BuslerKealan Amicimaestrie amori LOSPETTACOLO MANGIA L'ANIMA E/v\ANUElA/v\ARTINISU NASHVILLE 41 Nel 1975, appare sulla scena politica americana un nuovo candidato alla presidenza. Non sappiamo che faccia ha; conosciamo solo il suo nome, Hal Philip Walker, e il suo programma elettorale. Ecco come ce lo descrive un cronista: "Poco più di un anno fa, un certo Hai Philip Walker si rivolse a un gruppo di studenti con alcune domande: Siete mai stati in cima a una collina battuta dal vento ad ascoltare le ghiande che cadono e rotolano? Avete mai camminato nella valle lungo il ruscello, camminato da soli e ricordato? Lo scorso Natale per voi aveva il profumo delle arance?" Hai Philip Walker è il venticinquesimo personaggio di uno dei più grandi affreschi che l'America abbia mai dato- del proprio caotico squilibrio, della tragica confusione tra vita e spettacolo, tra essenza e apparenza (dei divi musicali, ma anche delle persone comuni e delle cose), tra "chi recita e chi guarda", come ha scritto Guido Fink: Nashville, "il primo romanzo storico americano" (come l'ha definito Goffredo Fofi), il dodicesimo film diretto da Robert Altman, realizzato in sette settimane di riprese, durante le quali i ventiquattro protagonisti (che hanno avuto dieci giorni preliminari per ambientarsi aNashville) scrivono le proprie canzoni, inventano la vitadei loropersonaggi, livestono, lifanno chiacchierare, divagare, ricordare. Altman arriva a Nashville con il suo spirito e i suoi occhi sornioni, con ilcappello texano calato sulla frontee una sceneggiatura che, dalle 165 pagine scritte da Joan Tewkesbury dopo una permanenza "interlocutoria" nella città del Tennessee, si è ridotta di parecchio, rielaborata dall'aiuto regista Alan Rudolph. Altman sa che farà politica, ma mantiene lo sguardo distante dell'osservatore senza un partito preso; per lui, il candidato Hai Philip Walker non rimanda al governatore Wallace, non è né democratico né repubblicano, madi un terzo partito; Haven Hamilton, il "reuccio di Nashvllle" che canta lapatria e ilbicentenario con irrisolte aspirazioni politiche, è soprattutto uno squallidodivettocanoro con iIparrucchino color carota, una boria intollerante e "tutta la galassia ricamata sul costume" (comediceTriplette, ilportavoce diWalker);e l'assassinio finale della diva country Barbara Jean non ha un'interpretazione politica precisa. È "solo un po' di rosso". Sette anni dopo l'assassinio di Robert Kennedy e di Martin Luther King, cinque anni prima di quello di John Lennon, fuori dalla porta del suo hotel newyorkese. La politica è dentro l'intelligenza e gli occhi di Altman; la politica è nella sua sicurezza Iucida e amara di quello che iIpaese è diventato, e diventerà nei successivi vent'anni. Nashville è la sintesi del mondo vuoto e impazzito come Altman lo ha immaginato negli undici film precedenti, è la messa in scena, programmatica e folclorica, del vuoto sottostante, come Altman lo immaginerà, diciotto anni e sedici film dopo, nella California quasi post-millenaristica di America oggi. Così arriva a Nashville, con le macchine da presa che spesso riprendono le scene contemporaneamente (una in piano sequenza, le altre attente ai singoli personaggi), con il suo sistema sonoro che
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