Linea d'ombra - anno XIII - n. 109 - novembre 1995

scrive un dramma che Hans Henny Jahn candiderà senza sucesso al premio Kleist, il più alto riconoscimento dell'epoca. Poi, nella travagliata epoca dell'austrofascismo, Drach sceglie la strada dell'isolamento, rifugiandosi nel secolare palazzo di famiglia a Modling, dove esercita la professione di avvocato. Dalla non proprio idilliaca vita di provincia sarà strappato solo nel '38, costretto alla fuga da Hitler e dall'antisemitismo. A Nizza, con l'occupazione nazista della Francia, Drach finisce in un campo di concentramento, dal quale riesce tuttavia a tirarsi fuori mascherando la sua vera identità. Dopo rocambolesche avventure, lo scrittore sarà tra i pochi intellettuali ebrei a tornare dopo la guerra in Austria, dove, con grande fatica, rientrerà in possesso dei suoi beni (di questi accadimenti narrano due straordinari testi autobiografici: Z.Z. das ist die Zwischenzeit e Unsentimentale Reise). Dalla Francia Drach ha però portato con sé gli appunti per il suo capolavoro: Das grafie Protokoll gegen Zwetschkenbaum. Per pubblicarlo, tuttavia, Drach dovrà aspettare ancora a lungo, fino al 1964, quando con grande scalpore, una casa editrice di Monaco ne annuncia l'uscita come primo volume delle sue opere complete. Drach, completamente sconosciuto, aveva già 62 anni. Al centro del romanzo vi è la figura di un ebreo orientale seguace del chassidismo, Schmul Leib Zwetschkenbaum, accusato del furto di susine (e Zwetschkenbaum in tedesco significa proprio "albero di susine") e finito per questo nella macchina della giustizia austriaca durante e dopo la prima guerra mondiale. Zwetschkenbaum attraversa gli inferi del consorzio civile passando per carceri, tribunali e manicomi in cui dimora una specie umana abbrutita e grottesca, per poi cadere nelle mani di uno sfruttatore senza scrupoli e concludere la sua iniziazione sociale come inconsapevole ricettatore. Ancora una volta, come in tanta letteratura ebraica, I '"ingresso nella storia" coincide così con la disintegrazione dell'individuo. Anche il romanzo di Drach traccia insomma quella parabola negativa dell'assimilazione che è motivo ricorrente nei romanzi di Joseph Roth. Ma invano si cercherà in Drach quella nostalgia di un mondo perduto che costituisce il fermento dello scrittore galiziano. E più che a Giobbe, Zwetschkenbaum sembra somigliare ad Abele in un mondo dominato dalla legge di Caino. L'eccezionalità del libro risiede comunque nella particolarità della narrazione, svolta nella forma impersonale e burocratica di un protocollo giudiziario. Il tedesco di cui Drach virtuosamente si serve-in questo come in altri suoi "verbali", grandi e piccoli - è quello delle aule dei tribunali, con un uso magistrale del discorso indiretto che anticipa la prosa matura di Bernhard. Un linguaggio çhe sembra materializzare il cinismo del meccanismo sociale. E che questa prosa rappresentasse un punto di svolta della letteratura tedesca, capace di rendere la brutalità della storia e insieme l'ingenuità dell'esistenza, lo capirono critici di palato fine, ben prima della riscoperta di Drach a opera del premio Btichner. Con il titolo Il verbale il capolavoro di Drach uscì anche in Italia nel 1972 su iniziativa di Claudio Magris, nella traduzione di Luigi Forte e con una prefazione dello stesso scrittore triestino. Ma l'infelice luogo di pubblicazione- una collana di narrativa, poi abortita, di una casa editrice scolastica-e il diverso orizzonte culturale di quegli anni nocquero al libro, che praticamente non ha mai circolato. Né Drach è stato mai rilanciato nel nostro paese dopo la sua riscoperta, nonostante l'interesse di qualche intelligente redattore. Troveranno ora i nostri editori, così solerti a riscoprire Leon Bloy, anche il coraggio di pubblicare post mortem le opere di un grande e scomodo ebreo? Ad Albert Drach, in ogni caso, non saranno mai riservati gli onori di un centesimo compleanno. Alberi Drach IIE" AUSTRIA/ DRACH 63 PROTOCOLLO SUUNGIUDICE traduzione di IsabellaBellingacci Di tutte le congiunzioni, la parola "e" era la più odiosa per il giudice Alois Balduin Huntzinger scomparso da casa ormai da tre giorni senza alcuna motivazione. Questo almeno risultava dai fogli sciolti e sparsi ritrovati, in un cassetto della scrivania rimasto aperto, dalla sua governante Antonia Muckenhuber. Il giudice dava anche successivamente una particolare spiegazione a questa sua opinione, e cioè che quella "e" congiuntiva ponesse denominazioni, asserzioni e definizioni in una correlazione che in realtà non sussisteva affatto e che, anzi, spesso servisse a indebolire o addirittura ad appianare illusoriamente le differenze tra opposti. Persino nel1'esperanto dell'ebreo polacco Zamenhof, nel quale vengono accolti i vocaboli essenziali delle lingue principali, questo non sarebbe avvenuto per la "e". Al suo posto si era stati costretti a scegliere la parola greca "kai", sebbene ci sia una tendenza generale a non voler più insegnare tale lingua neppure nelle sue vecchie forme, e a limitarne l'uso nella terra d'origine, là dove essa non sopravvive negli etimi delle parole colte. Una simile esplicita esposizione di un'opinione, che per di più si riferiva a un concetto quasi astratto, era tanto più rimarchevole nel giudice scomparso, in quanto egli non era affatto,un chiacchierone, non si confidava con nessuno e fondamentalmente si asteneva dal mettere per iscritto cose personali. Inoltre quel giorno il cassetto della sua scrivania era rimasto aperto, cosa che con il suo amore per l'ordine e la sua riservatezza non avveniva mai. E comunque alla Muckenhuber, da lui assunta tre anni prima, egli aveva sempre comunicato le sue temporanee assenze almeno un giorno prima. A seguito della sparizione del suo datore di lavoro, a suo dire assolutamente inesplicabile, ella portò quindi alla polizia anche quei fogli e confessò arrossendo di averli presi, è vero, senza autorizzazione, ma spinta però dalla preoccupazione per l'inspiegabile assenza del suo padrone. Li aveva presi dal cassetto di costui, dove di solito non aveva accesso. Al posto di polizia non seppero cosa fame, ma si rivolsero alla presidenza e poi all'ufficio del personale del luogo di lavoro del presunto scomparso, dove dichiararono di essere già a conoscenza dell'assenza del giudice, di aver provveduto subito alla sua sostituzione e di non essere autorizzati a dare ulteriori informazioni; tutto era comunque in regola. Con ciò, per il momento, il caso in alto loco sembrò chiuso. Né era possibile ottenere informazioni da altre persone, poiché il giudice privatamente non frequentava nessuno e, durante l'intero periodo di servizio della Muckenhuber, non aveva mai ricevuto visite femminili. Tuttavia la preoccupazione della Muckenhuber continuò a crescere col perdurare dell'assenza del giudice e della mancanza di qualsiasi notizia su dove fosse finito. A suo dire la comunicazione alla magistratura poteva essere servita per far piazza pulita di ogni

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