60 CARTOLINE DELPUBBLICO Sei collaboratori di "Linea d'ombra" ci parlano del loro rapporto coi film. Un ricordo, una riflessione, un 'immagine. Non da critici, ma semplicemente da spettatori. Innamorati del cinema. Cartolinedelpubblico I CONSIGLIDELLAMAMMA JohnBerger traduzionedi AnnelisaAddolorato Mia madre mi ha iniziato a tre attività: fare la spesa al mercato, cucinare e andare al cinema. Sembrava prendere decisioni ali' improvviso. Se ha mai fatto dei preparativi è stato di nascosto. Sbrigati, dice, o perderemo il treno! Oppure: Portami tre uova e sei limoni per la torta e stai attento. Scendevamo dal treno a East Croydon, un sobborgo meridionale di Londra. Una cinquantina di anni fa, vi si trovava l' aeropo1to principale della capitale. Fu da lì che Arnie Johnson, la prima donna pilota che abbia mai compiuto tale impresa, partì per volare verso l'Australia. La vidi al cinema, nel cine-giornale. Alzava sulla fronte i suoi occhialoni da pilota. Dalla stazione prendevamo il bus fino a Surrey Street, dove camminavamo lungo tutto il mercato, paragonando i prezzi. Poi con mia madre, che allora aveva circa quarantacinque anni, e usava il suo fascino femminile contrattando sul prezzo, ora tenendo il broncio ora sorridendo, cominciavamo a comperare e a caricarci le nostre borse della spesa. Camminavamo dalla strada del mercato fino al nuovo cinema Odeon, che aveva mille poltrone e una serie di prezzi come un teatro. Noi sceglievamo sempre il più economico e c'era un prezzo speciale per chi arrivava prima dell'una. Se oggi qualcuno mi dice botteghino del cinema, posso ancora vedere un immenso scalone con un tappeto e il corrimano di ottone, dove io, nei miei pantaloncini corti a circa dieci anni, sto, vergognandomi un poco, dietro a quattro borse della spesa, dalle quali sporgono gambe di sedano, involti di carta di giornale contenenti pesce crudo e le rosate zampe gialle di un pollo. Allora i posters, che cambiavano ogni settimana, erano ancora dipinti a mano. Dopo che mia madre aveva comprato i biglietti, ci installavamo con le borse della spesa nella splendida sala i cui muri cambiavano di colore, dal verde al rosa. Mentre aspettavamo che iniziasse la programmazione, mangiavamo i sandwiches che lei aveva preparato a casa. Alcuni contenevano pasta di pesce, altri datteri e miele. La programmazione durava quattro ore e comprendeva un film principale, un recital d'organo elettrico con un organista che, quando ringraziava con un inchino, cambiava colore, due cartoni animati, il c ine-giomale e un film di serie B. Entrambi fissavan10 intensamente lo schermo e dopo pochi minuti al buio, perdevamo la cognizione del tempo e dello spazio. Dimenticavamo il nostro indirizzo e gli orari dei treni per casa. Lasciandoci traspo1tare, ci lasciavamo dietro le preoccupazioni quotidiane e ci immergevamo in altre vite. La differenza tra noi consisteva nel fatto che per me tutto di quelle altre vite era nuovo; per mia madre era diverso, i film le evocavano continuamente ricordi. A volte si asciugava gli occhi. Andavamo al cinema ogni Mercoledì. Dovevo solo approffittarne. Dopo la fine della programmazione e quando il film B era terminato e la parola FINE appari va sullo schermo, il suo volto era sempre arrossato e rilassato- come se lei fosse appena riemersa da un bagno caldo. Poi, quasi immediatamente, stringeva i denti,
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