Haprogetti? Sì.Ed è ancoraun film ambientatoqui, in Iran.Nonnellaregionedi Koker,dovehogirato E lavitacontinua e Attraversogli Ulivi e dovenon vorreitornareprimadi diecianni.Alloraperò mi piacerebberiprendereil discorsolasciatointerrottoda Attraversogli ulivi e fareunfilmsuquella giovanecoppia. Vedendoi suoi film nel loro complesso,grazie alla retrospettiva organizzatadall'ultimofestival di Locarno,mi sembracheal centrodel suo cinema ci sia come costanteuna lotta continua tra l'ordine e il disordinedelmondo.Mafilmare il disordineè piùfacile. Nonhounadefinizionesocialedell'ordine:hounadefinizioneprecisa dell'ordinee deldisordine.L'arte,con il filtroconcui guardal'ordinee il disordine,non dà una definizionesociologicadi questi due fenomeni. Qualchevoltaordineè una definizionesociale,mentredisordineè una definizionedi una volontàdell'uomoper viveremeglio.Il bambinodel film Mosafer, quellodi Dov'è la casadelmioamico? e Hosseindel film Close Up sono personaggidisordinati.Ma tutti quanti, secondome, obbedisconoa un concettopiù impo1tantedi quelloche vienemostrato. Nel suo cinema ci sono improvvisamente momenti in cui nell'inquadraturagliuominidiventanopiccolipiccoli:qualè ilsensoche dà a questescene? Ogni posto significaqualcosadi diverso,non bisognacercare un significatogenerale.C'èunproverbiochedice:"Bisognasaliresullascala eguardarelecosedalontano".Inrealtàlamacchinadapresaqualchevolta prendeledistanzedallastoriachestafilmandoperfarladiventarepiccola davanti alla grandezzadella natura.Ma le cose non si posso sempre comprenderenello stesso modo. Per esempio, nel mio ultimo film, Attraversogli ulivi, nonhaquestosignificato: lì lascenafinale,ripresa in campolunghissimov, uoldirecheipersonaggisonopresinellaloronatura. L'essere umano ritorna ai sensi. La ragazza, che si trova immersa nell'immensitàdel personaggio,si avvicinaalla naturadi se stessa.E, come risultatodelledifficoltàsociali, dà una rispostanegativaa quella disciplina,a quell'ordine,cui lei accennavain precedenza,diventando indisciplinata. Nei suoifilm in tuttii casic'è semprequalcunochedeverispondere a qualcunaltro, come se nel mondo cifosse una gerarchia.I piccoli protagonistidevonorisponderedei loroattiaigrandi,maancheigrandi, comesi vedeinGozaresh,devonorispondereaqualcosaoaqualcunodei loroatti. Sipuòdirechequestaè una scopettae nellostessotempononè una scoperta. È comeunmododi vivere,è unacosanaturalecomemangiare, dormire,è nelfunzionamentostessodel mondo.Essereresponsabiliper rispondere.Si ritornaancoraalladomandache mi ha fattopocofa. E la rispostaè: potrebbeessereunadellefo1medelladisciplina. Nei suoifilm c'è una consequenzialitàlogicafra queste cose: lo sguardo,l'apprendimento,l'azione,la responsabilitàE. fra tuttiquesti elementi,perarrivarea capire,ci sonodellepausedi contemplazione.fa partedi un suoprocessomentale? Ha vistobene. È propriocosì. Sipuòdirecheleicercaattraversoi suoifilm di creareunasuspense nel quotidiano? Per portaredavantiallamacchinada presaunasituazionereale,non bisognacercareil raccontodi unpersonaggioeccezionale.Alloraci sono situazionisemplici,momentiprecisiche si possonousareal postodella suspense.Secondomesonoquesticheportanoavantii miei film. Non li chiamerei"suspense",ma "momentiparticolari". (Intervista registrata a Cannes nel maggio 1994 e a Locarno nel luglio 1995. Ha collaborato Paolo Mereghetti) StanleyKubricksulsetde I/ dottorStranamore. 29
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