Linea d'ombra - anno XIII - n. 110 - dicembre 1995

80 SCOZIA/ GRAY disgustosamente noioso, proprio come il tuo. Forse anche di più." Eppure non è mai irritabile o depresso, è sempre gentile, rispettoso, divertente, premuroso. Non lascia trasparire alcun senso di asprezza o di noia, anche se dovranno pur esserci. Tutte le persone hanno un lato sgradevole che si manifesta al secondo o terzo incontro, se non al primo. Il suo si manifesta al quarto. Arriva a casa tua tra le sette e le otto e dice col solito sorriso tra l'ironico e il mortificato, "Ho paura che quel vestito non va da bene". Gli chiedi perché. "È misero - non ti sta bene. Indossa quello che indossavi al matrimonio. Insisto". Arrabbiata e umiliata, non trovi parole per dirgli di no. Mentre ti spogli e ti rivesti, lui rimane seduto e ti guarda attentamente. Sai che lo stai eccitando. Ti ecciti leggermente. Prima che tu abbia finito di vestirti si alza e viene verso di te e fa l'amore all'improvviso, veloce. Non ti diverti molto. Sospira e dice, "È stata la migliore performance, non ti pare?" Ti dichiari d'accordo. Finisci di vestirti. E rassegnata ti metti in mostra. "Perfetta. Ti sta bene il look Cenerentola. Facciamo qualcosa di diverso stasera. Dove andresti a divertirti se non mi conoscessi? In discoteca?" Lo porti in una discoteca dove, anche se è un po' rigido, balla bene, considerando la sua età. Ti piace che gli altri (specialmente Tali Jenny) lo vedano contorcersi davanti, intorno, accanto a te in quel vestito dal taglio buono, la camicia perfetta, la cravatta che svolazza insieme ai bei capelli biondi, e ancora quel sonisetto modesto e divertito. "Sono esausto - ho bisogno di riposarmi un po'. Ma tu sei giovane-per favore, continua a ballare. Non sono un tipo geloso. Mi divertirò a vederti ballare." Gli sorridi, soddisfatta. Balli con un bel gay in pantaloni da ciclista. Ti diverti di più perché i gay ballano meglio e ora hai il piacere di due partners: questo Hunky Harry e lui che ti guarda. All'improvviso lo vedi lì vicino che balla con Tali Jenny, la donna sicuramente più attraente della sala. Sei un po' offesa, ma non lo dai a vedere. Gli sorridi, due volte, anche se sembra che non ti guardino. Non importa. Per favore, continua a bai lare. Grazie signore, lo farò. E improvvisamente ti diverti! Perché stare con lui (te ne accorgi solo ora) è pesante quando non fate l'amore. Non riesci mai a dimenticare che è uno snob inglese, ne sa sempre di più su tutto, ti nasconde un sacco di cose e perciò si ritiene superiore. Balli con ragazzi che amano ballare, amano la vita senza sentirsi superiori. I partners non mancano. Viva le persone comuni! Ma, mentre bevi un lime juice con un arnica al bar, lo vedi parlare con Hunky Harry e ridere in un modo che lo fa sembrare comune, e molto più bello. Lo fissi, lo vuoi. Lui lo nota, smette di ridere, aniva con il suo solito sorrisetto e dice, "È ora di andare". Sei felice, veramente felice. Avevi paura di averlo perso. Però siete entrambi silenziosi nella macchina mentre guida verso il Centrai Hotel, c'è qualcosa che non va. Siete entrambi silenziosi perché lui è silenzioso, perché è sempre lui che gestisce la conversazione o la impedisce. È arrabbiato? Non hai fatto niente di sbagliato, a meno che non sia sbagliato divertirsi quando si balla con qualcun altro. Probabilmente è stanco. È quasi mezzanotte. Sei sorpresa che il Central sia ancora aperto. Senza alcun cenno verso il portiere, ti conduce, attraverso l'ampia, bassa scalinata coperta di tappeti, in una sala da pranzo vuota ad eccezione di un'anziana coppia che dall'aspetto sembra americana, seduta ad un tavolo nell'angolo in fondo. Dice al cameriere, "Sembra piuttosto tranquillo. Potrebbe servirci qui la cena?" "Certamente signore. Le porto un menu." "Non c'è bisogno. La signorina vuole solo dei tramezz1111 assortiti e io prenderò *************". ( parole francesi). "Terno che l'ultima cosa non sia disponibile, signore. Può leggere sul menu che cosa possiamo portarle in questo momento. Abbiamo ..." "Mi chiami il direttore." "Il direttore non è disponibile, signore." "Non fingere di essere stupido. Voglio chiunque sia in questo momento il maledetto responsabile." Non ha perso la calma, non ha alzato la voce ma è stato così esplicito che gli americani sembrano allarmati. Il cameriere se ne va e ritorna con un uomo in smoking nero che dice, "Sono spiacente signore, ma la situazione è questa: il primo turno termina alle 10.45, quello notturno ..." "Non sono venuto qui per essere iniziato ai misteri della gestione dell'albergo, sono venuto perché questo era un buon albergo, avevo farne, e ho voglia di*************, i cui ingredienti rimangono ine1ti nella vostra cucina. Intendo pagare quel che costa farmeli cucinare alla perfezione. Non c'è niente da discutere. Non ho intenzione di spiegare, supplicare o comandare, quindi per favore non usate queste tattiche con me. Chiaro?" Non ha perso la calma. Guarda il capo cameriere o il vice direttore o chiunque sia quest'uomo, con un mezzo sorriso che non è né divertito né affabile. Il capo-cameriere o vicedirettore più pallido che mai, dice, dopo una pausa, "Lei non alloggia qui, vero signore?" "No e neanche ci alloggerò. Le assicuro che è l'ultima volta che mi vede qui, quindi faccia il suo dovere e mi faccia po1tare quel che ho ordinato." Dice queste parole delicatamente, dolcemente, con scherno, sonidendo quasi assonnato come se gli avessero appena raccontato una barzelletta di cui l'uomo davanti a lui debba per forza ridere. L'uomo davanti a lui, pallidissimo, all'improvviso annuisce e si allontana. "Un momento!" grida l'inglese - il capo cameriere o vice direttore si gira - "Mi porti anche una bottiglia di ******." Resti in silenzio anche se ti guarda di sbieco. Era tutto per far colpo? Sei gelata, imbarazzata, disgustata, sollevata che gli americani abbiano smesso di fissarvi e se ne stiano andando. Sospiri. Lui guarda da un'altra parte. Un lungo silenzio. Lui mormora come fra sé, "Qualche volta bisogna essere decisi." Il barman tira già la grata del bar, la chiude e se ne va. Lui mormora, "Probabilmente ci metteranno delle ore, tanto per facilitare le cose." Il cameriere porta il piatto con i tramezzini. Non hai farne ma ne sbocconcelli uno, poi lo lasci. Dopo un po', annoiata, lo finisci lentamente e poi mangi tutto il resto. Finalmente il cameriere gli porta un piatto di striscioline di carne quasi sommerse in una salsa rossiccia con un forte odore dolciastro e nauseabondo. Lui guarda il piatto e mormora, "Spero che non ci abbiano sputato dentro," e mangia. Dopo qualche forchettata dice, "Buono, buono. Valeva proprio la pena di aspettare." Ti porta a casa, arrivi verso l'una e trenta del mattino, sei annoiata, stanca e lo detesti. Nel silenzio, quando ferma la macchina e sorride di sbieco, non lo vuoi invitare a entrare, ma stai per fare come sempre quando lui dice, "Ascolta, mi dispiace per stasera. È cominciata benissimo, ma è finita male. Non è colpa di nessuno. Forse abbiamo bisogno di non vederci per un po'. Comunque

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