torre antiaerea lasciarono confusi tutti coloro che videro i provini. Il film avrebbe dovuto chiamarsi Estere HeinzAmann, ma "durante la lavorazione restammo senza soldi". Arnann era pieno di debiti e riuscì a liberarsi degli impegni presi solo vendendo tutto ilmateriale al collezionista viennese Willi Kauss. Arnann abbandonò definitivamente il progetto Ester quando, a partire dal 1974, prese a impegnarsi in diversi gruppi politici. Il materiale andò perso: accanto alle nuove produzioni del- !' avanguardia Willi Kauss aveva conservato nella sua soffitta anche vecchie pellicole di celluloide che nel 1977s'incendiarono e l'intero deposito, con i più interessanti documenti della cultura cinematografica austriaca, andò in fumo. È una storia di molti: nel 1988, l'anno del cinquantennale dell 'Anschluss, una giornalista austriaca prese a interessarsi di cosa ne fosse stato di Heinz Arnann, di Fritz Bermann e della sua opera, di Egon Katz. Anne Senfer aveva sentito parlare di Ester e di Hermann Band, che era morto da poco, in un noto locale del centro. Dopo accurate ricerche la Senfer riuscì a rintracciare Egon Katz cinquantadue anni dopo la sua fuga dall'Austria. Egon Katz viveva aBrooklyn, un vecchio decrepito. Per conto del settimanale "Profil" andò a visitare lo scrittore. Il tentativo di intervistarlo fallì in un primo momento per il suo rifiuto di parlare tedesco e solo con un interprete la Senfer poté visitarlo. Dopo Ester Katz non aveva più scritto una sola parola, aveva fatto fortuna in America con una fabbrica di pantaloni e ora viveva di una piccola rendita. Il vecchio scrittore affascinò subito la giornalista. Dimorava in un appartamento in uno stato di disordine e di abbandono ed era noto nello stabile come "il filosofo della soffitta". A nessuna delle domande su Ester volle rispondere: replicava con frasi enigmatiche. L'interprete era disperato e bisbigliò alla Senfer che il tipo non era normale. A una sua domanda sul libro rispose sorridendo: "I don't sell books. I sell trousers. Everybody needs trousers. You want pants?" Se riusciva a ricordarsi del contenuto di Ester, se voleva parlare di Fritz Bermann, che cosa pensava dell'Austria nel 1988, gli chiedeva. "Commemorare vuol dire dimenticare", rispose Katz. L'articolo della Senfer uscì con questo titolo, sollevando la questione di come mai nessuno avesse fino ad allora pensato a Egon Katz, nessuno avesse cercato la sua opera, di come mai l'Austria ufficiale non l'avesse mai ricordato. L'articolo deflagrò nel bel mezzo delle commemorazioni, suscitando l'interesse dell'opinione pubblica. Venne organizzata una raccolta di firme per Egon Katz, fondato un comitato, l'assessorato competente promise di occuparsi della cosa. La faccenda sembrava quasi dimenticata quando apparve un secondo articolo in un prestigioso quotidiano tedesco: Hans Winter, un rinomato crititico culturale, sosteneva qui che l'esistenza di un romanzo Ester si sarebbe fondata su una mistificazione. Secondo nuove ricerche Egon Katz già a Vienna sarebbe stato un sarto di pantaloni - dopo tutto non privo di talento - Fritz Bermann un semplice appassionato di musica e non un compositore, e in quanto a Herbert Band anche prima della guerra non avrebbe avuto voce. È una storia di molti: solo dopo quest'articolo la piccola comunità a favore di Egon Katz divenne un indignato movimento contro la diffamazione dello scrittore e dell'irrintracciabile compositore Fritz Bermann. Persone che diversamente non mettevano piede in faccende culturali, presero pubblicamente posizione. Dopo l'articolo il movimento non fu più guidato dalle stesse persone e sembrava che molti fossero contenti di poter rendere onore a uno scrittore di cui non dovevano neppure leggere un libro. Non proprio d'aiuto risultò in questo contesto una dichiarazione del borgomastro di Vienna, riportata su tutti i giornali: "finalmente uno scrittore che non si diverte a ingiuriare Vienna. Questo non ce lo lasciamo scappare". AUSTRIA/FORADINI SS È una storia singolare: un dibattito televisivo si occupò del caso. Al Burgtheater vi fu una matinée per Egon Katz. Una fiaccolata silenziosa lungo il Ring diede il contributo finale: settemila persone sfilarono per strada per lo scrittore. Egon Katz venne invitato a Vienna per una cerimonia, per il conferimento della croce di merito della Repubblica. La manifestazione - con il motto "commemorare vuol dire dimenticare" - si svolse in presenza delle massime autorità dello stato. Il ministro competente tenne il discorso celebrativo: "Oggi non siamo qui solo per rendere onore a un esiliato, per rendere omaggio all'austriaco fuori dalla patria Egon Katz. Noi siamo qui per l'opera della sua vita, per la sua arte letteraria, e in particolare per il suo fondamentale romanzo Ruth". Dalla prima fila si percepì un risolino senile, una specie di belato. copyright dell'autore, 1995 Flavia Foradini LASCENAAUSTRIACA ENTROPDIAELTEATRDO'AUTORE Con i suoi soli sette milioni e mezzo di abitanti, la piccola nazione danubiana fornisce impulsi costanti al teatro dei paesi di lingua tedesca Dispone di un pubblico potenziale di quasi cento milioni di spettatori tuttora assidui, serviti da oltre centocinquanta teatri stabili e decine di imprese private di spettacolo. Per consuetudine molti prosatori e poeti scrivono con regolarità per le scene e la collocazione dei loro testi sul mercato è pressoché automatica: il pubblico dei teatri è stanziale, i cartelloni sono perlopiù a repertorio, cosicché i sovrintendenti non possono non proporre almeno un paio di novità a stagione. Nei paesi di lingua tedesca un testo può così vedere la luce del palcoscenico contemporaneamente in diversi teatri e restare in programma per diverse stagioni. In ambito germanico la concorrenza si gioca fra i teatri, mentre nella corsa alle scene agli autori resta il compito di concentrarsi sulla sostanza drammatica e sul linguaggio. Se quanto detto sopra vale per l'intero ambito di lingua tedesca, sfumando i confini nazionali è sulle tematiche e sullo stile che spiccano le differenze tra teatro tedesco, svizzero e austriaco. L'attuale drammaturgia austriaca pare svilupparsi lungo due direttrici fondamentali: da un lato un rapporto viscerale con la patria e/o con il linguaggio, frutto di un confronto ancora aperto sia con la storia recente (la meravigliosa fioritura artistica interrotta dal declino dell'impero prima e dal nazismo poi) che con le fondamentali esperienze delle avanguardie poetiche austriache. Dall'altro, un solido artigianato schiettamente teatrale. Esempio lampante del primo aspetto: quel Thomas Bernhard che con la sua scomparsa ha lasciato una voragine. Celebre è ormai il suo rapporto di amore-odio con l'Austria e i suoi cittadini, assurto a tema centrale della sua produzione drammatica. Agganciandosi naturalmente alla tradizione, Bernhard doveva inoltre la buonaesportabilità (non solo in lande germaniche) dei suoi drammi, in primo luogo a trame solide,
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==