Linea d'ombra - anno XIII - n. 110 - dicembre 1995

Cosa devo lasciar stare, avresti ancora trenta fottuti pence se non era per me. Sì, rispose pronto, è questo il problema, scozzese, è troppo. Ancora dieci minuti di questa roba e mi mettono dentro per estorsione ... Che cosa? Annuì. Bene, ti dirò qualcosa, dissi, mi devi due scellini ... Ero arrivato a chiudere la scatola di latta con il piede destro. Poi mi chinai per sollevarla. Almeno cinquanta pence. Prendi una sterlina. Cinquanta vanno bene. Prenditi quella fottuta sterlina, scozzese, Cristo! Va bene. Sto veramente crepando di fame amico, ascolta, vuoi che ti porti qualcosa? Un po' di Old Holbom o altro? Ne ho abbastanza. Una busta di latte o qualche altra cosa? Scosse la testa. E continuò a cantare. Va bene allora, ciao, ci vediamo ... Non ritornai, naturalmente...E, comunque, dubitavo di ritrovarlo. Copyright dell'autore Agnes Owens ASPETTANDOL' AUTOBUS traduzione di Antonella Famà e Fiamma Giannett Agnes Owens è nata nel 1926 a Milngavie; autodidatta, è autrice di tre romanzi:Gentlemen ofthe West, Birds in the Wi/derness e A Working Mother. Il ragazzo era senza fiato. Aveva fatto una gran corsa. Arrivò alla fermata dell'autobus con il cuore in gola. C'era solamente una donna ad aspettare - l'autobus doveva essersene andato. "E' già passato l'autobus, signora?" chiese affannosamente. La donna lo guardò con freddezza. "Non saprei proprio", e accostò al viso il bavero del cappotto di buona fattura per proteggersi dal vento freddo che soffiava attraverso i vetri rotti della pensilina. Il ragazzo si appoggiò alla recinzione metallica del giardino adiacente prendendo lunghe boccate d'aria per alleviare la tensione dei polmoni. Mentre si guardava intorno inquieto arrivarono due donne di mezza età e si fermarono sotto la pensilina. "Dio mio, stasera fa un freddo cane", disse una. La donna ben vestita annuì appena, poi si voltò dall'altra parte. "Speriamo che arrivi subito l'autobus", disse l'altra donna all'amica, che replicò: "Se lo perdi, ti prendi un malanno ad aspettare il prossimo". "Mi chiedo come mai non si sia fatto nulla", intervenne bruscamente la signora ben vestita, voltandosi verso di loro. "Sono anni che la gente si lamenta", fu l'allegra risposta, "ma non gliene importa a nessuno. Certe volte da qui non ci passano proprio, ma tirano dritto per la strada principale. Per gente come noi è sempre la solita storia. Se fosse uno di quei quartieri bene come Milngavie o Bearsden troverebbero subito la soluzione". SCOZIA/ OWENS 83 A questo punto si unì a loro un uomo di mezza età tutto infreddolito. Aveva le mani nelle tasche e batteva i piedi con impazienza. "A che ora doveva passare l'autobus, Maggi e?" ehiese ad una delle donne. "Probabilmente è in ritardo". Intervenne l'amica, " 'Sti autobus ci rovineranno la vita. La settimana scorsa per un pelo non ci perdevamo il meglio del bingo per colpa di quel dannato autobus che non arrivava". L'uomo annuì comprensi vamente. "Vieni anche tu al bingo, Wullie?" "No. Vado a prendere mio figlio alla Stazione Centrale. Viene a casa per la licenza. Spero che l'autobus arrivi in tempo o finiremo per non incontrarci". "Ah già-il figlio di Spud è nell'esercito aBelfast. Dev'essere tremendo". "Sempre meglio che essere disoccupati". "Comunque non mi piacerebbe stare a Belfast con tutte quelle bombe e quei morti". "Ha fegato il nostro Spud", disse l'uomo con orgoglio. Il ragazzo appoggiato alla recinzione cominciò a dondolarsi avanti e indietro come in preda a un'angoscia segreta. La donna ben vestita disse ad alta voce, "Non mi meraviglierei se la recinzione cedesse". Gli altri tre guardarono il ragazzo. L'uomo disse, "Vieni qui figliolo, finirai per romperla quella recinzione se non la smetti di dondolarti". Il ragazzo si voltò sorpreso che si rivolgessero a lui. A poco a poco smise di dondolarsi, ma dopo un po' cominciò a battere coi talloni contro la recinzione come se fosse obbligato a muoversi in qualche modo. "Ai giovani d'oggi gli ha preso a tutti il ballo di San Vito", osservò l'uomo. La donna ben vestita borbottò: "Teppisti". Cominciava ad annottare e altre due o tre persone emersero dall'oscurità per unirsi alla fila. Venne posta la solita domanda se l'autobus fosse già passato, a cui risposero con varie speculazioni pessimistiche. "Ehi figliolo", qualcuno gridò, "faresti meglio a metterti in fila". Il ragazzo fece di no con il capo, e un cupo silenzio avvolse il gruppo. Finalmente una voce roca femminile ruppe il silenzio, "Avete sentito dell'uomo di Bella? Una sera non è ritornato a casa. Quando è rientrato alle otto di mattina lei gli ha chiesto dove era stato. Ho aspettato l'autobus, fa lui". Risero tutti tranne la donna ben vestita e il ragazzo, che non era stato a sentire. "Guardate, sta salendo un autobus", disse una voce piena di speranza. "Forse tra poco ne verrà giù uno". "Non ti illudere", disse un altro. "A volte ho visto cinque autobus andare in su e nessuno venire giù. Svaniscono nel nulla, in questo posto". "Ridateci i Pakistani", gridò qualcuno. "Se ne sono tornati tutti a casa. Non ce l'hanno fatta a resistere". "Macché. Adesso si sono presi tutti la licenza di droghiere". "Le tariffe non che fossero economiche con i Pakistani, ma almeno con loro gli autobus erano regolari". La conversazione si affievolì via via che cresceva lo sconforto. Al ragazzo faceva male il collo a furia di guardare verso la strada. Quando apparvero altri due ragazzi, si irrigidì improvvisamente e si scostò dalla recinzione. Avanzarono dritti verso di lui e gli si misero accanto, uno da una parte uno dall'altra. "Non aver paura", disse quello con i capelli lunghi trattenuti da una fascia.

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