Cartolinedelpubblico UNA LETTERAMAI ARRIVATA Amitav Ghosh traduzionedi AnnelisaAddolorato Se ricordo bene, avevo circa dieci anni quando vidi per la prima volta il film classicoper ragazzi Goopy Gyne, Bagha Byne di SatyajitRay. Rimasi rapitogià dallaprima scena.Per anni sono tornato a rivedere i film di Ray, ancora e ancora, scoprendovi semprequalcosa di nuovo, qualcosache prima non avevo notato. Non esito a dire che i film di Satyajit Ray hanno esercitato sulle mie opere un'influenza fondamentale. Quando ero studente ho sentito parlare Satyajit Ray in varie occasioni. Aveva un aspetto davvero imponente: alto, straordinariamenteaffascinante,dallavocegrave.Mac' eraanche qualcosadi veramenteparticolarenel suo compo1tamento:avevo l'impressione tenesse a debita distanza il mondo che aveva raggiuntoper essere più creativo di quanto già non fosse. Questa era unacapacitàche rispettavo,che persinoammiravo: inIndiagli artisti di successo vengono così distratti dal fatto di diventare personaggi pubblici che le loro opere ne risentono. Pur avendo avuto con Satyajit Ray numerose conversazioni telefoniche, non ho mai avuto il coraggio di chi edergli di incontrarci. SatyajitRay era in ospedale nel 1992quando vennepremiato conunOscarspecialedallaMotionPictureAcademyaHollywood. Quellafu l'occasione nellaqualefinalmentemifeci coraggioe gli sc1issi chiedendo di potergli fare visita. Questo è il testo della lettera che gli scrissi: 6 Febbraio 1992 Caro signor Ray, avrei voluto scriverle già da molti anni, ma vi ho sempre rinunciatoperché sapevo che non mi sarebbe stato facile dirle ciò che volevo. Ma quando lessi del suo Oscar, capii che nondovevo rimandareoltre la stesura di questa lettera,perché per nessuno che ammiri la sua opera come la ammiro io sarebbe statopossibile lasciarsisfuggirequestaoccasionesenza inviarlele sue congratulazioni. Guardando i suoi film, sono stato spesso sopraffatto da un senso di privilegio;di gratitudine, per il fatto che essendo io nato bengalese, mi sia, in piccola parte, stato concesso un diritto specialeal suo universo immaginativo.Non so come esprimere il mio riconoscimentoper aver avuto la suaoperaa illunùnare ilmio mondoe il miopassato.Ecco cosa l'arte può fare, al suo culmine: ti rivela il mondo e ti situa in esso in una condizione particolare. Socheper quantomene sono interessato è la suaoperachemi lega - spesso malgradome stesso- allo scenario immaginativodel Bengala. Vorrei aggiungere che non meno del suo lavoro ammiro il modoincui leihadecisodi vivere.Attraversol'esempio personale ci ha mostrato come un artista può vivere coerentemente e 1imanerefedele alla sua immaginazione, persino in un mondo turbolento come il nostro. I giapponesi hanno un'usanza che permetteallepersonedi omaggiaregli artisticheammiranostando inpiedifuoridallelorocase,da solie in-silenzio,finoaquandoessi non li invitano ad entrare. Lei è l'unica persona al mondo per la quale sarei felice di fare lo stesso... 63 Diedi la letteraa Shri NirrnalyaAcharya,un intimo amico di SatyajitRay, egli stesso una delle figure letterarieleggendaiiedi Calcutta(oratristementescomparsoemoltocompiantodatutticoloro cheloconoscevano).Nirn1alya-babupromiseche I' avrebbeconsegnata a SatyajitRayunavoltaristabilitosie ingradodi leggerla.Purtroppo quelgiornonongiunsemai.SatyajitRaymorì il23Apriledel 1992. Il giornodellamortedi SatyajitRay fu comenonnericordoalai. Nel normalestatodellecose,Calcutta è unachiassosa,confusaerumorosa cittàe le sue sa·adenonsonomai tranquille.Ma quandocominciòa diffondersila notiziadellasua morte,un mantodi silenziodiscese sulla città. Il giorno successivocentinaia di migliaia di persone sfilaronodietroallasalma,sfidandol'intensocaldoestivo.Laserain cui il suo corpo fu portato al forno cremato1io,le strade erano fittamenteaffollatedi personeimpegnatein una vegliasilenziosa. Molti iru1alzaronocartelliche si 1ivolgevanoa lui come "il Re". L'interacittàerasprofondatainunaineffabiletristezza:Calcutta è un luogobizzanue originalee nessunopotràmai essereil suore nella manieraincui lofu SatyajitRay. ~ .. Woody Allen Foto Philip Halsman/ Magnum/ Contrasto. l FRAMMENTODI VITA Juan CarlosRulfo traduzionedi Monica Campardo Il cinema è tempo e vita. Avere la possibilità di sentire lo scorreredel tempoequivalea unasostanelcamminodellavitaper osservare la direzione dei nostri passi. Credo valga la pena fermarsi a osservare e inondare la nostra memoria di cose che alimentino il ricordo, poiché è l'unica cosa che dura ed è dal ricordo che scaturiscono le sensazioni e si costruiscono frasi. Cose che non necessariamente accadono tutti i giorni, ma che sono il risultatodi tutte le altJ·ee che a un certo punto esplodono e forn1anoforse, un'immagine. Una sola im(!lagine,non il film; solo un'immagine da cui, forse, si può costruire il resto. A volte è solo un Ii mando a un'altra idea che probabilmente scaturirà in seguito,nonsipuòmai sapere.L'unica cosadicui sonocerto è che tutto può contJ·ibuire,in modo diretto o indiretto, a formare la storia. Fare un film significaavere il piaceredi scoprire il mondo inogniframmentodi vitacheci troviamodi fronte;essere ingrado di aprire gli occhi per osservarloe tradurne l'essenza in qualcosa che ci riguarda di tutti. Per questo il cinema è universale.
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