Linea d'ombra - anno XIII - n. 110 - dicembre 1995

MAGNUMCINEMA Mostra fotograficaa cura dell'Agenzia Contrasto Per il Centenario della nascita del cinema la MAGNUM PHOTOS ha messo a punto questa scelta di immagini, di cui potete vedere in queste pagine un abbondante anticipo, che, per la sua concezione e messa in opera, rappresenta uno sforzo veramente grandioso. Magnum Cinema comprende una selezione formata da oltre duecento immagini, tra bianco e nero e colore, di diverso formato e di grande impatto scenografico. Si tratta di una dellepiù importanti occasioni celebrative del cinema e della fotografia al tempo stesso: i più grandi autori-RobertCapa, Henri Cartier-Bresson,EugeneSmith,EmstHaas, Wemer Bischof, ElliotErwitt, Dennis Stock, EveArnold e decine di altri-alle prese con i protagonisti indimenticati e indimenticabili della storia del cinema, da J ames Dean a Marilyn Monroe, da Orson Welles a Gary Cooper, a Fellini, a Mastroianni, a Nanni Moretti, eccetera. Da oltre mezzo secolo i fotografi della Magnum osservano il cinema. Fondata nel 1947daRobertCapa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour, la Magnum è universalmente considerata la più prestigiosa agenzia fotografica del mondo. Il cinema rappresenta un universo del tutto speciale per la Magnum: dagli studi di Hollywood alle strade di Parigi, da Cinecittà agli sperduti set cinematografici del mondo, i fotografi della Magnum hanno sempre seguito, e documentato, la "tribù del cinema" e la sua storia. Il libro Magnum cinema è pubblicato in Italia dall'Arnoldo Mondadori Editore. Dopo essere statapertuttal' estate aRoma al Palazzo delle Esposizioni, a Milano al Palazzo della Ragione, e a Napoli al Museo Pignatelli, la grande mostra fotografica Magnum Cinema, in collaborazione con l'Agenzia Contrasto sarà nel 1996 a Firenze presso il Museo Alinari della Fotografia, e a Bologna al Museo Civico Archeologico. Amicimaestrie amori UN IMBROGLIONEPATENTATO DElMORESCHWARTSZUW.C.FIELDS traduzione di Leonardo Deho Non ebbe un'esistenza divertente, ma proprio per questo W.C. Fields era un uomo divertente. Fu un ottimo attore, quanto mai americano. Una buona biografia dedicata a Fields non dovrebbe quindi limitarsi a quel solo soggetto. Sfortunatamente, l'opera scritta da Robert Lewis Taylor è solo un'accozzaglia di aneddoti uniti da qualche punto di riferimento biografico, forse perché la discrezione e il buon gusto gli impedivano di utilizzare un buon numero di informazioni di carattere personale. Il risultato somiglia più o meno a un film di W.C. Fields, e per giunta nemmeno dei migliori. Taylor, a più riprese, ricorda diversi punti della vita di Fields che hanno alimentato il suo profondo genio comico, ma si accontenta di sfiorarli brevemente, forse per delicatezza verso coloro ancora in vita che l'hanno conosciuto, ma anche in nome di una concezione biografica ispirata ai famosi "Profili" del New Yorker che s'inseriscono perfettamente tra il fumetto e la pubblicità, restando però lontani da quegli aspetti che una biografia dovrebbe cercare di risolvere. Per di più, Taylor si sforza di essere sistematicamente spiritoso, il che non.si addice proprio al suo soggetto, dato che la vita di Taylor non presenta affatto aspetti ridicoli, a meno che con quel termine non si intenda curiosi. Taylor elenca quindi una ridda di incidenti presumibilmente esilaranti, ma risulta noioso, quando invece si vorrebbe capire perché Fields, alla stregua di molti altri attori, fosse sempre talmente angosciato e infelice, e come mai bevesse così tanto. L'umorismo assume certo un ruolo essenziale nella vita degli americani e Fields seppe usarne e abusarne con sufficiente originalità da sollevare questioni evidenti, purtroppo eluse in partenza dal metodo di Taylor. Per esempio, il padre di Fields era inglese, un cockney. A un certo punto della sua carriera, Fields incrociò il re Edoardo VII, così come Nana e altri grandi personaggi. Quell'incontro divenne motivo d'orgoglio per l'attore, che in seguito ricordava "Eddie" sempre con tenerezza. Taylor non cerca né di accostare questi vari fatti né di interpretarli, benché ali' occorrenza, come in parecchi altri campi, la loro sola diversità non sia priva di senso, e si possano eventualmente raffrontare i precedenti cockney di Fields, il suo rapporto con gli inglesi, l'uso comico che fece dei nomi e dei titoli, al dono stupefacente che gli permise di sfruttare le risorse umoristiche di un linguaggio pomposo, pretenzioso o ipocrita. Altrettanti gli aspetti legati alla comicità americana nel suo insieme, e specialmente nella sua vena e tradizione populiste, che sfruttano a piacere i discorsi della gente istruita o degli ignoranti, i gerghi o gli errori di pronuncia, insomma, i difetti di una nazione composta in parte da immigrati incolti, diffidenti di ogni cultura libresca e invidiosi della madre patria, pur temendo e disprezzando l'Europa. Fields seguiva la grande tradizione di Artemus Ward, di Mark Twain e dell'ineguagliabile Ring Lardner, mai menzionato da Taylor, ma che probabilmente influenzò Fields e da questi fu influenzato. Alcuni aspetti del genio di Fields ricordano o approfondiscono il talento che spingeva Ring Lardner a tacciare l'Atlantico di "grande stagno" oppure a ostentare disprezzo per Amy Lowell, il verso sciolto o l'opera. Del resto, Fields eLardner

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