40 CharltonHestonsulsetde // pianetadellescimmie. FotoDennisStock/ Magnum/ Contrasto. viaggio verso !'altrove di In the Mouth of Madness, lo stesso effetto- shock che prova l'uomo invisibile quando non vede più la propria immagine allo specchio. Solo facendo tacere gli specchi, solo immaginando il mondo nel buio, possiamo sperare di ritrovare anche noi gli occhiali neri di John Nada: quelli che ci mostrano i mostri dove sono davvero, sotto l'aspetto rassicurante e benevolo degli uomini di potere. Rileggendo Lovecraft, dalle parti di Providence "Quando non si vede più la differenza tra fantasia e realtà, allora le immonde creature del passato possono iniziare il loro ritorno". Le "creature" di cui si parla in In the Mouth of Madness sono senza dubbio quelle di H.P.Lovecraft. Tutto l'ultimo Carpenter è intriso di suggestioni e riferimenti che rinviano direttamente al solitario scrittore di Providence: non solo perché Sutter Cane (lo scrittore che scompare) ha qualcosa del malefico autore dei miti di Cthulhu e della storia del Necronomicon, o perché i mostri che mjnacciano Hobb's End sembrano proprio quelli di Cthulhu, ma anche perché il film contiene rimandi anche più precisi all'opera lovecraftiana. L'albergo in cui si rifugia John Trent, ad esempio, si chiama Pickman's Hotel: e Pickman, come ogni lettore lovecraftiano non può non ricordare, è il pittore (l'artista) protagonista del racconto che si intitola, appunto, Il modello di Pickman e che costituisce la vera chiave "segreta" per capire il senso del film e quello della riflessione carpenteriana sulla confusione tra finzione e realtà. Tra i maestri dell'horror moderno, Lovecraft è quello che - almeno finora - meno ha ispirato i deliri del cinema. Troppo estremi i suoi "mostri" per essere rappresentati. Troppo insostenibili le sue "creature" per diventare visibili. Carpenter non ci prova nemmeno: qualche immagine veloce di tentacoli al lavoro, una porta di legno che pulsa, ansima e cola, come pressata dalla materia organica turgida che "torna" e si espande, e nulla più. Carpenter si ferma sulla soglia: ma questo suo "tentennare" è più che sufficiente a trasmettere allo spettatore lo stesso senso di repulsione e disagio che il narratore di Il modello di Pickman instillava nei lettori. Mutazioni visive Sul le pareti del Pickman' s Hotel e appeso un quadro mutante. Le immagini cambiano col mutare degli eventi, la storica condanna del lapittura all'immobilità si trasforma inopinatamente in movimento: come se iIdipinto agognasse iIcinema o desiderasse trasformarsi in film. I personaggi di Carpenter non se ne rendono conto del tutto, rimuovono la "stranezza" di questa mutazione. Hanno perso perfino il senso del cambiamento, abbacinati come sono dai feticci dell'identico. Ma poco importa: quelle mutazioni non sono per loro, sono per noi.Conviene o no guardare nel buco nero dell'intestino filmico che John Carpenter ci pone davanti agli occhi? Fate voi. Ma prima di decidere, consentiteci di porvi almeno una domanda: vi siete chiesti, guardando il film, perché il volto dell'homeless picchiato dal poliziotto nel vicolo non si vede mai? Se sì, se già vi indigna l'occultamento dell'identità delle vittime del potere, vuol dire che avete già trovato gli occhiali giusti per proseguire le vostre esplorazioni visive del mondo. Se no, vuol dire che siete (siamo?) inconsapevolmente ciechi. Che accettiamo di vedere solo quello che il potere che mi mostra. Che la follia vi (ci?) ha contagiato. Forse, il ritorno di Cthulhu nasce proprio da qui: dalla diffusa cecità sociale di fronte al volto sfigurato delle vittime della ferocia del Potere.
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