Amicimaestrie amori ' LAPOLITICAELANEGAZIONE ' . DELLAREALTA KRlYSZTOFKIESLOWSKI INTERVISTATO DA TADEUSZSOBOLEWSKI traduzione di Margherita Bacigalupo 45 Non ti sembra che la cultura di massa oggi offra meno alla giovane generazione di quanto avesse offerto a noi? Ai tempi del 1968 questa cultura parlava di libertà ... La cultura di massa non ha mai avuto significato per me. Nel 1968? Allora c'era Karel Gott! Era peggio della controrivoluzione, come disse Karabasz, e aveva ragione.C'erano iBeati es, ovviamente, ma nella cultura delle nostre parti contava soprattutto Karel Gott. L'anno sessantotto? Lo ricordo molto bene. Non fu per me un anno connesso in alcun modo con la sfera della libertà. Con la politica ce1tamente. Ma la politica, come sai, è negazione della libertà: lo compresi proprio allora. Nella scuola di cinema mi son fatto prendere dal l'assurdo dell'azione. Dico "assurdo", perché in realtà questo si rivolse contro la causa che ci stava a cuore. Esisteva una controcultura. Gli Hippies. Anche oggi si può diventare hippies. Nella zona in cui abbiamo girato, nei pressi di Ginevra, abitano dei senzatetto. Per scelta. Non possiedono una casa, non hanno denaro. Potrebbero averli, se lo volessero, ma hanno deciso di essere senzatetto. Non vedo alcuna differenza tra loro e i contestatori di un tempo. Forse sono proprio loro a pubblicare quell'opuscolo anarchico, che ieri qualcuno ha portato nel bar "Chez Joseph "; si chiama Guano sauvage, è contro il potere del danaro, è a favore delle droghe. Ma non ha /aforza che aveva la controcultura degli anni Sessanta, non significa più molto e non frantuma niente. Si può parlare di differenze nelle speranze. Qui hai ragione. Quelli di un tempo credevano (eforse ci credevamo anche noi?) che il mondo sarebbe cambiato. Invece è caduto un sistema e il mondo non è cambiato; se mai, in peggio. Perché la speranza è legata alla giovinezza. La si ha fino a una ce1ta età. Se hai la fortuna di vivere in tempi in cui questa speranza non viene regolarmente uccisa ogni paio d'anni, la puoi conservare più a lungo. I ventitreenni di oggi hanno la stessa speranza che avevamo noi alla loro età. La domanda è quanto ci metterà il tempo a toglier loro questa speranza. A noi la toglievano ogni volta. Nel 1956 avevo 15 anni e fui lucidamente cosciente, lo compresi e lopercepii con lucidità, che la speranza di allora era stata, come dicono i Tedeschi, nascosta sotto la tovaglia, o, se si vogliono usare parole altisonanti, si può dire che venne uccisa, sprecata. Ciò che accadde dopo, lo sappiamo tutti, non vale la pena ricordarlo, perché viene la nausea a pensare a quegli anni polacchi. Ma la cultura giovanile, la cultura della contestazione dava allora una speranza, anche in questo sistema.
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