11 LECENTOFACCEDELCINEMA Che cosa salvare dei primi cent'anni di vita dell'invenzione dei fratelli Lumière? Che cosa ricordare? Che cosa dimenticare? Per questo "speciale cinema", a "Linea d'ombra" abbiamo messo da parte le classifiche dei buoni e dei cattivi e abbiamo invece raccolto una serie di testi che fossero capaci di illustrare le diverse potenzialità di un'arte che, non facciamo fatica ad ammetterlo, riesce ancora a stupirci e a farci appassionare. ASPETTANDOILDUEMILA GoffredoFofi Il cinema è sopravvissuto a un secolo di storia della cultura di massa e di innovazioni tecnologiche. Si è trasformato e si è diffuso, e le "immagini in movimento" (poi anche parlanti e colorate, e dopo la pellicola su magnetico, e non solo in sala ma anche in video e in cassetta) hanno allargato e non ristretto la loro area di influenza. Da esse è oggi quasi impossibile liberarsi, ci attorniano e ci assediano e inviano ossessive i loro messaggi, riempiono il nostro tempo libero, propongono la loro visione del mondo, chiedono e in qualche modo impongono il nostro consenso. Se ieri-negli anni del trionfo del cinema come primo mezzo di "comunicazione di massa", come primo concentratore elaboratore diffusore di "cultura di massa" - era il cinematografo il luogo dei nostri sogni, delle nostre identificazioni, delle nostre evasioni ma anche di tanti nostri apprendimenti, di tante nostre conoscenze, oggi esso ha mescolato la sua diversità fantastica (la sua "favola") con la nostra realtà, e nella televisione ha riunito nello spettacolo (in una brutta favola, cioè in una brutta finzione di realtà) il documento, l'informazione, l'inchiesta su un mondo che cambia, in differita o in diretta ... Luogo della realtà, la televisione? Luogo della "comunicazione", della persuasione, della menzogna anche a partire dalla realtà, da dentro una vieppiù irreale realtà. Questo ha ridato spazio al cinema, che lo aveva perduto, e pur marginalizzato, per il tramite della cattura del suo pubblico maggioritario da parte della tv lo ha liberato dall'obbligo del divertimento e dell'evasione, e gli può permettere, gli va permettendo un'evasione di coscienza migliore, potenzialmente più profonda. La maneggiabilità e pervasività delle tecniche (l'elaborazione, la produzione, la diffusione) rende il cinema più democratico, ma per fortuna nel senso di una possibile protezione e non della compressione delle culture minoritarie. Di tutto questo il cinema ora sa profittare e ora no. Il cinema lo fanno pur sempre (lo producono, realizzano, inventano, diffondono) anche perlopiù i rappresentanti delle maggioranze. Il cinema che ci si prepara, o che noi stessi possiamo contribuire a preparare, non avrà più il compito prioritario di divertire e allontanare dal pensiero e dai problemi, o di indirizzarli e plasmarli; esso può invece avere il compito e la possibilità di creare scambio e contatto, confronto e integrazione di culture, di modelli, di sentimenti. Può ancora rispondere al sogno di molti dei suoi pionieri e teorici, da arte "collettiva" per eccellenza, da arte "cooperativa" per eccellenza, anche in un ideale allargamento della nozione di autore. Arte - proprio per questo - ancora incontrollabilmente giovane. Liberare il terreno dalle erbacce del manipolato conformismo consumista, contribuire alla fioritura di talenti originali e non omologabili, all'espressione di una radicalità di intenti e di stili: dovrebbe essere questo il compito di una critica insoddisfatta della miserabile funzione che gli viene attribuita da un sistema del lo spettacolo e del la comunicazione al servizio del potere e del denaro, esaltante uno scopo dichiarato e indichiarato di consenso, esaltata nella sua vocazione servile dal suo medesimo zelo servile. Questa radicalità di insoddisfatti è ciò che-se esprimesse il più e il meglio dell'esperienza e della sua tensione in una critica dell'esistente, in una prefigurazione di rapporti liberati, in un confronto con il buio come con il mistero della realtà, in una ripulsa dall'irrealtà della mutazione forzata e accettata - è ancora possibile chiamare arte. Di quest'arte ancora e sempre si avrà bisogno. Il buon cinema sarà pur sempre, oggi e domani, minoritario; oggi e domani e molto più di ieri, quando era ancora possibile che nel sogno collettivo sostenuto dalla macchina del potere si potessero infiltrare visioni e progetti altri, in uno sforzo di concordanza tra il piccolo e il grande, tra il minore e il maggiore, tra la constatazione e il progetto. Il cinema può e deve contribuire, oggi meglio e più di ieri, alla trasformazione, alla liberazione, alla valorizzazione delle migliori nostre umane speranze. Come con l'arte, con il cinema e con i suoi autori e diffusori si deve tornare a essere molto esigenti, o, altrimenti, dimenticarlo, negarlo.
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