Linea d'ombra - anno XIII - n. 110 - dicembre 1995

sporgeva i Imento e riassumeva il suo ostinato coraggio quotidiano. Al contrario, questo era il momento in cui io sarei scoppiato in lacrime. Prevedevo la nostra corsa fino alla fermata dell'autobus, vedevo la stazione di East Croydon, il treno nel quale avremmo viaggiato in terza classe, la lunga camminata in salita verso casa con la spesa, e la mia lotta settimanale con la mamma perché mi lasciasse portare la borsa più pesante, perché credevo che, dopo tutto quello che avevamo visto insieme al cinema, con la sua pressione alta, le sarebbe stato letale (infatti è vissuta fino all'età di novantaquattro anni!). Tra i vari film che abbiamo visto insieme - Capitani coraggiosi, Via col vento, Primo amore con Deanna Durbin, eccetera - quello che ha lasciato in me l'impressione più duratura fu Juarez, nel quale Paul Munì interpretava il ruolo del Presidenteeroe messicano, e mostrava la solitudine dell'onore e la farsa del successo acclamato. Da ragazzo, e cinquanta anni dopo, ancora ho rammentato quel film come evocazione della nobiltà d'animo. Le ore trascorse ali' Odeon non erano una fuga per nessuno dei due. Lei ricordava. Io imparavo. Oltre tutto, ogni settimana guardavamo le bobine delle notizie. 1937, 1938, 1939... Furono anni di distruzione. Le bobine delle notizie e i lungometraggi sembravano avere poco in comune. Nel primo caso tutto era possibile, persino l'indicibile. Nel secondo era garantito il lieto fine. Ma noi, entrambi, in maniere differenti, mescolavamo le due cose. Senza saperlo stavamo aspettando i film di Rossellini e Zavattini, di De Sica e di Visconti. Entrambi immaginavamo che Surrey Street con polli bolliti e gambi di sedano, e madri e figli come noi, e l'inevitabile scoppio della guerra, sarebbero diventati un giorno soggetti di film. Non avremmo mai creduto di poterli vedere, ma credevamo che sarebbero stati girati. Non abbiamo mai avuto bisogno di parlare di queste cos e, ma erano una certezza che condividevamo come quella del fatto che stavamo salendo verso casa sé per la collina al crepuscolo con le luci che stavano per essere spente nelle finestre davanti a noi. Fai il bagno, John, diceva aprendo la porta di casa, fai il-bagno prima che papà tomi a casa e poi lavami gli spinaci. Hai visto? L aprossima settimana ci saràPaul Robeson in The song offreedom. Tu non hai mai sentito la sua voce, vero? E in cucina, dietro ai fornelli a gas, cominciava a cantare con l'esuberante voce di una liceale Ole man river... Stanlaureie Oliver Hardy. Cartolinedelpubblico SETTEMODI DI ESSERCEINEMA GiulianaBruno Cinema - architettura Cinema - geografia Cinema - viaggio Cinema - corpo Cinema - mappa del vissuto Cinema - (senza) tetto Cinema - motion pictures 61 Cinema - architettura. Oggetto del vivere quotidiano - come una casa, come una mappa - il cinema è tattile. Parla di un'epoca e di un istante, accumulando su di sé, scrivendosi addosso, lo scorrere della Storia e delle storie. Cinema - traccia di un vissuto. Come l'architettura o la geografia, il cinema è machine à vivre, disegno dei tuoi spazi. Lo schermo, come il muro o la carta geografica, è l'anello - il transito - tra l'abitare e il narrare. Cinema - erotica del transito. Erede vero della flanerie metropolitana, il film è avventura in territori fuori confine, tra i piaceri del buio, della notte, dell'oziare con lo sguardo, del noir cittadino. Il cinema è cine-città. Cinema-piacere di viaggiare. Al cinema, come in treno, si inseguono paesaggi, volti e città, che ci scorrono davanti in velocità, attraverso un rettangolo-finestra. Da fermi viaggiamo, trasportati, trascinati dalle immagini in movimento. Cinema -corpo. "Incorporati" da questo moderno diorama, imprigionati dalla meccanica del visibile, consumiamo immagini. Introiettiamo, inghiottiamo il panorama di altri corpi, sezionati, ingranditi, montati, esplorati per noi. Appetito di immagini per un paesaggio-corpo. Cinema - geografia. Nella fisicità del suo spazio si 1iscopre il mondo dell'esplorazione. Il cinema ha tracciato la mappa del corpo. Ha inventato le mappe inmovimento. li suo esplorare è una capacità nuova di mappazione - una cartografia nomade. Cinema-( senza) tetto. È sì la caverna di Platone, uno spazio privato, buio, ma solo perché spazio di luce, ape1to all'esterno e al sociale. Il suo aver luogo ci rende possibile andare indietro al futuro, accorpando in una stessa "architettura" non solo diversi luoghi ma diverse temporalità. Cinema - motion pictures. Un presente storico che e anche un altrove, un'architettura tattile senza una geografia precisa, una topografia "mobile" che, alla pari di altri luoghi del transito e ludici, muta con il mutare della sua geografia abitativa. È in questo "elsewherelnowhere" che si disegna la mappa di un'avventuroso viaggio, alla scoperta, in fondo, forse solo di sé. Al cinema, l'inconscio trova casa.

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