Linea d'ombra - anno XIII - n. 110 - dicembre 1995

siamo posti noi stessi la domanda mentre ci preparavamo alla fotografia e nessuno riusciva a trovare una risposta.L'ha trovata poi Stuhr: "È molto semplice: perché per lui la vita è più difficile che per gli altri". Ci sono dunque delle domande a cui si puo' trovare una risposta. Ma a volte non la si trova. È un gioco con lo spettatore. È un po' un.film sul.film, un.film che rimanda a se stesso. La creazione di un mondo completo in se stesso, al quale guardiamo come dall'esterno. Da dove? Hania Krall mi ha scritto in un biglietto che il film le è piaciuto, aggiungendo che non vi pensa come a un film, ma come alla vita. Volevo appunto che questo film fosse come la vita. Lo stesso stava a cuore a Piotr Sobocinski, che ha curato la verosimiglianza dei particolari. Si trattava di dare la possibilità di credere in pieno a questa realtà. Come nella vita. Sobocinski racconta che il lavoro su Rosso è consistito nel fondere con la realtà i casi previsti. In questo senso è un.film sulla vita. Ma appunto "sulla" vita, non "come" la vita. In effetti non ci sono qui molti avvenimenti casuali. Se si guarda dal punto di vista che proponi. Una mancanza di casualità o nonostante tutto una conoscenza? Conoscenza o abracadabra ? Oppure ambizione ? Oppure capacità di preveggenza? E il cane? Da dov'è saltato fuori per finire davanti ali' automobile? Forse Valentine non lo ha investito per puro caso? Forse lo ha mandato qualcuno? In altre parole, un esame? Forse. Si tratta appunto di quel qualcuno che ha mandato il cane affinché Valentine lo potesse salvare. Questo qualcuno puo' certo essere il Giudice. Ma come faceva a sapere da che parte Valentine sarebbe tornata dalla sfilata? Ossia dentro questo film è iscritta una risposta che noi non conosciamo. Vi è iscritta una domanda di cui non conosciamo la risposta. Per me è un.film sul nostro modo di immaginare Dio. O meglio, sul modo in cui Dio, come persona, sfugge alla nostra immaginazione. Dio, se è in qualche luogo del.film, è nel vicendevole rapporto delle persone che si amano. Valentine rappresenta la purezza della fede. È lei la forza motrice che fa cambiare atteggiamento al Giudice. Cambia davvero o ne aveva già prima l'intenzione? Questo è il successivo sipario da alzare, se vogliamo alzarli uno dopo l'altro. Nel Giudice l'amarezza, le sconfitte, la negativa opinione di sé, la vita disordinata hanno ucciso qualcosa. Forse si vergognava di fronte a se stesso di avere ancora dentro di sé una visione positiva della vita, e tentava di dimenticarlo? Ciò che vi era in lui di sgradevole diventava sempre più evidente, mentre la sua paite luminosa si nascondeva sempre di più e nessuno la avrebbe riportata in superficie, se non fosse stato per la ragazza. Per tornare alla questione del caso: può essere messo in discussione, se si pensa come il Giudice giochi a scacchi con la vita. Si autodenuncia, contando sul fatto che Valentine leggerà la notizia sul giornale. La conosce un pochino, per cui capisce che dovrà presentai·si da lui per 47 la terza volta. E così avviene. Quanto ha dovuto darsi da fare, per denunciare se stesso, farsi processare, far sì che i giornalisti ne scrivano e che lei ne legga. Sono state·necessarie almeno cinque mosse perché accadesse ciò che il Giudice si augurava. Eppure avrebbe potuto semplicemente telefonarle, visto che ne conosceva l'indirizzo. Come si vede, non tutto è qui razionalizzabile. Ma è proprio necessario? Ho definito il Giudice Dio, ora lo stiamo trattando come un uomo che soffre. Entrambe le varianti gli si addicono. Anche Dio nell'immaginazione popolare è a volte un vecchio signore malevolo. Ho sentito di recente la teoria teologica proclamata da una signora in età avanzata: "Per me, io penso" diceva "che il Signore lddio giochi con il mondo come con i pezzetti del Lego: a volte gli · riesce bene, a volte no... Il male?" rifletteva poi "Viene dall'incesto: i discendenti di Adamo ed Ewa si sono uniti fra loro" ... Non è la creazione di una propria religione, di un proprio mito? Non lofa ciascuno di noi senza darlo a vedere? È un modo di vedere molto cattolico: il male è conseguenza del peccato ... La persona che mi diceva così era sicura di stare enunciando una terribile eresia. Le persone più giovani di lei non fanno una grinza difronte a teorie del genere. Mi sembra che concezioni di questo tipo siano iscritte anche nel Film rosso. Vi è una bozza di visione del mondo, che comprende Dio come personaggio, come protagonista, come autore e partner del nostro dramma? Parlando delFilm rosso non si può ignorare questo tipo di teologia amatoriale. Di più: essa mi sembra più interessante dell'immagine della vita, nel la quale compaiono troppi elementi noti. A volte èpiù interessante proprio ciò che è oltre la vita. Tu stesso hai detto in un'intervista (se non erro, per una rivista giapponese), che alla gente piace fare congetture su queste cose. Sì, e lo fa senza riferirsi a delle autorità. Chi può distinguere quanto ci sia di ortodosso e quanto di eresia in questo? Beh, riguardo molti di questi temi esistono chiari enunciati, che si avvalgono di un linguaggio oggi per me difficile da accettare E non è un problema di ortodossia o meno, è piuttosto un problema di comunicazione, di mancanza di un linguaggio adeguato. Da che cosa dipende secondo te tale inadeguatezza? Dall'eliminazione di ogni possibilità di dubitai·e. Dalla totale certezza autocratica su quale è la verità. Ma là dove non c'è posto per la rivolta non c'è neanche posto per il consenso, poiché il consenso non può basarsi sull'accettazione passiva. La massima autorità di cui stiamo parlando non si aspetta da noi il consenso. Perché questo costituisce per te un problema così importante? Non intendo parlare dell'ortodossia. Non mi interessa la questione se le donne debbano o non debbano essere sacerdoti. È per rne importante, invece, la questione dell'infallibilità. Mi interessa tutto ciò che è legato al potere di imprimere un corso alle cose. E ho sempre più spesso la sensazione che ciò non venga risolto dal riferirsi all'infallibilità del ministero. Più che mai, o forse, come sempre, abbiamo bisogno di delicatezza, di compromesso, di volontà di capire l'altra parte. Nella misura in cui esiste un'altra parte. Com'era il.film, che non hai realizzato, sul pellegrinaggio del Papa in Polonia del 1983? Doveva essere una registrazione simile a quella di Andrzej

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