12 Checos'è il cinema? POESIAECINEMA Luis Buiìuel Il gruppo di giovani della Direzione di Diffusione Culturale mi ha avvicinato per chiedermi una conferenza. Anche se ho doverosamente ringraziato per l'attenzione di cui mi facevano segno, la mia tisposta è stata negativa: oltre a non possedere nessuna delle qualità necessarie ad un conferenziere, provo un pudore particolare a parlare in pubblico. Fatalmente colui che disserta attira su di sé l'attenzione generale dei suoi ascoltatori, offrendosi come bersaglio ai loro sguardi. Se si tratta di me, non posso evitare un certo imbarazzo nel timore che mi credano, ecco, un poco esibizionista. Anche se questa mia idea sul conferenziere può essere esagerata o falsa, il fatto di sentirla come vera mi ha obbligato a supplicare che la durata della mia esibizione fosse il più breve possibile; e ho proposto l'organizzazione di una tavola rotonda, nella quale si potesse discutere familiarmente, tra amici appartenenti a diverse attività artistiche e intellettuali, su alcuni dei problemi che riguardano la cosiddetta settima arte: così si è concordato il tema: "i I cinema come espressione artistica" o, più concretamente, come strumento di poesia, con tutto ciò che questa parola può contenere di significato liberatorio, di sovvertimento della realtà, di soglia attraverso cui si accede al mondo meraviglioso del subconscio, di dissenso nei confronti dell'angusta società che ci circonda. Octavio Paz ha detto: "Basta che un uomo incatenato chiuda gli occhi perché possa far esplodere il mondo", ed io, parafrasando aggiungo: basterebbe che la palpebra bianca dello schermo riflettesse la luce che le è propria, per far saltare l'universo. Ma, per il momento, possiamo dormire tranquilli poiché la luce cinematografica è convenientemente dosata e incatenata. In nessuna delle arti tradizionali c'è una sproporzione così grande fra possibilità e realizzazione come nel cinema. Poiché agisce direttamente sullo spettatore presentandogli esseri e cose concrete, poiché lo isola - complici il silenzio e l'oscurità - da quello che potremmo definire il suo habitat psichico, il cinema è in grado di coinvolgere il pubblico come nessun'altra espressione umana. Ma come nessun'altra è capace anche di abbrutirlo. Disgraziatamente, la maggior parte dei film attuali non sembra avere altra missione che questa: gli schermi sfoggiano il vuoto morale e intellettuale nel quale prospera il cinema, limitandosi a copiare il romanzo o il teatro, con la differenza che i suoi mezzi, per la loro minor ricchezza, si prestano meno ad esprimere delle psicologie; ripetono all'infinito le stesse storie che il secolo XIX si era stancato di raccontare, e che ancora si continuano a ripetere nel romanzo contemporaneo. Una persona di media cultura getterebbe via indignata il libro che contenesse qualcuno dei soggetti narrati dai più grandi film. Invece, seduta comodamente nell'oscurità della sala, impressionata dalla luce e dal movimento che esercitano sudi lei un potere quasi ipnotico, attratta dall'interesse per il volto umano e dai fulminei cambiamenti di luogo, questa stessa persona quasi colta accetta tranquillamente i topici più screditati. Lo spettatore di cinema, in virtù di questo genere o specie di inibizione ipnagogica, perde un'alta percentuale delle sue facoltà intellettive. AddutTÒun esempio concreto: il film intitolato Detective Story o Pietà per i giusti. La strutturazione del soggetto è perfetta, il RomySchneidersulsetde // processo di OrsonWelles. FotoNicolos Tikhomirof/f Magnum/ Contrasto.
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==