizio. "Povero ragazzo", disse la donna con la voce roca, "avere a che fare con quei porci assassini in quel posto. Dovrebbero mandarci alcuni di questi giovani delinquenti in Irlanda. Cambierebbero subito tono". "Hanno troppa fifa ad andarci", replicò l'uomo. "Non hanno abbastanza fegato per queste cose". A quel punto il ragazzo al centro del terzetto presso la recinzione stava riflettendo sulla possibilità di chiedere aiuto alle persone della fila. Al momento si considerava al sicuro ma quando sarebbe arrivato l'autobus lo avrebbero costretto a salire e da allora in poi sarebbe rimasto intrappolato con la sua scorta. Ma non sapeva come chiedere aiuto. Dubitò che gli avrebbero dato retta, a giudicare da quei commenti. Anche se in quel momento fossero passati gli sbirri, che cosa poteva dire. A meno di non essere preso a calci o accoltellato, si sarebbero fatti una risata. Poi qualcuno gridò , "Ecco l'autobus", e quelli della fila esultarono. Il ragazzo sbiancò . "Voi due, badate", disse una voce severa mentre l'autobus si avvicinava alla fermata, "mettetevi in coda". "Quel ragazzo lì in mezzo può passare avanti. Era uno dei primi qui", disse gentilmente una voce. La donna ben vestita fu la prima a salire in vettura, dicendo, "Grazie a Dio". "O. K.", disse il ragazzo con la fascia, "saliamo tutti insieme, noi", mentre lui e l'amico si spostavano davanti all'altro ragazzo per prevenire qualsiasi tentativo da parte sua di aprirsi un varco nella fila. "Mi aiuti signore!" a questo punto gridò disperato. "Questi tipi non mi vogliono far salire". Ma proprio mentre lo diceva si rese conto che sarebbe servito a poco. L'uomo gli lanciò una rapida occhiata. Aveva aspettato l'autobus troppo a lungo per essere interessato. "Va' a combattere come mio figlio", fu la risposta. Quando tutti furono su, il ragazzo in un tentativo disperato cominciò a sferrare pugni e calci contro le sue guardie. Le teste di coloro che avevano preso posto si protesero verso quel trambusto. Il conducente avviò il motore per andarsene al più presto. Mentre cercava di parare i colpi, uno dei ragazzi urlò al compagno, "Svelto, sali. Mica possiamo restare qua tutta la notte". Aveva già ricevuto un calcio così doloroso da togliergli il respiro. Quello con la fascia ebbe una frazione di secondo per riordinare le idee, ma era riluttante a lasciare andare la sua vittima senza vendicare in qualche modo il compagno in ospedale. Mentre schivava i pugni feroci del nemico, riuscì a mettersi lamano in tasca. Strinse un coltello. In un lampo lo tirò fuori e lo fece scattare. Glielo conficcò dritto nello stomaco. Il compagno che non si era accorto di niente lo tirò sul predellino dell'autobus proprio mentre ripartiva. "Scendete", urlò il conducente, arrabbiato ma incapace di fare alcunché.L'altro ragazzo, sanguinante, barcollò contro la recinzione, in un mare di dolore. Le ultime parole che udì mentre l'autobus si allontanava furono, "Stavo proprio aspettando un numero- "Poi non udì più nulla. Qualcuno che guardava dal finestrino posteriore disse, "C'è un ragazzo accasciato sulla recinzione. Sembra che si sia fatto molto male". "Oh, litigano per delle sciocchezze oggigiorno. Dovrebbero stare a Belfast come mio figlio". "Proprio così". Il ragazzo fu scacciato dai loro pensieri. Erano felici di non essere più al freddo e di andarsene di lì
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