Linea d'ombra - anno XIII - n. 110 - dicembre 1995

Jean Paul Belmondo sul set del film Storiadi un criminale. Foto Raymond Depordon/ Magnum/ Contrasto. 15 Checos'è il cinema? LOSPECCHIODELLAVITA JosephLosey traduzione di Leonardo Deho I cineasti devono interessarsi al contenuto sociale? "Devono" presuppone un obbligo. Se esiste, credo che l'obbligo sia personale, morale, individuale. Come agire, una volta che diventiamo coscienti di alcuni fatti - la fame, il fascismo, i pregiudizi razziali, le diseguaglianze di classe, la bomba H. Certo, chiunque può schierarsi dalla parte del male o della non partecipazione. Io preferisco pensare (o forse il termine "sentire" sarebbe più adeguato) che schierarmi con il progresso e con quella che chiamiamo rettitudine. Per la maggior parte di coloro che hanno una certa coscienza dei fatti e peri quali un scelta simile non è necessariamente nobile o coraggiosa, l'unica via possibile è l'onestà. Qual è il rapporto con il cinema? Io posso parlare solo in qualità di regista. Può darsi che le mie idee valgano anche per gli sceneggiatori. Gli attori, purtroppo, hanno ancora meno controllo sul contenuto dei soggetti rispetto a registi e sceneggiatori (a meno che non diventino attori-registi). II contenuto è in gran parte controllato dal gruppo che si interessa di meno: i produttori e i distributori. Salvo rare eccezioni, i produttori hanno paura del contenuto, si sottraggono alle proprie responsabi1ità nei confronti del grande pubblico, e, ancora più incomprensibilmente essendo uomini d'affari, non riescono a vedere che il "contenuto" ha sempre portato buoni incassi. Che cos'è il contenuto sociale? Non è certo necessario che sia propaganda nel senso stigmatizzato di proselitismo. Per me rappresenta un punto di vista sociale, morale se volete. Raccontare una storia con uno scopo. Non diffondere consapevolmente delle idee false, dei pregiudizi, dei concetti dannosi. Questo significa avere una certa attitudine verso la vita e accettare pienamente la responsabilità sociale che accompagna tutti i mezzi di comunicazione, in particolare i mass media. In termini pratici, nell"'industria", ciò si traduce molto spesso in problemi di censura e in soggetti tabù, vuol dire far sorgere controversie e osare esperimenti. Significa soprattutto stabilire un contatto con if pubblico, qualunque sia lo stile o l'approccio, trattando argomenti che lo riguardano, con termini e mezzi che lo toccano. Non è condiscendenza. Al contrario. È evidente che se esiste una buona comunicazione con il vostro pubblico, ci saranno anche buoni incassi. Ed è proprio su questo punto che i nostri uomini d'affari dell'industria cinematografica falliscono così spesso. È lì che vengono salvati di frequente da sceneggiatori, registi e attori che, infaticabili, implacabili, fino all'ultimo sospiro, tambureggiano le loro porte con nuove idee e nuovi approcci, reclamando passione e impegno. Il risultato finale è generalmente un compromesso, a volte addirittura un miglioramento. Ma troppo spesso le intenzioni e lo scopo sono smussati o annientati nella battaglia. Sì, anche e soprattutto dal punto di vista del produttore-distributore, i cineasti devono "interessarsi al contenuto sociale". Il tema di questo articolo è stato proposto dal capo redattore di Films and Filming. A quelli di noi che hanno iniziato negli anni

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