58 AUSTRIA/ WATERHOUSE fa né caldo né freddo, i registi invece si disperano, perché non sanno cosa fargli fare, per dieci minuti, in palcoscenico". In una situazione teatrale teoricamente a dir poco ideale come quella austriaca (amore del pubblico per il teatro, grandi mezzi per la cultura, sano regime di concorrenza fra i teatri, prolificità degli autori e loro interesse per la scrittura drammatica, ottimi attori) sarebbe auspicabile un adeguato impegno critico da parte degli operatori culturali. Abbiamo detto dei direttori di teatro, ma non si può dimenticare la responsabilità della figura - istituzionale nel mondo di lingua tedesca - dell'addetto alla drammaturgia, che in ogni teatro affianca il regista (e l'autore); e l'altrettanto grande responsabilità degli agenti-editori, evidentemente più interessati a far quadrare i conti nell'immediato piuttosto che a investire in rapporti certo più complessi e delicati con gli autori per indirizzarli verso creazioni più adeguate alle esigenze del teatro. Peter Waterhouse CRONOSTASVI IENNESE traduzione di Luigi Reitani Nato nel 1956 a Berlino, ma cresciuto in Austria, Peter Waterhouse si è affermato dieci anni fa con il volume di poesie Passim, con il quale poneva nuovi accenti nel campo della lirica di lingua tedesca. Da allora la sua attività si è andata diversificando nel campo della prosa lirica (molto bello il volume Blumen, 1993), del teatro spe1imentale e della traduzione (ha tra l'altro collaborato alla prima traduzione delle poesie di Andrea Zanzotto in tedesco; sua anche la versione del Diario di Hopkins). Il suo ultimo libro Verloren ohne Rettung è stato pubblicato dalla casa editrice Residenz di Salisburgo. Il cielo è un buon tappeto. I piedi camminano sulleproprie suole. Lì sta Vienna. La testa è all'ultimo piano del collo. Le gambe sono scale. Appoggiate alle case. Un uccello è un uomo in quota. I fiumi quasi stivali di gomma. Le scarpe missili o suppergiù. Vienna sfreccia. La bocca è un portone: piselli in visita. Il giornale è un autobus a notizie. L'automobile un cappello da viaggio. Camminare vuol dire: i passanti si lacerano in parte. Salutando porgiamo una mano non adesiva. Quando sembriamo pomodori mangiamo pomodori. Il ginocchio è un mezzanino.L'aereo nel cielo una calza di seta. Nella lingua ringiovaniamo si avrà presto bisogno di latte. Il cielo è un non-nato. Non si dovrebbe lasciare così la testa per strada, con questo erotismo. Quale dolce brezza ancora ci ama? Con la città è bene legarsi inmatrimonio. Una bocca è mrne volte una bocca. Quanto poco si parla delle vetrine. Notte. La notte è un giorno senza ragioni stringenti per la luce. Restiamo uomini di cuore, campanili. Così il tempo si ferrna. da Passim, per gentile concessione della casa edirice Rowohlt. Emst Jandl ALTROVE OPERAPARlATINASETTSECENE traduzione di Nanni Balestrini Tra i maggiori protagonisti dell'avanguardia austriaca negli anni Cinquanta e Sessanta (la sua raccolta di poesielaut und Luise è in assoluto tra le più importanti del dopoguerra), vicino alla fondamentale esperienza della Wiener Gruppe, Ernst J andl, nato a Vienna nel 1925, ha pubblicato nel 1979 uno straordinario testo teatrale, Aus der Fremde (Altrove), che ritrae la "giornata di uno scrittore" dai chiari tratti autobiografici, servendosi però interamente dell'effetto straniante del la terza persona, dell'articolazione in blocchi di terzine e- soprattutto - del congiuntivo (qui tradotto con il condizionale) che esprime in tedesco la forma del discorso indiretto. Altrove è stato tradotto da Nanni Balestrini per l'editore Campanotto di Udine, che qui ringraziamo per la cortese anticipazione. terza scena - dal mattino al tardo pomeriggio: lui lui: solo le sei e mezza maledetto rumore di piccioni 2 solo le sette e un quarto maledetto frastuono di bambini 3 fra poco suonerebbe la sveglia lui la interromperebbe 4 nove meno un quarto non avrebbe la capacità di alzarsi 5 nove e mezza si rigirerebbe nel letto tutto sudato 6 si tirerebbe su (a letto: rumore di piccioni dafuori; guarda l'ora) (frastuono di bambini da sopra) (interrompe la sveglia prima che suoni) (guarda l'ora)
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