Linea d'ombra - anno XIII - n. 109 - novembre 1995

considerazione materialistica della storia, ma deve molto alla storia della separazione e contrapposizione tra stato e società civile tracciata dal giovane Marx. Il bersaglio principale è comunque la società di massa contemporanea con la subordinazione di ogni sfera agli imperativi del circolo vizioso di produzione e consumo. Ne discende la denuncia dei limiti dello stato contemporaneo, anche del migliore: "Quello che per noi oggi è un governo costituzionale, sia esso di natura monarchica o repubblicana, in fondo è un governo limitato nella sua autorità e nell'uso della violenza, un governo controllato dai governati. È indubbio che limitazione e controllo avvengono in nome della libertà, sia della società che dell'individuo; si tratta di arginare per quanto è possibile e necessario lo spazio statale del governare al fine di rendere attuabile la libertà al di fuori di esso. Dunque non si tratta, o almeno non principalmente, di dare la possibilità di essere liberi di agire e di essere politicamente attivi; le due cose rimangono prerogativa dei governi e dei politici di professione, che si propongono al popolo come suoi rappresentanti attraverso il sistema dei partiti, allo scopo di difendere i suoi interessi all'interno dello stato e se necessario contro di esso" (p. 53). I rappresentanti si sostituiscono ai rappresentati, soltanto simbolicamente attivi. Un potere nonviolento e orizzontale C'è dunque in Hannah Arendt l'idea di un "potere puro", di un potere nonviolento e orizzontale che non si riduce a nostalgia della polis, come ha messo bene in luce Paul Ricoeur, perché è qualcosa insieme di dimentic_atoe di attuale, perché è ciò che costituisce il proprio dell'azione, "la forza dell'essere-insieme che siamo senza vederlo", dice Ricoeur: si tratta di un potere non gerarchico (all'inverso del dominio) e non strumentale (all'inverso della violenza). Potere plurale e fragile ma virtualmente sempre presente e storicamente, a tratti, reale. Come renderlo durevole e attraverso quali istituzioni? Come non scadere nella strumentalità della fabbricazione (dall' action al work)? Come evitare che la politica diventi mezzaper? Questi sono i problemi che si pone Hannah Arendt, intrecciando in modo suggestivo istanze liberali, democratiche e libertarie. Non credo che si possano trarre da Hannah Arendt indicazioni politiche immediate. È giusto, inoltre, sottolineare "la fragilità costitutiva della politica, così come la Arendt la intende. Tale nozione, infatti, si addice per lo più al momento inaugurale della fondazione. Se l'azione politica non può essere piegata a nessun altro fine che a quello del proprio compimento plurale e discorsivo, e se la sua caratteristica è quella di 'dare inizio al nuovo' si capisce quanto ristrette siano le condizioni di possibilità di uno spazio politico autentico" (S. Forti, p. 270). Rimane, più di quanto Hannah volesse concedere, il valore di criterio ideale della sua idea di potere puro, orizzontale, comunicativo, nonviolento, contro la politica pensata come guerra , come dominio o come amministrazione dall'alto. In una tempestiva recensione a Vita activa comparsa su "Tempo presente" (ill, 1958, nn. 9-1 O), Nicola Chiaromonte, che accostava Hannah Arendt a Simone Weil e ad Andrea Caffi, indicava la funzione del filosofo-anche se laArendtdiceva di non appartenere alla cerchia dei filosofi - nello "scuotere le menti dal torpore delle idee morte, illuminare i problemi e acuirne il senso piuttosto che 'risolverli"'. Pensare da sé Denken ohne Gelander, pensare senza ringhiere, senza sponde. È la metafora che Hannah conservava per sé, una metafora personale. "Se si va su e giù per le scale, si è sempre trattenuti dalla balaustrata, così non si può cadere. Ma noi abbiamo perduto la balaustrata. Questo mi son detta. Ed è quello che cerco di fare". SUARENDT/ PIANCIOLA 7 Pensare da sé (il Selbstdenken di Lessing che elogiava ad Amburgo nel 1959, su cui ha scritto alcune belle pagine Lea Ritter Santini nell'introduzione a Ilfuturo alle spalle), pensare contro gli idoli del proprio tempo. Rifiutare l'allineamento (terribile esperienza del 1933: "anche gli amici si allineavano. Il problema, il problema personale, non era tanto quello che facevano i nemici, ma quello che facevano gli amici"). Ed è proprio quello che ci attrae inHannah Arendt anche quando non siamo d'accordo con quello che dice. Forse perché oggi siamo un po' tutti nella situazione di dover pensare senza parapetti e ringhiere, gli esempi di coraggio intellettuale sono di aiuto. Le "azzardate inversioni di idee o interpretazioni accettate di cui l'autonomia del suo Selbstdenken voleva esaminare il valore anche a costo di nuove dolorose esperienze" (L. Ritter Santini) si dimostrarono clamorosamente nelle aspre polemiche - anche da parte di vecchi amici come Hans Jonas - seguite al suo reportage sul processo Eichmann (su cui il carteggio con Mary McCarthy fornisce ulteriori elementi). Urtarono alcune tesi specifiche (la terribile "normalità" di Eichmann; la corresponsabilità dei Judenriiter nella deportazione; la su~posta copertura da parte di Ben Gurion di ex nazisti nel governo Adenauer in cambio di aiuti economici a Israele; l'insufficienza delle categorie giuridiche adoperate nel processo). Soprattutto furono sentiti come insopportabili il tono distaccato e ironico spesso presente in Eichmann a Gerusalemme e la pretesa di giudicare senza guardare in faccia nessuno. Ancora nel 1979Walter Laqueur scriveva su "Encounter": "L'Olocausto è un argomento che bisogna accostare in umiltà; quali che siano state le qualità di SAGADIEGILL kD$ P~1~.,-l,K,,1,,.._,, JensPeterJacobsen IL MONCO NIELSLYHNE pp. 112· L. 16.000 pp.264· L. 24.000 Spedizionivichin- Il romanzocheSteghe, duellie regni fanZweigdefinivail conquistati, la ricer- Werther dellasuagecadi principessera- nerazione cheha pite,tappetivolanti, affascinatoper devestimagiche:storia cennilettorie scrite fiabasisovrappon- toridi tuttaEuropa, gonoin quest'antica tra i qualiThomas I!•! 11.JIOIHA sagaislandesesospe- Manne Rilke. In safraepopeaemito. ]itilt11PRI.-\ nuovatraduzione. KnutHamsun 1 ira (;m111t~~"1 LarsGustafsson SOTTO LASTELLA SOTTOLA STORIA STORIA D'AUTUNNO STELLA CONCANE CONCANE D'AUTUNNO pp.264•Lire26.000 pp. 168· L. 20.000 Costruitacomeun PremioNobel nel ., giallo,conlasuspen1920,KnutHamsun sebrillantemente teapreconquestoro- nuta, la riflessione manzo,primaparte moraledi Gustafsdellacosìdetta"tri- sonsullanostracivillogiadelviandante", tà diventain questo lafasepiùstruggente ultimoromanzoun e riflessivadellasua JTT1{t11.l'.\ potente,intrigante parabolacreativa. thrilleresistenziale. Via Palestro, 22 - 20121 Milano - Tel. (02) 781458 Fax (02) 798919

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