~ n I V o o m o """""l V 6 N t ,, l SU~hlrm i V o ~ m C.\'l ] t' e ~ L.tndlmtte ::J Cl) V ..e -~ o ~ m ..... 5 :~ t lclukafa scritti mescolando tragico e comico, i più diversi piani linguistici e i piani della realtà e della fantasia. Per la sua scatenata immaginazione negli anni Settanta Martin Esslin vide in lui uno Ionesco alpino e tradusse i suoi testi perii mondo anglosassone. Negli ultimi anni le invenzioni di Bauer sono divenute sempre più rutilanti e sempre meno vigorose. E il pubblico mostra di non gradire particolarmente: dopo un fiasco al Burgtheater con Herr Faust spielt Roulette nel 1987, Bauer ha dovuto accontentarsi di debutti in provincia o al piccolo Schauspielhaus di Vienna. Anche Peter Handke (nato in Carinzia nel 1944) è un caso a sé. Nel l'attuale panorama teatrale austriaco egli resta infatti la voce più interessante e originale. Nonostante ciò i suoi testi non riescono a fare breccia nei cartelloni. Veri e propri felici fallimenti, i drammi di Handke sono da sempre degli autentici es peri menti. Sempre riuscendo a mutare prospetti va, fin dal suo primo Insulti al pubblico nel 1966, il più elitario autore danubiano ha sistematicamente esplorato nuove vie e cercato di concretizzare visioni assai originali. Ma i suoi testi non reggono la scena. La riflessione sul mezzo teatrale, l'attenzione all'elaborazione linguistica, all'estetica di uno stile inimitabile non lasciano spazio al la tensione drammatica e al l'intreccio. Anche i personaggi restano per lo più dialettici ma esangui portavoci dell'autore. Allo spettatore non è dato dimenticare di assistere a un esperimento che richiede tutta la sua concentrazione per essere recepito correttamente. L'effetto è quasi sempre quello di un intrigante, ma nel complesso faticoso esercizio intellettuale. Il suo affezionato mentore Claus Peymann metterà in scena comunque un suo nuovo dramma nel corso della stagione I9941995. Sarebbe necessario almeno accennare alla produzione di Barbara Frischmut, Friedrich Zauner, Lotte Ingrisch, Gustav AUSTRIA/ FORADINI 57 Ernst, Marlene Streeruwitz, ma ciò eccederebbe i limiti di questa esposizione. Inevitabile è però affrontare il ruolo svolto dai teatri viennesi nel lo sviluppo della drammaturgia austriaca contemporanea. Su una media annuale di circa 5 milioni di spettatori nell'intero territorio nazionale, 4 (di cui circa 3 per la prosa) vengono registrati a Vienna, dove le imprese di spettacolo riescono a vendere giornalmente oltre 10.000 biglietti. Il pubblico della capitale, popolata da 1,6 milioni di abitanti, può dirsi dunque interessato frequentatore di teatri e sale da concerto. Da qui la necessità di un'offerta assai varia nei cartelloni, con numerose produzioni a stagione, sia di classici che di novità. Nel variegato panorama viennese, essenzialmente tre imprese teatrali forniscono i maggiori impulsi in tal senso: il Burgtheater, primo teatro nazionale austriaco, diretto da Claus Peymann; il Volkstheater, diretto da Emmy Werner e i1piccolo Schauspielhaus di Hans Gratzer. Se a quest'ultimo, pericolosamente votato a cartelloni di sole novità, restano assai spesso le briciole, pur tuttavia gli va ascritto il merito dell'affermazione di Werner Schwab, benché l'ultimo e più riuscito allestimento dell'autore Die Priisidentinnen, sia dovuto al Burgtheater. Il Volkstheater è naturalmente votato al teatro popolare e persegue da sempre una politica di promozione degli autori nazionali. Qui sono stati allestiti Turrini e la Jelinek, prima di passare al Burgtheater. Qui vengono allestiti Mitterer, Jonke, la Frischmut, la Streeruwitz, Gustav Ernst, Wolfgang Bauer. Dal canto suo, Peymann, oltre ai succitati Turrini e Jelinek, dà massiccio spazio alla drammaturgia contemporanea, così come esige il suo incarico: da Bernhard quando era in vita (una disposizione testamentaria dell'autore proibisce in Austria fino allo scadere dei diritti qualsiasi nuovo allestimento di suoi testi) a Bauer a Tabori a Handke (di cui Peymann ha tenuto a battesimo quattro drammi in Germania e due a Vienna), giù giù fino a Gabriel Barylli e André Heller. Se lo Schauspielhaus ha un budget risicato, che lo pone di fatto in posizione subalterna, Burgtheater e Volkstheater si trovano non di rado a competere sugli autori e sul numero di novità proposte, benché il teatro di Emmy Werner non abbi'a sempre margini sufficienti per combattere col Burgtheater per l'acquisizione dei diritti su testi voluti a tutti i costi da Peymann. È perciò di fatto quest'ultimo che detta le regole del gioco e con una politica zelante quanto dissennata sta contribuendo a spingere la pur vitale drammaturgia austriaca in un vicolo cieco. I I sovrintendente e regista tedesco ama le imprese impervie e i conflitti, e nutre un rispetto assoluto per gli autori che ammette nella propria squadra, col risultato di trascurare una delle sue funzioni di direttore-quella di filtrare con i suoi collaboratori i testi più promettenti per il buon andamento del teatro, sia in senso aitistico che manageriale - e quella più propriamente registica di collaborazione con l'autore, per portare in scena un testo al suo meglio, dunque con le necessarie modifiche. Sapendo di poter disporre di mezzi enormi, Peymann mette invece in scena di fatto qualsiasi manoscritto degli autori prescelti, alimentandone così il disinteresse per le esigenze del palcoscenico. Come ha ammesso candidamente Elfriede Jelinek in un'intervista a "Die BUhne" (5/1991): "Devo ammettere che per le mie commedie non mi preoccupo minimamente del palcoscenico. Io voglio far passare lamia visione personale( ...) Bisogna distinguere fra i drammaturghi che si mettono al servizio della scena e gente che( ...) scrive letteratura. Questa può risultare anche molto efficace in palcoscenico, ma alla fin dei conti si tratta sempre di visioni letterarie molto private. (...) Succede che in una commedia io dimentichi magari un personaggio perché a me interessa solo quel che dicono. E allora quello se ne sta lì per dieci minuti, e a me non
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